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Il tragicomico viaggio sul Malpensa Express

Un lettore da Milano riferisce del suo bizzarro viaggio con il treno che collega l'aeroporto internazionale con il Capoluogo Lombardo. C'è da ridere o da piangere?

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Gentili signori, desidero riferirVi del seguente caso – la gestione a mio parere inammissibile di un grave disservizio da parte de LeNORD – anche perché credo sia emblematico di come vanno le cose in Italia di questi tempi. Comunque sia, giudicate Voi…

Alle ore 11.03 di domenica primo agosto il Malpensa Express diretto a Milano Cadorna (costo € 11,00 per tratta, servizio di sola prima classe) parte in perfetto orario. Una voce registrata ricorda ai passeggeri in italiano e inglese che non saranno effettuate fermate intermedie e precisa che il tempo di percorrenza è stimato in circa 29 minuti. Circa 29, non circa 30. Viene da pensare che il margine di approssimazione siano i secondi, non i minuti. Che efficienza!

Giunti alla stazione di Rescaldina il treno si ferma. Strano, non dovrebbe effettuare fermate intermedie. Dopo un buon quarto d’ora di silenzio un altoparlante annuncia solo in italiano “Un ritardo imprecisato”. Passano i minuti, si aprono le porte del treno, qualcuno comincia a scendere.

Fermo il solerte controllore che pochi secondi dopo la partenza ci aveva chiesto i biglietti, aveva anche rimproverato qualcuno vicino a noi perché non aveva timbrato il documento di viaggio. Su questi treni non si scherza, servizio di sola prima classe. Le regole vanno rispettate, siate precisi. Giusto. Scusi, si sa qualcosa in più? Che cosa è successo? “Sembra ci sia un avvallamento del terreno lungo la linea, tra Saronno e Garbagnate”.
Un avvallamento del terreno? Trovo insolito che tra le 11.03 e le 11.20 circa si sia formato d’improvviso un avvallamento nel terreno, ma il controllore non sa altro. Dopo un altro quarto d’ora però annuncia raggiante che nel giro di pochi minuti si ripartirà per Saronno.
Saronno? Ma io e la mia compagna abbiamo pagato complessivi € 22,00 per andare a Milano Cadorna in 29 minuti circa senza fermate intermedie. Con tutto il rispetto, ma di andare a Saronno… E comunque: poi si prosegue?
“Intanto andiamo a Saronno poi si vedrà. Non ho mica la sfera di cristallo”.
La sfera di cristallo? Non mi risulta che le ferrovie svizzere o quelle tedesche, tanto per dire, ne siano dotate, senza che ciò impedisca loro di fornire informazioni puntuali e precise.
Il treno riparte e dopo pochi minuti, giunti a Saronno, si ferma.
Il display in corrispondenza del nostro binario segnala un ritardo di 24 minuti mentre l’altoparlante, solo in italiano, annuncia un ritardo di circa 30 minuti. Circa 30, non circa 29 o 24.
Per molti passeggeri Milano Cadorna non è un punto d’arrivo ma un tramite per altre destinazioni. Un signore mi riferisce spazientito di avere una coincidenza per Roma e di non saper che cosa fare, un turista mi chiede in inglese, con aria smarrita, che cosa stia succedendo. Nonostante il treno provenga da un aeroporto internazionale, le poche infondate e fuorvianti notizie vengono comunicate solo in italiano, non so nemmeno se sia un bene o un male. Welcome to Italy, my friend.
“Il treno effettuerà una fermata a Milano Bovisa” annuncia l’altoparlante, solo in italiano, riferendosi al nostro treno, quello che non avrebbe dovuto effettuare fermate intermedie, e aggiunge ostinatamente che il ritardo sarà di circa 30 minuti, il che ha del surreale: i 30 minuti di ritardo sono passati da un pezzo e siamo ancora a Saronno!
Chiedo informazioni a una signora con la camicetta azzurra de LeNORD. “Ne so quanto te, ho appena preso servizio”, mi dice. Dice proprio così, “Ne so quanto te”, mi dà del tu, non mi sembrava di conoscerla. Servizio di sola prima classe.
Cerco e trovo un altro controllore il quale non solo non sa darmi informazioni circa l’effettiva entità del ritardo (certo, dimenticavo il problema della sfera di cristallo) ma sostiene addirittura che “Questo treno non va a Cadorna ma a Rogoredo” salvo poi apprendere con stupore dal sottoscritto che “questo” è il Malpensa Express partito alle ore 11.03 da Malpensa.
“Davvero? Allora non so proprio…” si arrende sconcertato.
Alle ore 12.30 circa il treno riparte, senza che nessuno dia alcun preavviso. Non escludo che qualcuno sia rimasto giù perdendo anche le valigie oltre che la pazienza.
Il Malpensa Express arriva a destinazione con un ritardo di circa 80 minuti.
Mi reco imbestialito allo sportello reclami per chiedere il rimborso dei biglietti.
“Per quale motivo?”. Spiego l’accaduto.
“Già, ci sono dei lavori sulla linea, da qualche giorno. Ci sono dei ritardi”.
Lavori sulla linea? Da qualche giorno? Ma allora sapevate? Perché nessuno ci ha avvisati prima di partire che potevano esserci dei ritardi? Avrei preso l’autobus, se avessi saputo. Probabilmente come me tanti altri.
Ma io adesso pretendo il rimborso.
“Mi spiace, ma il rimborso si può avere solo per i ritardi superiori alle tre ore”.
Tre ore? Tre ore di ritardo su un percorso di circa 29 minuti? Sta scherzando?
“No no. Queste sono le condizioni di LeNORD. E poi il servizio l’avete avuto, il treno è giunto a destinazione”.
Che cosa? Il servizio prevedeva circa 29 minuti di tragitto senza fermate intermedie e per questo il costo del biglietto è di ben 11 euro a persona a tratta. Invece siamo giunti a destinazione dopo quasi due ore con tre interminabili fermate intermedie.
Io il modulo di richiesta l’ho compilato lo stesso. Richiesta di rimborso di 2 biglietti, per un totale di € 22,00 per ritardo di 80 minuti e per non aver ricevuto, per tutto il tempo, altro che informazioni inattendibili e inadeguate.
È mai possibile che LeNORD non rimborsino un biglietto fino a tre ore di ritardo? Neppure su un percorso così breve? Una corsa ordinaria costa 3 euro e 60, il biglietto per il Malpensa Express costa 11 euro; è possibile che non venga rimborsata nemmeno la differenza? Che a fronte di un costo triplo non siano previste maggiori garanzie?
Un disservizio può sempre capitare ma quello che non è accettabile è che non vengano prese adeguate contromisure, né fornite informazioni tempestive e adeguate. Non è accettabile la mancanza di rispetto per i passeggeri, il provincialismo, la mancata assunzione di responsabilità.
Ma in tutto questo ciò che trovo ancor più sconcertante è qualcos’altro.
È il fatto che allo sportello reclami eravamo soltanto in quattro. Mi sarei aspettato una lunga fila di persone pronte a far valere le proprie ragioni, a chiedere spiegazioni, a esigere scuse. A farne una questione di principio. Invece niente. Soltanto in quattro.
Guardando un po’ oltre, il mio timore è che ormai la rassegnazione stia affondando questo Paese.

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