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Un museo per don Rubbi, “prevosto santo” fotogallery

Chiesa gremita a Sorisole per ricordare i 225 anni dalla morte di Don Antonio Rubbi insieme a monsignor Giulio Gabanelli.

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Una chiesa gremita a Sorisole lunedì sera 15 marzo per ricordare i 225 anni dalla morte di Don Antonio Rubbi (1695-1785) considerato dalla devozione popolare il "prevosto santo". Ha presieduto la concelebrazione eucaristica monsignor Umberto Midali, Canonico della Cattedrale, accompagnato dal parroco di Sorisole, don Giuseppe Minelli, il curato don Omar Vitali e don Giacomo Fustinoni, cappellano del Santuario della Madonna dei Campi. "Nel nostro percorso di fede c’è l’esempio di don Antonio Rubbi – ha evidenziato monsignor Midali – un sacerdote santo al quale dobbiamo rendere grazie al Signore. I suoi insegnamenti, la sua umiltà, le sue prodigiose guarigioni sono ancora ricordare dalla nostra gente che lo venera per la sua santità". Il gruppo degli adolescenti ha preparato le preghiere dei fedeli, mentre la corale ha animato la parte canora della Messa.
"Don Rubbi, secondo una ricostruzione errata di alcuni storici – ammise il compianto monsignor Antonio Pesenti, cancelliere vescovile – pagherebbe la sua mancata elevazione agli altari per una presunta vicinanza al Gianseinismo. Una calunnia di alcune male lingue che si trascina nella storia della Chiesa non rendendo giustizia alle virtù eroiche del venerabile don Rubbi".
LA CREAZIONE DI UN MUSEO PER DON RUBBI 

