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Inchiesta Santa Giulia: perquisizioni anche a Mozzo

La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni presso 53 società e 16 professionisti: si ipotizza una evasione fiscale da oltre 100 milioni di euro.

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La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni presso oltre 50 società (una è di Mozzo) e 16 professionisti nell’ambito di uno sviluppo dell’inchiesta della procura di Milano sulla bonifica dell’area Santa Giulia (in cui è coinvolto Giuseppe Grossi, proprietario dell’inceneritore di Dalmine e del palazzo dell’Innomainato di Brignano), nel quale si ipotizza una evasione fiscale da oltre 100 milioni di euro.
Lo ha riferito la stessa Guardia di Finanza in una nota.
In questo filone dell’indagine, condotta dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta, risultano anche indagate 80 persone per i reati, a vario titolo, di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, dichiarazione infedele, emissione di fatture false e riciclaggio.
Secondo gli inquirenti, dietro l’offerta di servizi di "International tax planning e di ottimizzazioni fiscali attraverso regimi migliorativi", proposti da una nota fiduciaria svizzera, si celava in realtà una vera e propria fucina di prodotti all’avanguardia per l’evasione fiscale.
Le 53 società e i 16 studi professionali perquisiti, hanno sede nelle province
di Milano, Como, Pavia, Varese, Bergamo, Bologna, Modena, Ferrara, Parma, Reggio Emilia, Rovigo, Padova, Verona, Venezia, Treviso, Roma e Napoli. Tutti "beneficiari", secondo la Gdf, di fatture false per alleggerire il proprio carico fiscale. Con un importo dell’evasione di gran lunga superiore ai 100 milioni di euro.
Al centro delle indagini in particolare, dicono gli inquirenti, una società fiduciaria svizzera che offriva alla clientela la possibilità di avvalersi di fatture fittizie emesse da società create ad hoc, con sede in diversi Stati esteri (Austria, Regno Unito, Olanda e vari Paesi c.d. "Paradisi fiscali"). Venivano così documentati servizi di consulenze o di altro tipo (talvolta assai articolati per celare meglio il carattere fittizio delle operazioni) in realtà mai forniti o comunque di valore effettivo di molto inferiore all’importo fatturato.
Secondo quanto scrivono i finanzieri, grazie ai documenti falsi, gli imprenditori riuscivano a veicolare all’estero ingenti flussi finanziari, ottenendo un duplice beneficio: da un lato risparmiavano sulle imposte; dall’altro, avevano la possibilità di gestire le somme di denaro "esportate" (al netto delle provvigioni riconosciute alla fiduciaria svizzera) su conti esteri cifrati in Paesi in cui era garantita una rigida osservanza del segreto bancario. Nel sistema evasivo risultano coinvolti anche numerosi professionisti italiani, indagati e destinatari di perquisizioni, che consigliavano ai clienti di rivolgersi alla fiduciaria.
Lo scorso 20 ottobre cinque persone – tra cui Giuseppe Grossi, all’epoca dei fatti AD di Sadi ora ai domiciliari – sono state arrestate e altre due fermate dalla Guardia di Finanza di Milano nell’ambito dell’indagine su una serie di fatturazioni fasulle e riciclaggio nella bonifica di Santa Giulia, quartiere a sud di Milano al centro di interventi di recupero ambientali propedeutici a un’operazione immobiliare. Il tribunale del riesame ha poi concesso i domiciliari a Grossi, motivati con i problemi cardiaci dell’imprenditore.
Gli inquirenti hanno ipotizzato che Grossi, con l’aiuto dei suoi collaboratori, si sia appropriato grazie a fatture false di disponibilità finanziarie delle sue società all’estero per fini personali.
Sadi ha precisato in una nota lo scorso novembre che Grossi non è indagato per fatti di reato riconducibili alla sua posizione di vertice nell’azienda.
Rosanna Gariboldi – all’epoca dei fatti assessore provinciale a Pavia e moglie del deputato e vicecoordinatore nazionale del Pdl Giancarlo Abelli – anche lei tra gli arrestati nell’ottobre scorso, ha respinto le accuse e ha patteggiato a gennaio una pena di due anni di reclusione, lasciando il carcere di San Vittore.
 

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Commenti

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  1. Scritto da marilena

    Sì chiedi troppo, di questi tempi non succede niente contro i disonesti altolocati.

  2. Scritto da osservatore bergamasco

    Se i fatti dovessero trovare conferma, un giorno mi auguro di avere notizia di iniziative disciplinari dell’Ordine dei Commercialisti nei confronti dei propri iscritti macchiatisi di tali reati. Chiedo troppo?