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Il caso della tessera che non c’è

Sul Corriere della Sera un articolo di Roberto Stracca sulla tessera del tifoso, al centro dell'interesse degli appassionati di calcio.

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Sul Corriere della Sera un articolo di Roberto Stracca sulla tessera del tifoso, al centro dell’interesse degli appassionati di calcio.

A Napoli, piazza caldissima, il questore ha lanciato un allarme forte e chiaro: «Qui la tessera del tifoso non l’ha richiesta nessuno». E c’è timore visto che la trasferta di Firenze di domenica è aperta soltanto ai possessori della card. A Udine c’è chi ha fatto la card nonostante qualche problema kafkiano (per gli austriaci che tifano bianconero, perché non avevano il codice fiscale in quanto non residenti…). Ma 3 mila tessere non saranno pronte per la gara con il Genoa. A Pisa c’è grande paura per la gara casalinga del 5 settembre: l’ultima volta, infatti, sono volati sputi e minacce tra i fan nerazzurri pro-tessera e i contestatori. Spaccato della spaccatura che vive il mondo del tifo: duri e puri contro allineati, bollati come «servi dello stato» o «ultras profit», perché non hanno voluto rinunciare per una battaglia ideologica al business della curva.

Forse sarà la panacea del problema della violenza negli stadi (già, ma negli autogrill, nelle stazioni, negli incroci pericolosi?). Forse, dopo decenni di lassismo in cui si è voluto confinare nello stadio, e nella fattispecie nelle curve, il conflitto antagonista giovanile tipico della società contemporanea, è l’inizio di un’inversione di tendenza. Anche ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, contestato violentemente dai tifosi dell’Atalanta alla Festa della Lega Nord ad Alzano Lombardo (lancio di petardi, scontri con la polizia e diversi agenti feriti il bilancio della serata), si è dichiarato «soddisfatto» per la partenza del progetto. Ma la «tessera del tifoso» rischia, nel breve periodo, di alimentare i problemi anziché risolverli.

Il primo dato concreto è che ancora meno gente andrà allo stadio: gli abbonamenti segnano una flessione del 20%. Un dato allarmante per il malandato calcio italiano. Per libertà di scelta, anche chi non è ultrà e non ha mai pensato di esserlo nella vita, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, c’è chi non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva.

Se il fine della tessera, invece, è creare il tifoso ufficiale, eliminando quella sacca di gruppi violenti, politicizzati (già ma sotto le elezioni hanno sempre fatto comodo a tanti politici…), legati alla criminalità organizzata, il risultato immediato è stato spingere nella sfera dell’antagonismo e del non-controllo una serie di gruppi borderline, vivaci, non esattamente dei boyscout, ma con cui c’era dialogo da parte delle forze dell’ordine. E che soprattutto erano conosciuti e riconosciuti. Il rischio è che le curve (dove il processo di erosione dei leader riconosciuti era già in stato avanzato) siano sempre più regno di «cani sciolti», che compreranno, volta per volta, il biglietto, che magari viaggeranno in maniera anonima e incontrollata (una volta si sapeva chi e da dove partiva), visto che la «tessera del tifoso» è obbligatoria per accedere al settore ospiti nella gare fuori casa. Ma, se come è accaduto in passato già per partite in cui il settore ospiti era chiuso, i tifosi ospiti (come fecero i Grifoni in occasione di un Roma-Genoa destando al loro arrivo non poco allarme) comprassero i biglietti di un altro settore, che cosa potrebbe succedere.

I sindacati di polizia hanno già lanciato l’allarme. Dopo Inter-Roma di Supercoppa (gara per cui l’ex sottosegretario all’Economia, Paolo Cento, ha duramente criticato il ministro Maroni per la gestione dell’ordine pubblico visto che nerazzurri e giallorossi erano a stretto contatto), Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il sindacato indipendente di polizia: «È assordante il silenzio di Federcalcio e Lega. Il ‘‘governo del calcio’’ tace. Tace perché poi, quando il rischio diventerà emergenza, a contrastare il fenomeno ci saranno sempre gli uomini e le donne delle Forze di Polizia costretti a combattere una vera e propria battaglia».

Da sabato, poi, la Lega dovrà verificare se gli accessi privilegiati e le altre agevolazioni per i possessori delle tessere saranno veri o mere promesse dei club. Ma il vero nodo sarà capire se veramente a chi ha la tessera sarà possibile andare in quelle trasferte che da anni sono vietate: Napoli, solo per fare un esempio, per i romanisti. Il Milan è il club modello per adozione della card (l’hanno spedita anche a chi è transitato una volta per caso da San Siro). Ma l’anno scorso per scongiurare l’arrivo a Genova dei rossoneri in possesso della card si decise di giocare Genoa-Milan, gara ad altissimo rischio, a porte chiuse con forte irritazione degli abbonati rossoblù. Così accadrà per Nocerina-Cavese di domenica. Gara di Prima Divisione, dove l’adozione della tessera del tifoso è un vanto. La prefettura di Salerno ha deciso la disputa a porte chiuse. Anche per chi ha la tessera. E le società hanno fatto ricorso: benvenuti in Italia.

Roberto Stracca

 

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Commenti

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  1. Scritto da Marino B.

    Complimenti a Roberto Stracca.
    Ha perfettamente ricordato e riassunto il motivo,molto probabile,per il quale i tifosi atalantino hanno manifestato contro il ministri Maroni considerato il padre”padrone”di questa norma ….Antidemocratica.?.?.?