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Torna l’Happening delle cooperative sociali

Dall’8 giugno a Bergamo, sette serate a ingresso gratuito. Tra i protagonisti: Il Teatro degli Orrori e Niccol?? Fabi.

Torna a Bergamo l’appuntamento con l’Happening delle Cooperative Sociali, articolato in sette serate a ingresso gratuito.
Il cartellone di questa edizione si presenta molto nutrito e vario: si comincia martedì 8 giugno con una delle rock band più apprezzate e considerate della scena rock del 2010: Il Teatro degli Orrori, che con il loro ultimo album (A sangue freddo) stanno facendo registrare sold out ovunque e sono stati osannati dalla stampa (specializzata e non) per il loro riuscito mix tra il rock più trasgressivo e la cultura da “cantautorato”, che permette loro di scrivere testi intelligenti, mai scontati, attenti ai problemi e alle ingiustizie dell’italia e del mondo di oggi.
Mercoledì 9 giugno sarà la volta della poesia e dell’abilità compositiva di Niccolò Fabi, apprezzato cantautore romano reduce dall’album “Solo Un Uomo”.
Giovedì 10 va in scena lo spettacolo teatrale Foch, ovvero, cosa accadeva davanti al fuoco di un camino (il Föch del titolo) in una famiglia contadina di inizio Novecento? Di cosa si parlava? E come si parlava e si cantava? Parla di tutto questo Föch lo spettacolo della compagnia Araucaìma Teater.
Venerdì 11 è la volta dello spettacolo di danza di Simona Atzori.
Sabato 12 musica dal Salento con Apres La Classe
. La patchanka divertente e colorata anima questa band pugliese dal 1996 e continua a rivelarsi fonte di gioia e positività (prova ne è l’ultimo disco, appena uscito; Mammalitaliani).
Il giorno successivo largo alle band emergenti bergamasche e a un gruppo, sempre di Bergamo, che già sta facendo parlare bene di sé in tutta Italia; Plastic Made Sofa, che hanno appena pubblicato il loro disco d’esordio (Charlie’s Bondage Club); un mix riuscitissimo e luccicante che ci consegna, molto semplicemente, un album che è una compilation di singoli, che segna allo stesso tempo la fine di un percorso tortuoso ed emozionante e l’inizio di una nuova storia tutta da scrivere.
Si chiude con la prima partita degli azzurri ai mondiali del Sudafrica con maxi schermo allestito all’interno della sempre bellissima cornice del Lazzaretto.
IL PROGRAMMA
8 giugno Il Teatro degli orrori
9 giugno – Niccolò Fabi – Solo un uomo tour
10 giugno spettacolo teatrale " Foch "
11 giugno Danza con Simona Atzori
12 giugno Concerto Apres la classe
13 giugno Gruppi Emergenti
vincitori concorso musicale Sound contest della consulta degli studenti
vincitore concorso Alchibar
Mercuryo cromo
Plastic made sofà
14 giugno maxi schermo partita dell’Italia al mondiale
Inizio spettacoli: ore 21.30; infoline: 3357070123
Ingresso gratuito a tutte le serate

