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Estorsione ai danni della Larus edizioni, due arresti

Imprenditore di Napoli legato ai Casalesi ritira con un acconto 200 mila libri e poi non versa il dovuto. "Se li rivuoi indietro sborsa 100 mila euro, non ti conviene denunciarci". In manette con un complice. Altri cinque indagati.

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Versando un acconto hanno ritirato migliaia di libri dalla casa editrice Larus di via Zanica, a Bergamo, nota per aver pubblicato libri di Antonio Di Pietro, Vittorio Sgarbi e molti volumi dedicati ai più piccoli. Ma invece di pagare quanto ancora spettava alla società bergamasca hanno minacciato il titolare: “Se rivuoi indietro quel che abbiamo preso sborsa 100 mila euro, non ti conviene denunciarci”.
Nonostante le minacce Roberto Maggi, tra i titolari della Larus, l’8 dicembre scorso è andato al comando dei carabinieri di via delle Valli, a spiegare che dopo un acconto di 30 mila euro ricevuto a inizio novembre non aveva più visto i soldi che gli spettavano, altri 176 mila euro, per i 226 mila libri consegnati a L. G., sedicente imprenditore napoletano di 43 anni, pregiudicato per estorsione, con legami con il clan dei Casalesi. Il napoletano era stato presentato a Maggi da L. M., 64 anni, titolare di una cartiera a Sarzana (La Spezia), ed è stato lo stesso imprenditore spezino, da un certo momento in poi, a fare da tramite tra il bergamasco e il napoletano, spiegando che tutto avrebbe potuto essere sistemato grazie a contatti con pezzi grossi della criminalità organizzata campana. Dopo la denuncia sono subito iniziate le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo.
Domenica sera, 7 marzo, a Lioni (Avellino), sono scattate le manette per l’imprenditore napoletano. Il giorno successivo per lo spezino. Per loro l’accusa è di truffa aggravata ed estorsione. Ma l’indagine rischia di allargarsi: ci sono infatti altre cinque persone denunciate a piede libero. I libri ritirati a Bergamo grazie all’acconto, sono stati smistati infatti ad aziende in quel di Roma, Sarzana, Santo Stefano Magra, Napoli e Castel Volturno, e non certo in un magazzino di Como, come il napoletano aveva spiegato. E nel caso di Roma, secondo quanto risulta dalle indagini, i volumi erano destinati ai magazzini di una grossa casa editrice nota a livello nazionale.
Nella Capitale sono stati infatti recuperati 11mila volumi che erano partiti da Bergamo e che Roberto Maggi non aveva più rivisto. Tra il versamento dell’acconto e la denuncia presentata dall’imprenditore bergamasco, il napoletano, che risulta titolare di quattro società e ha un precedente specifico per estorsione, aveva anche richiesto a Roberto Maggi di prestargli la sua Range Rover, perché aveva avuto un incidente su una Lamborghini. Anche l’auto non è più tornata a Bergamo e anche per riavere quella al bergamasco era stata presentata una richiesta di 10 mila euro. A causa delle gravi minacce subite da Maggi il giudice ha disposto la custodia in carcere per i due.

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