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Fuoco al suocero: "Da tempo minacciava Ma le denunce non hanno avuto seguito" - BergamoNews
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Fuoco al suocero: “Da tempo minacciava Ma le denunce non hanno avuto seguito”

Lotta tra la vita e la morte Giannino Trapletti, l'ex sindaco ustionato dal genero immigrato. L'avvocato Cinzia Pezzotta: "Aggressione segnalata più volte, poteva essere evitata".

Sono ancora gravissime le condizioni di Giannino Trapletti, l’architetto di Borgo di Terzo ustionato dal genero che gli ha volutamente buttato addosso, domenica 28 marzo, della benzina a cui ha poi dato fuoco.  Trapletti, 59 anni, ex sindaco di Borgo di Terzo, lotta per la sopravvivenza contro ustioni di primo e secondo grado su gran parte del corpo. "Non è stato il culmine di una lite – spiega l’avvocato Cinzia Pezzotta, legale della famiglia Trapletti – questa è stata un’aggressione premeditata, annunciata, segnalata più volte e che poteva essere evitata con l’adeguata prevenzione". 
Il fatto è che l’aggressore, Matar Mal, senegalese di 33 anni (marito della figlia di Giannino Trapletti), che dopo il fattaccio ha cercato di togliersi la vita accoltellandosi, da tempo andava minacciando la moglie e l’intera famiglia. Da quando, a ottobre,  la moglie, mamma di due piccoli di venti e dieci mesi, l’aveva lasciato e se n’era andata a vivere nell’appartamento dei genitori, appartamento attiguo a quello in cui continuava ad abitare il marito. "Li perseguitava tutti, moglie, figli, suoceri – prosegue l’avvocato Pezzotta – ‘Vi stermino tutti, poi mi ammazzo, tanto non ho niente da perdere’ andava ripetendo, mettendosi fuori dal portone, picchiando forte per entrare e insultando a destra e a manca". 
Le minacce erano state segnalate ai carabinieri, al tribunale, anche recentemente ed era stato chiesto un ordine di protezione, un allontanamento con divieto di aggirarsi nei paraggi: "Ma proprio nei giorni scorsi era stato negato con la motivazione che non sussistevano i presupposti di un’azione violenta". Inveec esistevano a quanto pare visto che domenica l’uomo si è appostato dietro la siepe divisoria dei due appartamenti contigui aspettando, "armato" di una tanica di benzina e di coltelli, che qualcuno uscisse di casa. E’ uscito proprio il suocero Giannino Trapletti al quale il senegalese ha gettato addosso la benzina che poi ha infiammato. Oltre all’architetto si sono ustionati il figlio più piccolo del senegalese, la suocera e la cognata che è poi riuscita ad arrivare alla pompa dell’acqua e spegnere il fuoco.
"Non è stata la tragica concusione di una lite famigliare e neanche un raptus – commenta l’avvocato -. No, tutto questo era preparato, annunciato. Si poteva e si doveva evitare".

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