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Locarno al giro di boa, tutto esaurito per l’italiano “Pietro”

Prosegue il rinomato festival internazionale del cinema che si conclude il 14 agosto. Primo bilancio dei film in concorso

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La giornata della francofonia, che si è celebrata il 9 di agosto, non ha cambiato gli equilibri e il procedere del festival tanto più che il francese resta una lingua molto presente in ciascun giorno di proiezione e che, il 9 agosto stesso, è anche stato presentato più di un film in lingua diversa come l’americano “cold Weather” commedia dai toni gialli di Aaron Katz che ha senz’altro colpito per una sua certa originalità che consiste nello sviluppare, all’interno di un contesto da commedia brillante, una vicenda che prende gradualmente le forme dell’indagine poliziesca, un film a budget relativamente basso che forse non vincerà il Pardo d’Oro ma ha senz’altro guadagnato il consenso del pubblico.
Il concorso internazionale del resto è giunto più o meno al giro di boa e forse si può già trarre qualche indicazione dai film visti che costituiscono ormai un buono spaccato del concorso principale:
 
Bas Fonds, di Isild DeBesco, proiettato in prima il 10 agosto, è una storia durissima di degrado e di disperazione che vede coinvolte un terzetto di ragazze che vivono insieme, in un appartamento sporco e privo della minima igiene, senza lavorare o coltivare altri interessi salvo l’acool e la pornografia ( tema che ricorre abbastanza nel festival 2010). Il film di breve durata, segue le tre attraverso una parabola discendente che le porta a commettere un omicidio e a finire in carcere. La storia e tutta qua anche se la semplice trama non rende adeguatamente conto di come la regista si sia sforzata di rendere sgradevole, difficile, quasi insopportabile, il crudo racconto di questi fatti. Un ennesimo film di provocazione quindi, forse non riuscitissimo sul piano della fruibilità ma interessante.
 
Homme au bain, di Christoph Honorè film molto atteso data la presenza nel cast della premiata Chiara Mastroianni e del pornodivo Francois Sagat, presente nel concorso anche con L.A Zombie.
Di nuovo un film che cerca la provocazione forte attraverso immagini estreme, in questo caso sequenze hadrdcore di sesso gay, sequenze di cui si coglie perfettamente l’intento provocatorio ma non altrettanto bene il senso in rapporto a un’ipotetica trama del film. Il direttore del festival Père aveva annunciato, tra l’altro, che F. Sagat avrebbe stupito il pubblico per la sua capacità di attore; a questo punto la deduzione logica è che ci deve essere un terzo film che ancora non è stato proiettato e in cui queste doti infine emergono.
 
Di “Pietro”, di Francesco Gaglianone, tutto quello che possiamo dire è che ha avuto una grandissima risposta da parte del pubblico visto che chi scrive ha fallito per ben tre volte il tentativo di entrare in sala a vedere la proiezione, in tutti e tre i casi in ragione dell’eccessivo affollamento, si tratta comunque di un’opera di denuncia sociale che narra la storia di disperazione e il tentativo di riscatto di un uomo che lotta per la sopravvivenza nella povera periferia dove vive.
 
Questi film si aggiungono, nel concorso, a LA Zombie e Im Alter von Ellen di cui avevamo già parlato, restano ancor alcune pellicole in attesa della loro prima, naturalmente, e come da tradizione non emerge per il momento un candidato evidente al Pardo, nel frattempo però il festival continua ad assegnare altri premi: per la rassegna Open Doors, sponsorizzata dal ministero svizzero fegli esteri, sono stati premiati il kazako Turebaiev per “sunny days” e luzbeka Ella Vakkasova per Aral e Saodat Ismailova per Barzagh, tutti nomi sconoscitui, di registi esordienti che avevano presentato qui i loro cortometraggi e che ora ricevono un aiuto economico per continuare la propria attività.
 
Più atteso dal pubblico il Pardo D’Onore al grande regista svizzero Alain Tanner, premiato martedì sulla Piazza Grande e salutato da un’eccezionale appaluso, con standing ovation, del pubblico presente, il terzo Pardo d’onore sarà invece consengato, come noto da tempo, a Francesco Rosi venerdì.
Un ultima nota spetta al film di martedì inPiazza Grande “Human Resources manager” dell’israeliano Eran Riklis (autore di “la sposa siriana” e “il giardino dei limoni”), una commedia dallo sfondo drammatico che certamente troverà spazio anche nelle sale italiane durante la prossima stagione: Julia Petracke, immigrata romena in Israele, resta uccisa in un attentato, l’azienda per cui lavora si trova nell’occhi del ciclone perchè sospettata dalla stampa di non essersi interessata della sua dipendente, così il direttore delle risorse umane dell’azienda, una panetteria, dovrà personalmente farsi carico di andare in Romania a riconsegnare la salma e darle adeguata sepoltura.
Ciò che ne emerge è un vero e proprio, picaresco, road movie, con momenti drammatici e grottesca comicità mentre per le strade innevate della Romania prende forma una bizzara carovana formata da israeliani e romeni, uomini d’affari e giornalisti che accompagnano la salma verso il remoto villaggio dove probabilmente la donna, da viva, non sarebbe mai voluta tornare. Un bellissimo film che ha anche il merito di portare sugli schermi internazionali una bella produzione del cinema israeliano e di uno dei suoi registi più apprezzati.

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