BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Cosa accadde a Nembro in quei giorni”

Pubblichiamo una traduzione dell'articolo scritto su un giornale online polacco (vai all'originale) da Pawel Baczek, fratello di Karol, il camionista trovato morto in un parcheggio di Nembro l'11 luglio scorso.

Più informazioni su

Pubblichiamo una traduzione dell’articolo scritto su un giornale online polacco (vai all’originale) da Pawel Baczek, fratello di Karol, il camionista trovato morto in un parcheggio di Nembro l’11 luglio scorso. Il fratello sostiene la tesi dell’omicidio e non di un incidente dovuto all’apertura di una scatoletta con un coltello. (La cronaca con tutti i dubbi del fratello).

Spettabile redazione,

nella notte tra il 10 e l’11 luglio 2010 mio fratello Karol Baczek è rimasto ucciso. I giornali italiani hanno descritto l’accaduto come uno sfortunato incidente: l’apertura di una scatoletta di cibo gli ha provocato una ferita involontaria ad un’arteria provocata, che lo ha portato poi al dissanguamento. Non si è trattato proprio di un incidente, ma di un omicidio. Numerose ferite sul corpo di Karol hanno dimostrato che è morto in seguito ai molti colpi ricevuti, e forse è stato persino ucciso con premeditazione. Le attività nei servizi della Polizia italiana (Carabinieri) sono superficiali e approssimative e, certamente, non portano a stabilire i fatti: un cittadino polacco in Italia non è equiparabile a un cittadino italiano; inoltre la società italiana per la quale lavorava Karol ha occultato di proposito diverse informazioni.

Così si sono svolti i fatti:

martedì 6 luglio Karol ed il suo collega Slawik, come nuovi dipendenti, sono partiti per Dunkerque (Francia) da Radom con l’autobus dell’azienda, insieme ad altri autisti dell’azienda E. per iniziare a lavorare come conducenti di TIR. Karol doveva guidare in coppia con Slawik, del quale aveva parlato con il Sig. Miroslaw M., capo della filiale di Radom, nonché colui che lo aveva assunto. Così hanno lasciato la Francia insieme e hanno ricevuto il comando di scaricare dapprima la merce a Milano in due posti diversi, e successivamente di prendere dei carichi di merce e dirigersi in Inghilterra. Quando avevano già scaricato le macchine, le disposizioni sono cambiate. Il fornitore ha chiamato dicendo di andare alla base di Milano e dividersi su due auto: era venerdì 9 luglio. Così facendo Karol ha ottenuto dal datore di lavoro un Iveco che era vuoto e si è diretto verso la città di Nembro all’azienda F. produttrice di gru e camion.
Quando Karol è entrato nell’azienda verso le 16 circa non c’era anima viva. Dato che non gli era stato comunicato nessun numero di telefono per contattare il fornitore, ed il suo telefono personale non aveva possibilità di chiamate in uscita, dato che il roaming non era attivato, ha mandato un sms al fornitore, pregandolo di contattarlo e di dargli delle disposizioni su come procedere. Il fornitore, un italiano di nome Davide che parla polacco, non ha spiegato ai nuovi dipendenti cosa fare in quelle situazioni, overo non ha detto loro di andare nel parcheggio per autisti di TIR, dove ci sono servizi igienici con acqua potabile, gabinetti, e dove anche altri autisti si accampano durante il weekend a causa del divieto di circolazione dei mezzi pesanti dal venerdì alla domenica. Egli invece ha ordinato a Karol di aspettare su un piazzale vuoto, privo di accesso ad acqua potabile, senza servizi igienici, senza telefono, dal quale non avrebbe potuto contattare nessuno. Inoltre, sempre venerdì verso le 18 circa, il cancello automatico dell’azienda nella quale Karol si trovava è stato chiuso, secondo le disposizioni del datore di lavoro stesso.
Venerdì sera tardi il padre di Karol ha telefonato al figlio ed ha sentito che attorno alla macchina si aggiravano alcuni uomini di carnagione scura. Dato che le portiere della macchina ricevuta da Karol non si potevano chiudere dall’interno perché erano danneggiate, il padre gli ha consigliato di bloccarle con le cinture di sicurezza. Karol si lamentava con il padre dicendogli di trovarsi in una zona remota, senza un posto dove lavarsi o dove riposare, e senza nemmeno la possibilità di uscire con la macchina, poiché bloccata nel piazzale dal cancello automatico.
Sabato 10 luglio Karol è scappato a piedi dall’azienda scavalcando il recinto e in un negozio a 3 km di distanza ha fatto la spesa; verso le 17 ha preparato degli spaghetti con carne in scatola (quella con cui, secondo la ricostruzione dei fatti, si sarebbe ferito sei ore dopo).
Sempre quella sera, verso le 19 circa, il padre ha contattato Karol, e questi gli ha detto di aver già cenato. Attorno alle 23 Karol ha scritto alla sua ragazza che sarebbe andato a dormire, dopodiché non ha contattato nessuno della famiglia, e anche se avesse provato a farlo dal suo telefono non ne avrebbe avuto la possibilità.
Alle 23.15 ha chiamato il numero 112 ed è riuscito solo a dire il nome della città in cui si trovava, ovvero “Nembro help”. La Polizia, una volta entrata in azione, ha visto la macchina nella proprietà dell’azienda ma non ha preso provvedimenti. Per una strana coincidenza il giorno successivo, la domenica verso mezzogiorno, è comparso il proprietario dell’azienda, il quale ha trovato nel piazzale il corpo di Karol accasciato al suolo e completamente coperto di sangue. Le ferite e le lesioni riscontrate non possono ovviamente supportare la versione dello sfortunato incidente.
La ferita sulla gamba destra, causa di una tanto rapida emorragia, era lunga 2-3cm; anche la tibia della gamba destra era tutta coperta di ematomi causati da colpi inferti con un tubo di metallo o con una mazza da baseball. Inoltre, sul viso di Karol si potevano vedere tracce di ulteriori lesioni, come dimostrano il mento gonfio per le abrasioni sulla parte inferiore e, soprattutto, il naso più grande del normale: sono ben visibili l’impatto dei colpi che hanno schiacciato il naso e le ferite che hanno letteralmente sfigurato il volto di Karol.
Lungo il suo corpo si potevano poi osservare numerose abrasioni sulla schiena e sulla spalla destra, decisamente rigonfia; il viso era ferito in molti punti ed anche l’innaturale aspetto dell’occhio sinistro può essere frutto di un colpo pesante sulla fronte subito da un qualche strumento.
In un Paese come l’Italia non si può contare sulla giustizia e questo testo lo scrivo per avvertire gli altri di non obbedire ciecamente agli ordini dei datori di lavoro, perché sono spesso intenzionati a trarre profitti, per i quali il dipendente è solo una macchina utile a fare soldi e la dignità della sua salute e dellla sua vita non contano.

In memoria di Karol

Il fratello

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da RONNY

    noi abbiamo un negozio li vicino e quel ragazzo è passato da noi sabato mattina,era un bel ragazzo, alto, forte, e sapeva benissimo che a 100 metri da dove ha parcheggiato il camion c’è un bar aperto fino a tardi dove poteva andare a chiedere aiuto.anche a noi non convince la storia dell’incidente

  2. Scritto da luigi

    Sarebbe bello sapere se c’è in corso un inchiesta o meno.
    Perchè è già strano morire aprendo una scatoletta, ma vedere se il morto ha il corpo tumefatto o meno non è molto complicato vero?
    Spero ceh le indagini, se ce ne sono, facciano luce sull’accaduto.
    Ma BergamoNews sà se se è satato tutto chiuso o meno?
    Non sarebbe il caso come giornale di sentire la Poliziain proposito?

  3. Scritto da Simona

    Possibile che in Italia non si riesca a far luce su un caso del genere??? Sono troppe le cose strane descritte in questa lettera e per rispetto della famiglia, ma sopprattutto per colui che ha perso la vita va assolutamente riaperto il caso!Mettiamoci una mano sulla coscenza e chiediamoci: “E se fosse mio fratello?” “E se fosse mio figlio?”

  4. Scritto da Anfetamina

    Questa e la versione del fratello…
    Mi piacerebbe sentire la versione del datore di lavoro e del propietario dell’azienda…
    Anche una verifica dei tabulati telefonici non sarebbe male