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"No al parco eolico al Passo San Marco" - BergamoNews
Orobievive

“No al parco eolico al Passo San Marco”

"Mettereste sulle Tre Cime di Lavaredo una batteria di pale eoliche? Appoggereste al colonnato di piazza S. Pietro una bella serie di pannelli fotovoltaici?"

Il coordinamento Orobioevive, favorevole allo sfruttamento delle fonti di energia pulita, ritiene tuttavia che il “Parco eolico” da realizzare al Passo di San Marco sia un’impresa controproducente rispetto ai presunti vantaggi economici perché gravemente dannosa sul piano paesaggistico.
Mettereste sulle Tre Cime di Lavaredo una batteria di pale eoliche? Appoggereste al colonnato di piazza S. Pietro una bella serie di pannelli fotovoltaici? Le esigenze di sviluppo devono avere sempre e comunque la meglio sul rispetto dei luoghi e della loro irripetibilità?
Il Passo di San Marco è uno dei più bei passi della Lombardia; secondo solo al Gavia per imponenza e bellezza dei paesaggi. Considerati i numerosi alpeggi raggiungibili dal Passo, tra i quali alcuni di proprietà della Regione, è un elemento chiave per un turismo “interno” basato sulla valorizzazione delle vallate orobiche e sul collegamento che mette in circuito Valtellina e Orobie bergamasche.
Disincentivando un turismo di prossimità (ma non di scarsa qualità) che trova sul territorio – a breve distanza – elementi di attrattiva e interesse, quanta energia si disperde in carburanti per viaggi lontani? Di certo molta, più di quella che possono produrre 4 (di numero) pale eoliche, per installare una capacità di 6 MW (si pensi che i piccoli impianti a biogas delle aziende zootecniche della Bassa arrivano a 1 MW). Ci si chiede se tale capacità produttiva giustifichi la deturpazione.
I Comuni di Albaredo e Bema, poco sensibili ai valori storici, ambientali, paesistici e, verrebbe da dire, assetati di denaro, sono favorevoli: il danno al turismo è dilazionato e riguarda le amministrazioni future; loro intanto incassano. Questa vicenda deve rappresentare anche l’occasione per riflettere su un modello di sviluppo che da tempo ha messo drammaticamente in conflitto pianura e montagna, con esiti destinati a pesare sulla vita delle popolazioni e sul fragile territorio alpino. Scelte dissennate di politica economica operate negli ultimi decenni hanno concretizzato una disordinata conurbazione che sempre più cinge d’assedio una delle aree di maggior valore ambientale nel mondo: le Alpi.
Il cosiddetto sviluppo si è palesato come una proliferazione incontrollata di tessuto urbano indifferenziato, che ormai ha disgregato completamente la struttura socio-ambientale del territorio dell’alta pianura e, penetrato già ampiamente nei fondovalle, minaccia il cuore delle Alpi. La conurbazione padana ha prelevato risorse umane e ambientali dalle “terre alte”, impoverendole progressivamente fino al punto di privarle della memoria.
La sostanza della rapina è fatta di acqua, suolo, energia e uomini.
Per l’acqua si assiste alla captazione di sorgenti poste sempre più in alto, fino allo sfinimento degli ecosistemi, senza neppure valutare le conseguenze che avranno per la stessa economia della pianura i periodi di siccità previsti dalle fluttuazioni climatiche e già verificatisi negli ultimi due decenni.
Dagli anni Venti del secolo scorso intere valli alpine, con i loro pascoli, hanno fatto posto a bacini artificiali e centrali idroelettriche. La perdita del valore economico dei suoli, in precedenza utilizzati dalle popolazioni per le attività tradizionali, è stata per qualche decennio compensata dall’assunzione di personale locale nelle aziende elettriche gestrici. Poi il controllo centralizzato dell’energia idroelettrica ha tolto, senza alcuna opposizione da parte della politica locale, la compensazione una volta pattuita, lasciando le popolazioni locali, ormai impoverite anche della propria cultura tradizionale, con gravi problemi di sopravvivenza.
Lo spopolamento dalle montagne e l’abbandono del territorio a se stesso sono state le conseguenze più gravi di questa deriva. La risposta data dai politici locali ai problemi di sopravvivenza è stata la riproduzione dei meccanismi che hanno generato gli stessi problemi: negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un processo di caotica urbanizzazione in ambito alpino, per favorire un turismo selvaggio come proposta di fuga dall’alienazione delle aree urbane sempre più invivibili.
Ora la pianura chiede alla montagna di rinunciare a quella che è forse l’ultima sua risorsa: la bellezza del paesaggio, per produrre una piccola quantità di energia “verde”. In realtà, la società energivora non intende nemmeno affrontare i problemi che la caratterizzano, a cominciare dall’insostenibile livello degli sprechi di energia.
Per questa ragione innanzitutto, e affinché le Orobie vivano, ci opponiamo a tutto ciò che rappresenta un tentativo di eludere i veri problemi che la follia di uno sviluppo incontrollato ha generato nel proprio interno e i cui costi intende scaricare, ancora una volta, all’esterno.
Non vedendo in che modo la distruzione del paesaggio possa rappresentare un bene per le popolazioni, locali (e non solo) il coordinamento appoggia incondizionatamente la lotta dei resistenti contro il progettato “Parco Eolico” al Passo di San Marco.

Coordinamento permanente “Orobievive”
 

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