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Il riscatto dell’Africa, il sogno di un esploratore varesino

Marco Viganò, docente dell'Isis Daverio, da anni è impegnato nella crescita economica dell'Etiopia. Ora lancia la sua scommessa: diventerà un paradiso per turisti

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Il monte KundodoNei mesi di “scuola” lo si vede in giro per Varese. La faccia seria ma curiosa di chi vede le cose con un altro spirito. È il professor Marco Viganò, docente all’Isis di Daverio, da anni impegnato a trovare una via alternativa alla crescita dell’Etiopia. Dapprima impiantando una fabbrica alimentare per il latte e i latticini nella capitale Adis Abeba e ora, sostenuto dal Governo federale di Orimia, cercando spunti naturalistici e geologici per lanciare la via del turismo.
 
Passione, entusiasmo, curiosità e indignazione per il gap tra paesi ricchi e poveri animano questo “esploratore” che, nel corso, degli anni, è riuscito a convincere molti esperti, varesini e non, ma anche studenti a vivere un’avventura in Africa, alla scoperta di “una nuova via”.
 
L’ultimo pallino, dicevamo, riguarda proprio la creazione di un percorso spendibile tra i turisti del mondo sull’Altipiano del Kundudo una montagna mitica e sacra che studia da tre anni e che già gli ha regalato emozioni e battaglie per la liberazione dei cavalli ai tempi di Hailè Selassie liberi e selvaggi che oggi sono stati “catturati” dai contadini locali.
 
In questi mesi, il suo fervore è concentrato sulle viscere del monte, dove è stata scoperta una grotta mozzafiato e alcune scritture rupestri di notevole valore: «La grotta, circa 2400m esplorati per ora – spiega lo stesso Viganò –  è una risorgente con acqua che a volte chiude il passaggio, anche nei mesi secchi, un posto da speleologi, che per primi avevano documentato gli amici del Gruppo Speleologico Prealpino di Clivio, dopo che nel Gennaio 2009 Giampaolo Rivolta, notissimo speleo nostrano, di Oggiona, l’aveva per primo esplorata con me ed un giovane nostro amico Veneto, comprendendone la bellezza e scatenando un serio interesse da parte di molti professionisti delle grotte di molti paesi».
 
Le spettacolari immagini scattate all'inyterno della Perla di GursumStalattiti, stalagmiti hanno attirato anche l’attenzione delle autorità locali che hanno assunto un esploratore nel tentativo di fare nuove scoperte e documentarle: « In Etiopia – racconta il varesino che si sente parte integrante della società africana  – abbiamo un’idea chiara: sappiamo di avere risorse naturalistiche e un antico patrimonio culturale tali da essere ad un tempo la culla dell’Umanità ed un terreno aperto di esplorazione. Queste risorse, protette e ben promosse, favoriranno il turismo, una seria alternativa alle piogge, sempre più irregolari».
 
Nel suo ultimo giro in avanscoperta si è fatto accompagnare da Laura Rodolfi, architetto con passione per la fotografia, Danilo e Marco fotografo professionista e Danilo, responsabile della Fauna alla Provincia di Varese e ottimo fotografo naturalista: « In un giorno siamo sotto il Kundudo, amba di 3000 metri.
In un albergo troppo misero e con un gabinetto del tutto indecente non si fa in tempo a preparare tute, mute e attrezzatura speleo minima per l’esplorazione: Anwar, reponsabile locale del Turismo e Cultura, amico e da tempo mio ‘scagnozzo’ sguinzagliato nelle ricerche, ci parla di un anfratto poco lontano. ‘Marco, sotto un sasso, a Redda Ibssa, ci sono centinaia di quelle cose che cerchi, una parete intera’».
 
«Quello stesso pomeriggio si fanno i sei chilometri di buona pista, e altrettanti quasi di bel cammino fra rocce granitiche rosate, simili a quelle di tanta Corsica e Sardegna migliori. Impossibile camminare spediti: gazzeline in vista, Agami, delle lucertole che cambiano colore in secondi e geocheloni, le gigantesche tartarghe di qui attirano I nostri fotografi. Si arriva all’anfratto nel pomeriggio molto tardo. Entro nel sottosasso da dietro, primo. Grido qualcosa, forse abbastanza per impressionare gli altri, che entrano poco dopo, a vedere se va tutto bene. Abbiamo davanti pitture sconosciute, circa dodici metri per quattro di altezza, di tre o quattro colori. Troppo presto per capire, occorrerano scavi e datazioni. Uno stile esiste da dopo il 500 AC, lo conosco bene da altri siti in zona. È  anche troppo tardi per restare e fotografare, si torna in fretta a Gursum, sotto il Kundudo, rimproverati dall’autista spaventatissimo dall’imbrunire nella campagna. Ritorneremo dopo un giorno a capire meglio e far foto. La notizia della scoperta intanto circola e il mio superiore supremo, il Ministro della Cultura, ci chiama per complimentarsi, aspettando le foto.
Nella grotta, come previsto, si avventurano solo alcuni. Emily, reporter anche troppo spavalda, ci si butta a rischio di distruggere la sua macchina da quattromila euro. Danilo, saggiamente o per attitudine, sta nei primi tratti, prima dei sifoni. Trova una cavalletta mai vista, e sopratutto, poco fuori, diciotto campioni di un granchietto che dovrebbe essere iscritto come specie nuova, di cui io avevo solo visto un paio di sgambettanti esemplari colorati nelle acque fredde della grotta. Piu’ che sufficienti per descrivere la specie. Danilo ha già dato il nome a due categorie di esseri ignoti alla Scienza, meglio di lui non potevamo trovare».
 
Un impegno, quello di Marco, che è contenuto in un progetto dal titolo “La Nuova via turistica sostenibile Extended East” vuole essere una proposta alternativa  alla via del grande nord delle chiese di lalibela e del Lago Tana ma che dimentica, da naturalista quale è, di inserire la crociata in difesa degli animali, massacrati ancora da bracconieri di pochi scrupoli e molti soldi: « Si visita la riserva di Kuni Muktar, una foresta primaria afroalpina sempre più rara e l’unica riserva al mondo del Nyala di Montagna, la maestosa antilope di oltre 300 chili che fa purtroppo gola a quei pochi, fortunatamente in via di estinzione, che ritengono che un trofeo a prender polvere a casa valga più di un animale libero. E per far lo scempio pagano, 40.000 euro a trofeo»
Il suo disegno, però, è ancora lungo e complesso e ha bisogno dell’aiuto di figure diverse:  « Il progetto richiede competenze interdisciplinari, sociologiche, antropologiche, storiche, naturalistiche, geologiche, botaniche, speleologiche, di sport all’aperto, e pratiche per identificare i nuovi lodge etc da aprire e per consigliare investitori e amministrazioni sulla gestione delle risorse turistiche – racconta Marco Viganò – La prima fase ha portato alla proposta di  costituire il Parco del Kundudo e a scoperte in particolare nel settore speleologico e delle pitture rupestri. Cerchiamo una grotta che possa diventare turistica, riceviamo esperti di diversi paesi. Lottiamo per migliorare le condizioni generali e di fruibilità di quattro parchi lungo la via».
 
Un sogno africano lungo e complesso, ma a Marco, incaricato di sensibilizzare i turisti internazionali, l’entusiasmo non manca.

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