A conclusione della Messa, il parroco ha annunciato una serie di iniziative per rendere viva la memoria di questo sacerdote come la creazione di un Museo Parrocchiale (nella foto) e la costituzione di un Centro Studi presieduto da Luigi Roffia, dirigente dell’ufficio provinciale scolastico.
L’OMELIA DI MONSIGNOR GIULIO GABANELLI
Proponiamo di seguito l’intera riflessione di monsignor Giulio Gabanelli, prevosto emerito di Zogno e profondo studioso della figura del Rubbi, proposta lunedì sera nell’omelia.
Nella presente celebrazione eucaristica facciamo memoria del pio transito del nostro “Preost Sant”, don Antonio Rubbi, avvenuto il 15 marzo 1785, esattamente 225 anni orsono. Tutta Europa si commosse … Noi sentiamo che continua a vivere tra noi con la sua presenza vibrante che rafforza la nostra fede in ciò in cui lui ha creduto, predicato e praticato a bene delle anime e a gloria di Dio. Quella di don Rubbi è una presenza che non tramonterà mai a Sorisole e speriamo che si avverta anche altrove. In vita, con le sue virtù eroiche, da taumaturgo, ha operato molteplici guarigioni , ma nello stesso tempo ha operato anche grandi prodigi di conversione che sono rimasti per lo più nel segreto delle coscienze. Associato alla passione e morte di Gesù Cristo in Croce ha prolungato nel tempo la salvezza del mondo. Cristo non ha salvato il mondo coi suoi miracoli, ma con la sua morte in Croce; anche se i miracoli sono una testimonianza dell’amore con cui ha accettato d’immolarsi sulla croce. Gesù Cristo comunque ha lasciato spazio a tutti quelli che vogliono associarsi a lui per la salvezza del mondo. Così è avvenuto, ad esempio, per l’apostolo Paolo, come per don Rubbi, che ha accettato di completare nella propria carne ciò che manca ai patimenti di Cristo nelle sue membra che è la Chiesa. Ecco perché si continua a credere a don Rubbi anche a distanza di secoli ed ecco perché don Rubbi potè operare prodigi in vita e in morte. E’ come una sorgente che conserva il suo gettito perenne, che non delude quanti vi si recano ad attingere grazie e favori divini. I santi sono in continuo riferimento a Cristo. Lui è la sorgente inesauribile di santità e di grazia della divina misericordia per l’uomo peccatore, mentre i santi ne sono i canali distributori. Ci vogliono quindi i santi per fare i santi. Giustamente il vescovo di Bergamo ha nominato, il 18 ottobre 1996, una commissione storica per la ricerca dei documenti idonei a dimostrare la eroicità delle virtù di don Antonio Rubbi. L’indagine ha avuto un risultato, più che positivo, sorprendente. Gli stessi incaricati che ritenevano quella ricerca una perdita di tempo, dovettero ammettere, se è lecito il paragone, che il santo curato d’Ars è più piccolo del nostro don Rubbi, di fama europea senza confronti con altri personaggi del suo tempo.
1° Il nostro don Rubbi infatti è già stato proclamato santo a furor di popolo e se la storia non si smentisce, in vita e in morte, come al tempo in cui non esistevano i processi canonici per la proclamazione dei santi che la Chiesa riconosceva attraverso la voce del popolo santo di Dio, poiché “vox populi, vox Dei!”, cioè la voce del popolo è voce di Dio.
2° Già Papa Clemente XIV ha affermato di don Rubbi: “Mi pare siano tornati i tempi di Gesù Cristo e delle sue prodigiose guarigioni in persone di tutte le nazioni vicine, confinanti con la Galilea!” Così confermava il cardinale Francesco Carrara in una sua lettera del 31 luglio 1772 al fratello conte Giacomo a Bergamo. (per lui don Rubbi è parroco santo e ne fa visita a Sorisole)
3° Abbiamo poi valide testimonianze di distinte personalità contemporanee di don Rubbi. Tra le prime quella di mons. Giuseppe Rovetta, Vicario Generale della diocesi, che teneva il Rubbi in grande venerazione per la sua santità, e che presentò la sua rinuncia a Vicario Generale, come protesta, quando il vescovo Antonio Redetti, il 28 agosto 1772 folgorò l’interdetto a don Rubbi col divieto di benedire. Intanto don Rubbi umilmente obbedì al suo vescovo che si rese conto di essere stato sobillato da ecclesiastici intriganti e maldicenti di cui si era attorniato, per cui a distanza di 78 giorni, il 14 novembre 1772, annullò l’interdetto del 28 agosto, permettendo nuovamente a don Rubbi di benedire. Abbiamo ancora in favore di don Rubbi la testimonianza di 4 cardinali:
card. Francesco Carrara, già nominato, di Bergamo.
Card. Spinola di Roma.
Card. Pallavicini di Roma.
Card. Veterani di Roma.
Abbiamo anche vescovi, come l’arcivescovo di Gorizia, e molte altre personalità: conti, scrittori storici e una moltitudine di miracolati di cui si conservano testimonianze scritte e autentiche. Una testimonianza importante è quella di don GiovanMaria Tiraboschi, successore del Rubbi, che va considerato come il vero biografo di don Rubbi su cui si basò poi don Giovanni Suardi nella stesura biografica del 1857, a 72 anni dalla morte del Rubbi.
4° Nel dizionario storico di una società di letterati francesi, edito nella settima edizione a Venezia nel 1796 in lingua italiana, a soli 11 anni dalla morte di don Rubbi, troviamo tracciata una stupenda sintesi della vita del santo fra cui la seguente attestazione: < Nessuno potrà mai negare le virtù eroiche di don Antonio Rubbi, in nessun luogo e nessun modo.>
5° La testimonianza più importante è senz’altro quella che don Rubbi dette di sé stesso quando, dal balcone di casa, in pubblico e dal pulpito supplicava i pellegrini accorsi: “Allontanatevi da me, perché sono un miserabile peccatore, rivolgetevi invece a Dio, abbiate fede in Lui e nella sua santissima Madre Maria".
6° E quanto di lui poteva affermare il suo confessore dott. Mons. Alessandro Chiesa, parroco di Spino al Brembo, da cui si recava settimanalmente il nostro don Rubbi, di giorno e di notte, d’estate e d’inverno passando attraverso il Canto Alto, che meriterebbe d’essere chiamata la montagna di don Rubbi, simbolo della sua santità e della sua protezione su Sorisole e su Zogno. Tutto ciò fa bene sperare che l’attuale vescovo di Bergamo introduca la causa di beatificazione a Roma dal momento che tutte le carte sono in regola:
– Sia per riconoscere la santità del don Rubbi;
– Sia per rendere giustizia a tutto il clero di Bergamo,
– Sempre così poco stimato dai propri vescovi.
– Per rendere onore alla pietà dei fedeli di Sorisole che ininterrottamente coltivano per il loro parroco, preost sant, tanta devozione.
Infatti da quando il vescovo Carlo Gritti Morlacchi ha concesso il trasferimento dei resti mortali di don Rubbi all’altare della Madonna nella parrocchia dove abitualmente impartiva le sue benedizioni, non sono mai mancati i ceri accesi e i fiori freschi con numerosi quadretti o cuori per le grazie ricevute. Già le suore di clausura di Zogno stanno pregando per ottenere da Dio, attraverso l’intercessione di don Rubbi , nel grande giubileo del 2000, il rinnovamento della chiesa di Bergamo nei capi e nei fedeli, (le sue membra). Abbiamo anche la fortuna di avere a Roma , al vescovo piacendo, come postulatore della causa di beatificazione Padre Cristoforo Zambelli di Zogno, già incaricato come postulatore delle cause che riguardano l’Ordine dei Francescani Minori che gestiscono , per intenderci, i santuari di Padova e d’Assisi. Sia al tempo del Rubbi, come pure al nostro tempo, la Chiesa attraversa momenti di profonda crisi. I personaggi che hanno dato e possono dare la risposta più efficace a tutte le eresie e le crisi di ogni tempo non sono le dispute teologiche o gli inquisitori che hanno mandato al rogo tanti innocenti, ma sono i santi come il don Rubbi che nella preghiera, nella pazienza e nel silenzio hanno dato credito alla Parola di Dio. E se la chiesa sta a galla nonostante le eresie, le defezioni e gli scandali, non è soprattutto per merito di chi sta in alto a dominarla, ma di chi sta sotto a sostenerla, come il popolo santo di Dio coi suoi santi che costituiscono le fondamenta solide, anche se non si vedono, del tempio santo di Dio che è la Chiesa. Ripeto e concludo: la Chiesa ha bisogno di santi perchè tutti gli uomini siano santi, poiché Dio è Santo e non può ammettere alla sua presenza chi non è santo. Don Rubbi con la sua vita e la sua morte ce l’ha insegnato.
Don Giuseppe Rottigni lesse l’orazione funebre il 17 marzo 1785.
Nel trigesimo di morte Don Giuseppe Rota, curato di Almenno S. Salvatore, recitò l’orazione funebre che durò più di due ore e disse che: "Don Rubbi è sepolto ai piedi della grandinata dell’altare maggiore, il primo in questo sepolcro dei pastori di questa chiesa".

 

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Commenti

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  1. Scritto da Giovanna Bacuzzi

    Mi permetto solo di rispondere a Marilena: non capisco se il che solfa si riferisce all’articolo o alla figura di don Antonio Rubbi. Nell’uno o nell’altro caso l’espressione è completamente fuori luogo e irrispettosa. Che ne sai tu di questo prete tanto caro alla gente di Sorisole? Conosci la sua vita?

  2. Scritto da marilena

    ma che solfa|