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Santiago, una diga accorcia il cammino

Sarà allagato un tratto dello storico percorso dei pellegrini. Da spostare anche due fonti e due ponti.

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Quattro chilometri e duecento metri del Cammino di Santiago saranno sommersi dall’acqua. Il governo spagnolo ha dato il via libera al controverso innalzamento della diga di Yesa, sul fiume Aragón, nei Pirenei, alla frontiera tra Navarra e Aragona. La decisione, pubblicata dalla Gazzetta ufficiale alla vigilia di ferragosto, chiude un dibattito durato 18 anni con un compromesso: la diga crescerà di 10 metri in meno rispetto a quanto inizialmente previsto. Dai suoi attuali 488 metri di quota del piano di coronamento passerà a 511, anziché 521 come stabiliva il progetto approvato nel 1999.
La differenza è meno irrilevante di quanto possa apparire, perché quei 23 metri in più raddoppieranno la capacità dell’invaso, attualmente di 470 milioni di metri cubi. Ma quei 10 metri in meno risparmieranno oltre cinque chilometri del Cammino di Santiago, di cui sarebbero stati inondati altrimenti 9 chilometri e mezzo, oltre a un villaggio di nome Sigüés. Il parere favorevole del Ministero dell’Ambiente include l’ordine di trasferire due fonti e due ponti del percorso spagnolo verso Santiago di Compostela, tutti protetti dall’Unesco che, sei anni fa, aveva raccomandato di limitare il più possibile i danni all’itinerario.
Quasi coetanea di quella del Vajont, la diga di Yesa è in servizio da 51 anni: quando nacque costrinse più di 1.500 persone ad abbandonare le loro case, presto sommerse dal nuovo “mare dei Pirenei”. L’invaso misura 2.000 ettari di superficie e il suo volume è pari a quello di quasi 500 stadi di calcio, e raddoppiarlo comporterà un costo di almeno 250 milioni di euro. Ma il governo è convinto che l’opera sia necessaria per consolidare l’irrigazione di quasi 112 mila ettari di terreno e garantire il rifornimento di Saragozza. L’ampliamento è stato classificato nel 1992 come intervento di interesse generale, ma da allora non ha smesso di contrapporre tecnici e ambientalisti, fin nei tribunali. Le associazioni contrarie considerano oltretutto una truffa alterare il tragitto del Cammino di Santiago, anche se il ministero dell’Ambiente si impegna a far bloccare i lavori nel caso di ritrovamento di reperti archeologici.

(da corriere.it)

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