Dopo il tormentone durato un paio di giorni all’insegna del “Province s??, Province no” il presidente del Consiglio, a Parigi per la conferenza Ocse ha dichiarato: “Nel decreto nessun accenno”.
Bossi l’aveva detto: "Se mi toccano Bergamo sarà guerra civile". A dire il vero Bergamo non rientrava tra le Province da abolire visto che di abitanti ne conta un milione e la manovra parlava di enti sotto i 220 mila abitanti. In ogni caso il messaggio era lanciato e adesso le Province non si toccano, parola di Silvio. 
Dopo il tormentone durato un paio di giorni all’insegna del "Province sì, Province no" il presidente del Consiglio, a Parigi per la conferenza Ocse, ha cancellato ogni dubbio: "Nel decreto non c’è nessun accenno alle Province". Ad annunciare la cosa nella tarda mattinata era stato già Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione Province italiane: "Ho parlato con il presidente del Consiglio e con il sottosegretario Gianni Letta e mi hanno detto che nella manovra non ci sarà nessuna norma che riguarda le Province" aveva detto nella conferenza stampa al termine dell’Ufficio di Presidenza dell’Upi.
Il perché di questo tira e molla resta avvolto nel mistero. I primi e più convinti nel chiedere un azzeramento totale delle province sono i finiani che con una lettera aperta pubblicata su Il Secolo, hanno chiamato in causa direttamente Tremonti. Ques’ultimo ha ricordato che per l’abolizione delle province "occorre modificare la Costituzione".
Lega uno, finiani zero, dunque.











