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Pazzini crea, la Samp distrugge

L'ex atalantino sigla la doppietta iniziale ma non basta per assicurare la qualificazione, passa il Werder nonostante il ko per 3-2.

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Assaporare il gusto del trionfo, sentire il profumo di Champions e poi crollare, sotto i colpi degli avversari e della propria stanchezza. È quello accaduto questa sera alla Sampdoria, eliminata ai supplementari nei preliminari della competizione europea con una vittoria (3 a 2) contro il Werder Brema che non basta a capovolgere il risultato dell’andata. La gara della Samp ha ricordato per 45 minuti una trionfale cavalcata, con i tedeschi schiantati sul piano della corsa, della tattica, dell’entusiasmo, del cuore e dei gol, ma poi si è trasformata in una sofferta e trepida attesa del fischio finale, con l’amaro servito proprio al momento di gustare il dolce sapore dell’impresa. Come all’andata per i sampdoriani, così al ritorno per i tedeschi, nel finale è arrivata la speranza e nell’over time anche la qualificazione. Gli uomini di Di Carlo hanno poco da recriminare, se non un pò di sfortuna (l’infortunio di Tissone dopo soli 7 minuti dal suo ingresso in campo) e l’ancora precaria condizione fisica. E proprio la differenza atletica è risultata determinante per il risultato finale. L’inizio dei blucerchiati è di quelli che non perdonano. Dopo un primo brivido su colpo di testa di Frings, solo in area, finito a lato (4′), i genovesi prendono le misure dell’avversario e cominciano a spingere, portando Cassano alla conclusione alta (7′) e poi Pazzini alla realizzazione dopo appena 1 minuto. Il vantaggio mette le ali ai genovesi che non concedono spazi ai tedeschi, raddoppiando le marcature, pressando, chiudendosi con efficacia e ripartendo con improvvise incursioni sulle fasce. Lo splendido raddoppio di Pazzini è la logica conseguenza di un gioco tutto cuore e testa, con la Samp pronta a sfruttare il minimo errore degli avversari e a riportarsi in avanti. Il Werder non riesce ad organizzare la sua azione, sebbene il tecnico Schaaf provi a mischiare le carte concedendo al velocissimo Marin di svariare su tutto il fronte di attacco e chiedendo a Pizarro di affiancare in avanti lo spento Wagner. I tedeschi, dimostrando di patire terribilmente la pressione dei padroni di casa, cercano a fatica di prendere l’iniziativa, puntando soprattutto sulla sua proverbiale fisicità. Ci prova Borowski (24′), su angolo da destra, ma Curci è attento. L’unico che riesce a contrastare lo strapotere atletico dei tedeschi è ancora e sempre Pazzini che al 40′ fa gridare nuovamente al gol con una deviazione di testa che sembra destinata in fondo al sacco, ma Fritz respinge sulla linea. Con il doppio vantaggio e la qualificazione in tasca, i blucerchiati cambiano nel secondo tempo impostazione alla loro gara, cercando di amministrare il successo. Ma lasciare l’iniziativa al Werder si rivela un grosso errore, tanto più che le forze dei blucerchiati cominciano a venir meno. Cassano, discreto nella prima frazione di gioco, sparisce completamente dal campo, dimostrando una preparazione fisica ancora precaria. Ma è tutta la Samp a soffrire, le gambe dure e le idee annebbiate dalla fatica. Il ruolo di guastatore tra le fila dei bianco verdi è ricoperto dal velocissimo Marin che sulla fascia sinistra fa ammattire Semioli e Stankevicius e proponendo una infinità di cross per le sue torri,. Schaaf intuisce le difficoltà degli uomini di Di Carlo e manda in campo prima Arnautovic e poi Rosenberg (per l’infortunato Wagner), passando così ad un disperato 4-3-3. La Samp subisce, soffre, ma sembra reggere. Trova persino l’acuto, realizzando il 3 a 0 con un tocco magico di Cassano. Ma proprio come all’andata con Pazzini, autore del gol della speranza, questa volta sono i tedeschi che allo scadere vedono premiata la loro fiducia: gol di Rosenberg e si va ai supplementari, 30 minuti di calvario per i blucerchiati, ormai a pezzi, 30 minuti di euforia per il Werder che colpisce traversa (3′) ed palo (15′), manco a dirlo con Marin, e poi pesca jolly e qualificazione con il suo «italiano», Pizarro.

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