IL CAST

IL TEATRO DEGLI ORRORI
Il Teatro degli Orrori, fin dal primo disco, hanno dimostrato di far musica per chi ha voglia di riflettere. Rock applicato alla canzone d’autore. Era ora. E’ poesia lucida. Passione sociale. Rock a grande voltaggio.
A sangue freddo. Non e’ solo il secondo disco di una delle band meglio accolte da critica e pubblico negli anni zero. A Sangue Freddo e’ un disco denso come la pece.
Denso di contenuti e "politico" come non mai, perché Il Teatro degli Orrori mette in scena la tragedia di Ken Saro Wiwa, così come lo sgomento di un paese, il nostro, alla deriva.
La violenza poliziesca, il populismo straccione, l’egotismo analfabeta dell’Italia contemporanea (Il Terzo Mondo, Alt, Mai Dire Mai)
Denso di emozioni e di un intimismo che indaga la vita delle persone, guardando a miserie e ipocrisie quotidiane con crudele iperrealismo (E’ Colpa Mia).
Denso di cultura. Perchè Pierpaolo (cantante, front man devastante dal vivo) innesta nel furore sonico della band le sue passioni letterarie e poi spara parole come pallottole: riscrive il Padre Nostro (Padre Nostro), canta Majakovskij, cita De Gregori, De André, Pino Daniele come se niente fosse: come se nulla fosse cambiato.
E così i testi diventano l’anello non più mancante che congiunge anni di cultura del cantautorato con il rock più intransigente e vero del belpaese.
A Sangue Freddo è stato registrato e mixato alle Officine Meccaniche di Mauro Pagani, una scelta questa di grande importanza: il risultato è un disco di grande spessore sonico, non low fi e underground, ma più classicamente rock.
Nel disco hanno partecipato Jacopo Battaglia (batterista dei romani ZU), che suona in "Die Zeit", Giovanni Ferliga (polistrumentista degli eccellenti AUCAN, che suona la chitarra solista in " La Vita è Breve"), Angelo Maria Santisi al violoncello in "Io ti aspetto" e in "Alt!", e Nicola Manzan – quest’ultimo ideatore del progetto BOLOGNA VIOLENTA, e ora inserito in seduta stabile nel gruppo.
Francesca Gaiotto suona il pianoforte nello stesso. Paola Segnana, autrice della musica di "Io ti Aspetto", nella canzone suona anche lei il pianoforte. Ed ancora: Richard Tiso suona il basso in "Die Zeit", Elena Grazi suona il moog in " Alt!"e Robert Tiso gli affascinanti bicchieri musicali in "Die Zeit" e "Io ti Aspetto".
Ed infine, la collaborazione con uno dei gruppi più "caldi" e blasonati del momento, i Bloody Beetroots: apparentemente lontani dal mondo della band, ma grazie ai quali "Direzioni Diverse" è diventato un brano che mette in collisione il rock de Il Teatro degli Orrori con suoni mai sperimentati prima.
Il Teatro degli Orrori ha dedicato circa un anno alla stesura di queste canzoni, ed un mese intero di registrazioni presso le Officine Meccaniche.
La serata vedrà l’esibizione della nuova formazione del Teatro, perché al posto di Giulio, accanto a Pier Paolo, Franz e Gionata sono arrivati Nicola Manzan e Tommaso Mantelli. Quest’ultimo ha pubblicato un album con CAPTAIN MANTELL (Rest in space) ed entra stabilmente come bassista del gruppo.

NICOLO FABI
“Solo un Uomo”, il nuovo album di studio di Fabi. Il cantautore romano torna a proporsi al pubblico con 10 brani inediti, frutto di una fase particolare della sua esistenza che lui stesso ha definito “un nuovo inizio, una nuova vita”. La separazione dalla casa discografica storica Virgin, la nascita di un figlio, la soglia fatidica dei 40 anni superata…tutto questo ha influenzato non poco la lavorazione del disco.
Niccolò Fabi è figlio d’arte: il padre, Claudio, è stato uno dei più importanti produttori discografici dei Settanta (PFM, Alberto Fortis…), e non solo.
La sua esperienza parte da Roma, la città dove è nato nel 1968 ed è inserito nel suo fervido ambiente musicale di inizio Novanta, assieme a nomi come Daniele Silvestri, Max Gazzè, Federico Zampaglione, Riccardo Sinigallia.
Nel ’97, con Capelli, vince il Premio della Critica nelle Nuove Proposte al Festival di Sanremo. Dello stesso anno è il disco d’esordio, Il giardiniere, stretto fra melodie pop, reminiscenze anni 80 e qualche fendente rock. Nel ’98 presenta, sempre a Sanremo, Lasciarsi un giorno a Roma. Fa parte del secondo album, Niccolò Fabi, che contiene pure Vento d’estate,in coppia con Max Gazzè e Immobile assieme a Frankie HI-NRG.
Il terzo lavoro, Sereno ad Ovest, è del 2000, è ideato e arrangiato in proprio e sostenuto dal singolo Se fossi Marco. L’anno dopo esce una raccolta dei suoi pezzi più celebri, cantati in lingua spagnola per il mercato estero.
La cura del tempo è del 2003: il protagonista è il tempo che scorre, la storia, la prospettiva dell’esistenza. Fra gli ospiti Fiorella Mannoia, che canta in Offeso. Canzoni come È non è, Il negozio d’antiquariato sottolineano una vena compositiva sfaccettata e matura, che supera le pastoie del pop italiano.
Dopo la partecipazione, nel 2005 a La fantastica storia del pifferaio magico di Edoardo Bennato, Fabi arriva a Novo mesto (2006) con brani come Costruire e Oriente che proseguono il suo allontanamento dalla linearità dei brani dei primi tempi. Una raccolta nel 2006 (Dischi volanti 1996-2006), e un altro cd per il mercato spagnolo.
Nel 2007 la produzione del documentario Live in Sudan racconto di un viaggio e di un concerto di beneficenza effettuato nel paese africano e soprattutto del progetto Violenza 124: sette variazioni sul tema della violenza, condotte da un’idea musicale dell’artista assieme a Mokadelic, Olivia Salvadori & Sandro Mussida, Boosta, Roberto Angelini, gli Gnu Quartet e la Artale Afro Percussion Band.
Un doppio cd, a cui fa seguito la partecipazione alla scrittura con i Mokadelic della colonna sonora del film di Gabriele Salvatores Come dio comanda tratto dall’omonimo libro di Niccolò Ammaniti.
È il preludio a un nuovo disco, Solo un uomo, che esce alla fine di maggio 2009.

