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Locarno, il bilancio della prima giornata di film

La cronaca dei primi film proiettati il 5 agosto, tra revocazioni e sorprese che stanno facendo decollare la 63esima edizione del festival

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La cronaca del primo giorno di festival internazione del film di Locarno, preceduto come sempre da una sola proiezione nella giornata inaugurale, i punti caratterizzanti sembrano essere, nelle intenzioni degli organizzatori, soprattutto due: la gioventù e la provocazione.
La gioventù sta nell’età dei protagonisti, attori e spesso anche registi, delle prime pellicole, ma soprattutto nel primo dei premi attribuiti, il Pardo d’Onore (una sorta di premio alla carriera) che è andato al quarantenne cinese JIA Zhang-ke che, come più volte ribaidito sul palco dal direttore, è il più giovane protagonista del cinema ad avere mai ottenuto questo riconoscimento.
 
JIA Zhang-ke ha vinto un leone d’oro a Venezia nel 2006 con “Still Life” è certamente, come si è ricordato sul palco, l’autore di pochi film quasi tutti capolavori, ed è anche una voce critica della realtà proprio paese, un cineasta che intende usare la sua arte per promuovere ideali e valori ben determinati ma, al di là della lettura delle motivazioni del premio, è sembrata emergere da parte della Direzione, l’intenzione di enfatizzarne sopratutto la giovane età, quasi che questa fosse la motivazione forte di una scelta.
 
La provocazione invece sta nella scelta di aprire il festival, la sera del 4 agosto con un film “Au fond des bois” di Benoit Jacquot, forse non adatto a tutti ma, soprattuto, con l’inaugurazione giovedì 5 del Concorso internazionale con un film che è stato definito, dai suoi stessi autori: “porno/gay/necrofilo” L.A Zombie di Bruce LaBruce, interpretato dalla pornostar gay Francois Sagat e precedentemente rifiutato da alcune altre manifestazioni. Un film che ha destato tanta curiosità nelle anticipazioni quanta noia durante la proiezione, noia dovuta soprattutto alla constatazione che la provocatoria definizione dei realizzatori non era affato provocatoria ma decisamente fedele alla natura del prodotto (un video porno condito con provocazioni piuttosto banali anche se forti sul piano dell’immagine, senza dialoghi e con una colonna sonora ripetitiva e di puro riempimento) la cui presenza in un festival internazionale risulta sotto molti aspetti inspiegabile.
 
In serata invece, su una Piazza Grande un po’ sottotono a causa della pioggia, la commedia islandese “King’s Road” ha fatto divertire il pubblico con una ridda di personaggi paradossali ma credibili, inseriti nel contesto in perenne altalena tra la depressione e l’ironia di un villaggio di roulottes della costa isalndese i cui abitanti sono tutti, in qualche modo, degli spostati e degli immaturi ma che sanno raggiungere momenti di umanità e di condivisione; un mix che potrebbe aprire a questa comunque divertente pellicola le porte di un certo successo ma che non basta del tutto, nemmeno unito alla bravura di alcuni dei protagonisti, a liberare il film da una certa banalità e da un buon numero di automatismi e situazioni scontate.
 
Il venerdì del festival si annuncia interessante con diverse anteprime nei due concorsi principali, l’avvio delle rassegne dedicate ai corti e, la sera in Piazza, una proiezione almeno parzialmente in italiano, il documentario “Hugo Koblet Pedaleur de charme” dedicato al grande ciclista degli anni 50, seguito da un intrigante, almeno nelle attese, Rammbock, horror tedesco di Marvin Kren già terzo film della rassegna di quest’anno proposto con l’indicazione di “vietato ai minori di 18 anni”.

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