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Harry Potter, fine di un’era

E' fissata per il 19 novembre la data di uscita della prima parte di "Hatty Potter e i doni della morte", l'episodio conclusivo della saga.

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E’ fissata per il 19 novembre la data di uscita della prima parte di "Hatty Potter e i doni della morte", l’episodio conclusivo della saga del maghetto più famoso del mondo. Daniel Radcliffe, Emma Watson (nella foto) e Rupert Grint, i protagonisti prinicipali si confessano a "Entertainment Weekly". "Questo film è un modo di finire un’era alla grande – dicono -. Siamo tristi ma… dieci anni sono più che sufficienti!".
I sentimenti ovviamente oscillano tra la gioia di aver finito un nuovo lavoro che rappresenta il compimento di una delle saghe di maggior successo della storia del cinema, e la tristezza per abbandonare quelli che sono stati gli amici e i compagni di viaggio per dieci anni. Senza contare il fatto che ora, senza l’ombrello di Harry Potter sulla testa, il futuro è tutto un’incognita. Non a caso Emma Watson in questi giorni si sta dando da fare per ottenere il ruolo di Lisbeth Salander nel remake di "Uomini che odiano le donne", dando un taglio netto (in tutti i sensi, vedi la nuova acconciatura) con il passato.
Ma per un inverno almeno il maghetto creato da J.K. Rowland sarà al centro delle loro vite. Girare alcune scene de "I doni della morte" è stato tutt’altro che facile, come alcune sequenze in cui sono fradici d’acqua. "Siamo stati in quella condizione per settimane – racconta la Watson -. Non voglio sembrare noiosa ma… è stato orribile. E’ davvero tremendo rimanere bagnati per tutto quel tempo. Ma mi hanno detto che sullo schermo sarà una scena davvero drammatica quindi… credo ne sia valsa la pena".
Radcliffe invece sembra aver combattuto una battaglia con se stesso. "Questo film è stato davvero difficile da girare – spiega – e ho avuto alcuni dei momenti più duri di sempre, tanto da un punto di vista fisico che mentale". L’attore è anche molto critico nei suoi confronti. "Non sono stato del tutto contento della mia interpretazione ne "Il principe mezzosangue" – dice -, l’ho trovata piuttosto piatta. Così ho lavorato duro per essere sicuro che se il settimo film usicrà e io sarò ancora insoddisfatto saprò comunque che non sarà per mancanza di impegno".

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