FOCH
Spettacolo teatrale della compagnia Araucaìma Teater

Cosa accadeva davanti al fuoco di un camino (il Föch del titolo) in una famiglia contadina di inizio Novecento? Di cosa si parlava? E come si parlava e si cantava? Parte da questo spunto Föch lo spettacolo della compagnia Araucaìma Teater

TUTTI attorno al fuoco, in una stalla. Si passava la sera così, nelle campagne bergamasche e in generale lombarde nei primi decenni del Novecento. E intanto si parlava, mangiava, lavorava, pregava, cantava. Ora queste atmosfere immortalate dal film «L’albero degli zoccoli» di Ermanno Olmi rivivono in uno spettacolo teatrale, «Foch», premiato a Lucca al Festival del Teatri del Sacro, inscenato da Araucaìma Teater, giovane ma stimolante compagnia con sede ad Azzano San Paolo, capitanata dal regista Alberto Salvi.
Spiega Alberto Salvi: «I rituali del lavoro serale, i giovani che spanocchiavano il mais, le donne che lavoravano a maglia erano momenti conviviali che vedevano raggruppati intere famiglie, con il patriarca, il più anziano, che coordinava il tutto. Si trattava di un vero spaccato societario, dove vigeva un ordine gerarchico, ognuno con le proprie mansioni. Una vita di comunità che comprendeva amori, odii, vendette».
Una vita dura da mezzadri alla Olmi.
«Sì. Qui noi modestamente ci concentriamo sul rituale della sera. La famiglia è in attesa della nonna. E’ una notte di neve…».
Era la donna più anziana a tenere il rosario?
«Sì. Ed era in un latino appreso oralmente, pasticciato, imbastardito con il dialetto, con tutto un campionario vastissimo di detti e motti di carattere religioso. Poi c’era il “contabote” che raccontava storie, leggende legate alle paure. Era il vecchio di famiglia: improvvisava di botto su un canovaccio, come nella Commedia dell’Arte, e infarciva, ingigantiva, con richiami evidenti ai luoghi di conoscenza comune. Mentre sul fuoco venivano abbrustoliti i resti della polenta della giornata».
La drammaturgia viva e pulsante è vostra, ma sarà anche frutto di ricerche.
«Sì, nell’ambito della cultura popolare bergamasca e in generale lombarda. Abbiamo attinto dalla poesia dialettale di Giuseppe Bonandrini, Giacinto Gambirasio, Pietro Ruggeri, Luigi Volpi, da testi di carattere orale come “Dardi, pitocchi e streghe” a cura di Bepi Belotti, dal lavoro fondamentale di etnografia di Roberto Leydi e da tutti i quaderni dell’Archivio della Cultura di base della Regione Lombardia, un patrimonio vastissimo. Ci sono i canti, che facciamo a cappella, una decina inclusi nello spettacolo, delle filandere, dei contadini, dei bergamini, i guardiani di vacche e di pecore delle valli. Una vita che mescola sacro e profano, una sacralità contadina, quasi pagana. E una lingua asciutta fatta di pochi termini, quelli che corrispondono alle cose utilizzate. Parole in dialetto desuete, come “sterloch”, per dire stupido”.
Uno spettacolo che condivide il messaggio di Slow Food…
«E’ evidente il nesso. Come Slow Food avvicina il cibo invitando a rivedere il modo di nutrirsi e andando alla scoperta di sapori genuini, noi sentiamo l’urgenza di riscoprire anche a teatro in modo intelligente le radici, l’essenzialità delle cose».

SIMONA ATZORI
SPETTACOLO DI DANZA – KAOS

Kaos è una serie di balletti legati insieme da una serie di pochade, che rendono tutta la pièce ballettistica gradevole anche a livello vocale.
Particolarità dello spettacolo sono le numerose scene, per lo più divertenti che i danzatori portano al grottesco inserendo vocalizzi e frasi a volte senza senso e altre con voluti doppi sensi non di stampo volgare.
Lo spettacolo è molto richiesto a l’estero ( Francia, Spagna, Grecia ), perché gradevole e di grande spessore ballettistico, e soprattutto perché nelle parti parlate la cadenza e la fonetica è riprodotta come la lingua del posto, anche se i significati sono assolutamente incomprensibili.
Ballettisticamente lo spettacolo spazia negli stili più vari, dal tango al contemporaneo, dal teatro-danza al neoclassico e cosi via, questo da la possibilità allo spettatore di non essere mai annoiato e seguire la pièce in maniera attiva.
La durata dello spettacolo e di 75 minuti senza intervallo.
I Kaos Simona Atzori propone tutti i suoi balletti più belli
I danzatori coinvolti sono 5.

