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Signorelli: “Il noir non parla italiano”

Il direttore del Bergamo Film Meeting racconta l'edizione in corso tra tagli e risparmi. Da non perdere: "La sanguinaria" e "Grisbi".

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Dal 1995 Angelo Signorelli è Direttore del ‘Bergamo Film Meeting’. Ne son passati di film sotto i ponti! Per saperne di più e per approfondire qualche aspetto l’abbiamo incontrato direttamente, partendo dalla nota dolente:  i tagli ci sono stati, e anche forti.

La Provincia non da’ nulla e il Comune ha ridotto drasticamente le sovvenzioni ma la qualità del programma mantiene anche per quest’anno un livello molto alto. Alla fine chi ci ha rimesso?
La questione più importante era quella di non deludere il pubblico, ridimensionare il programma non è possibile, per il prestigio che il festival ha acquisito negli ultimi anni. Per il momento ci stiamo mettendo del nostro, il nostro lavoro, rinunciando anche a dei compensi. Quanto avremo a disposizione lo sapremo solo a festival ultimato. Per quest’anno abbiamo chiesto aiuto a degli amici, per servizi e per forniture a costi bassi e abbiamo risparmiato là dove è stato possibile. Nel 2009 dalla Provincia non abbiamo avuto nulla. L’anno scorso abbiamo avuto un taglio di 70 mila euro dal Comune, quest’anno ancora non sappiamo. Sotto una certa soglia non possiamo andare, pena la sospensione del festival.

Il fondo ‘Nino Zucchelli’ garantisce comunque ogni anno la sua presenza al festival, con la riscoperta di opere belle e rare. Di che si tratta?
E’ una raccolta di circa 200 opere, si parla di anni 60 e 70, raccolte e salvaguardate a dovere, che la nipote di Nino Zucchelli, il fondatore del ‘Gran Premio Bergamo’ (festival del passato dedicato all’arte), ha donato alla Gamec, la quale ha affidato a noi la gestione delle copie. Ora, grazie alla collaborazione con il Centro Sperimentale Cinematografico Nazionale di Roma, abbiamo anche il supporto digitale di queste pellicole, continuando un progetto di conservazione delle opere del fondo.
La programmazione parla chiaro: a parte il concorso, prevale il cinema francese. Il tema principale è il Noir e la figura della Darklady. Non figurano italiani?
Nessuno, Dario Argento no, è troppo horror. Forse il primo Pupi Avati, ma anche qui con degli slittamenti verso l’horror. Non è una tradizione italiana. Il genere adotta un termine francese ma in realtà è nato in America. Quei film (e quelle facce, Gabin ad esempio) negli anni della guerra traducevano certe paure e certe angosce, poi in America c’è sempre stata un industria del cinema, così ha potuto allargarsi, anche sottoforma dei cosiddetti b-movies, che in realtà cinema di serie B non sono. Un esempio è La sanguinaria, in programma sabato 13 marzo,a mio avviso un capolavoro.
Eventi da segnalare, collaterali alle proiezioni?
Senz’altro la presentazione del libro ‘Io, Jean Gabin’, di Goliarda Sapienza, uscito nelle librerie meno di un mese fa, giovedi 11 marzo alle ore 19,30 presso il Meeting Point, consueto spazio allestito nel piazzale adiacente l’Auditorium. Inoltre segnaliamo l’incontro con Nicolò Ammaniti su cinema e letteratura, venerdì 12 marzo alle ore 19, sempre al Meeting Point.
Parliamo del concorso, quanti i film in gara? Vale lo stesso criterio di valutazione degli ultimi anni? Decide il pubblico?
Sono sette film, tutti inediti e vengono selezionati grazie ad alcuni amici esperti che girando i festival di mezzo mondo ci segnalano le cose più interessanti. Poi cerchiamo di farceli spedire. Quest’anno abbiamo avuto circa trecento film da selezionare, alcuni sono stati scartati a causa dei noleggi troppo alti. Il pubblico deve continuare ad essere la giuria, è severo e competente. Chi vince il meeting ha molte possibilità di andare avanti, l’esempio più eclatante è ‘Il vento fa il suo giro’, ex vincitore qui da noi. In passato anche Herzog e Kaurismaki figuravano in concorso, quando non erano ancora quello che sono oggi. Oggi il nostro interesse è rivolto più opere prime o seconde, dove puoi pescare delle sorprese, per capire che aria tira anche in paesi che hanno difficoltà a piazzare i loro film nella distribuzione commerciale.
Come passa le sue giornate il direttore del BergamoFilmMeeting?
In sala, vivendo tra il pubblico, anche per captare umori e indicazioni rispetto alle scelte fatte, in funzione delle edizioni future. Il pubblico è l’ultima prova. Lavoriamo soprattutto per il pubblico. L’anno scorso abbiamo avuto in totale più di ventimila spettatori, senza contare le iniziative collaterali. E senza contare che le pellicole vengono poi successivamente riproposte in rassegne a Parma, a Milano e in altre parti d’Italia. Siamo fieri della considerazione di cui godiamo in Europa, come festival del cinema, grazie anche alle collaborazioni permanenti in ambito organizzativo con diverse istituzioni a Londra, a Parigi.
Tre film da non perdere?
Sicuramente ‘La sanguinaria’, già citata, da cui è tratta l’immagine della locandina del festival. Con Gabin, è difficile scegliere, diciamo che quelli diretti da Renoir sono una garanzia, e sicuramente ‘Grisbi’, diretto da Becker. Buon festival a tutti.

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