APRES LA CLASSE

La band salentina nasce nel 1996 e subito si afferma nei vari live club sparsi in Puglia. Nel 2002 nasce il primo lavoro discografico "APRES LA CLASSE" sotto etichetta "Edel", da qui ha inizio la lunga ed intensa attività live della band in lungo e largo la penisola. Gli Après la classe si affermano ben presto tra il pubblico italiano dopo un interminabile tour ricco di folla ed energia. Nel 2004 esce il loro secondo cd "UN NUMERO"; comincia da qui la ricerca musicale del gruppo, verso mondi musicali e sonori lontani dai soliti canoni discografici italiani. La vera "casa" dei ragazzi salentini è oramai il palco, i loro tours divengono interminabili e sempre più affollati, vengono anche premiati dall’associazione "SUPER CLUB LIVE" come gruppo rivelazione dell’anno 2005. Nel 2006 esce il loro terzo album LUNA PARK , nello stesso anno la band festeggia i 10 anni di attività in compagnia dei Sud Sound System, Caparezza e i Negramaro in un concerto indimenticabile a Sternata (LE), ripartono in tour per altri 2 anni registrando le tappe più interessanti. Tali registrazioni verranno pubblicate sia audio che video nel cd "Luna Park dal vivo": un cofanetto interamente dedicato ai fans, sempre più numerosi, al seguito del progetto. Il tour prosegue fino al 16 febbraio . Ad Aprile 2010 viene pubblicato il nuovo album dal titolo "MAMMALITALIANI" per la SUNNYCOLA

PLASTIC MADE SOFA

I Plastic Made Sofa nascono nel 2008.
Come all’inizio di ogni buon romanzo, la formazione è classica: Andre (chitarra e voce), Koodoo (basso), Mic (batteria), Simo (chitarra elettrica).
La prima demotape è servita a freddo, registrata in multitraccia e suonata in presa diretta. Questa consente al gruppo di creare un profilo myspace e iniziare a promuoversi in rete. Arrivano subito feedback interessanti dalla cucina: la band inizia a esibirsi dal vivo calpestando prima i palchi del nord italia, poi allungandosi lungo lo stivale. I Plastic cominciano dall’antipasto, si iscrivono e vincono diversi concorsi, tra cui il Roadie Rock Festival (Emilia Romagna) e Nuovi Suoni Live (Bergamo). Questa band convince, dà subito l’idea di potersi affacciare a testa alta nel confuso panorama della musica emergente: il piatto forte della formazione bergamasca è il live, che riesce a stupire con performance di grande intensità e cariche di trasporto emotivo.
2009; aggiungiamo un pò di pepe; a Maggio esce il primo EP: "Plastic Made Sofa". Fondamentale l’incontro con Francesco Torricella: regista e grafico, un’artista a 360° che segue la band su tutti i fronti, arricchendo il prodotto musicale con scelte stilistiche cucite su misura.
Così in breve tempo si arriva al dessert, emergendo nella scena underground di Milano, dove la ‘Smoking Kills Records’, decide con entusiasmo di collaborare al progetto.
Nel frattempo i ragazzi arrivano tra i finalisti per suonare allo Szieget Festival, non lasciando indifferente nemmeno Rockit, che li inserisce nella compilation di Ottobre 2009 e li sceglie per il festival di Maledetta Primavera 2010 al Magnolia.
Uno sguardo all’orologio ed è tempo di allargare la formazione: l’introduzione del giovane inglese Frederick Paysden da Brighton al Piano consente alla band di confrontarsi con sonorità più melodiche, con un delicato profumo d’oltre manica.
oggi è il 2010, ma ancora abbiamo fame; è l’ora dell’album d’esordio. 10 brani magicamente in bilico tra il rock ruvido d’oltre oceano (quello di una metropoli come NYC) e la culla del pop melodico (Londra, ma ancora di più Liverpool, quella dei Fab Four).
Un mix riuscitissimo e luccicante che ci consegna, molto semplicemente, un album che è una compilation di singoli, che segna allo stesso tempo la fine di un percorso tortuoso ed emozionante e l’inizio di una nuova storia tutta da scrivere.
Perché in fondo, a prescindere dalle influenze, da cosa indossi, o da che idee ti frullano in testa, quello che conta è la passione per le note e per il ritmo.