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Regionali, non serve il quorum di elettori

Ecco perché a Gerosa, piccolo Comune chiamato alle urne il 28 marzo serve il 50% più uno degli aventi diritto al voto e in Regione Lombardia no.

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Tra i lettori di  Bergamonews, ma non solo tra loro, serpeggia un dubbio dopo che il listino Formigoni è stato respinto, dopo che il ricorso non è stato accolto e nell’eventualità che il Tar non modifichi le decisioni assunte della Corte d’Appello e quindi il governatore uscente non possa essere candidato alle regionali (a meno che non ci siano soluzioni politiche). Il dubbio è: ma alle elezioni regionali serve il quorum? Cioè: è necessario il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto perché siano dichiarate valide? 
Il quorum serve solo ai referendum, dice qualcuno. Ma il dubbio è legittimo perché il 28 e 29 marzo si vota anche a Gerosa, piccolo Comune bergamasco che solo un anno fa venne chiamato alle urne per eleggere il sindaco. Allora, nel 2009 si presentò un solo candidato e non  andò ai seggi il 50 per cento più uno degli aventi diritto. Ebbene, Gerosa da allora è commissariato, l’elezione non venne validata e appunto ora torna al voto. 
Ci siamo rivolti a un esperto, Andrea Di Lascio, che insegna Diritto prubblico all’Università di Bergamo. Il quale ha sciolto i dubbi: "Alle regionali lombarde non serve il quorum. E’ necessario soltanto per i referendum abrogativi e per le amministrative di quei comuni con meno di quindicimila abitanti in cui si candida soltanto una persona". Il caso di Gerosa appunto: "E’ per garantire un minimo di rappresentatività a chi deve governare un ente pubblico" spiega ancora Andrea Di Lascio. Il quale ricorda anche che la Regione Lombardia ha varato il nuovo statuto che, per l’elezione del presidente fa riferimento (all’articolo 24) alle modalità stabilite da apposita legge regionale, legge che ancora non c’è. 

Qui sotto, per chi volesse addentarsi nell’argomento, una selezione delle norme. 
 
Elezioni regionali lombarde
Come si elegge il Presidente di Regione Lombardia
(art. 24 dello Statuto regionale)
Il Presidente della Regione è eletto a suffragio universale e diretto contestualmente all’elezione del consiglio regionale secondo le modalità stabilite dalla legge regionale.
L’elezione del Consiglio regionale, nelle Regioni dove non è ancora stata definita una disciplina regionale propria (come in Lombardia, nonostante la previsione statutaria espressamente vi rimandi), avviene con il sistema elettorale previsto dalla legge 17 febbraio 1968, n. 108 e dalla legge 23 febbraio 1995, n. 43; trattasi di un sistema misto (proporzionale con un premio di maggioranza variabile) così congegnato che, in ogni caso, la coalizione vincente disporrà in Consiglio di una maggioranza di seggi non inferiore (a seconda dei casi) al 55 o al 60%.
I quattro quinti (64) dei consiglieri assegnati sono eletti nelle circoscrizioni provinciali sulla base di liste concorrenti (collegate alle liste regionali) in proporzione ai voti ottenuti. I candidati sono eletti in base alle preferenze.
Un quinto (16) dei consiglieri assegnati è eletto con il sistema maggioritario, sulla base di liste regionali concorrenti.
La legge costituzionale n. 1/1999 prevede, poi, con specifico riferimento alle modalità di elezione del Presidente, che:
a) sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali;
b) è proclamato eletto Presidente della Giunta regionale il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale;
c) è eletto alla carica di Consigliere il candidato alla carica di Presidente della Giunta regionale che ha conseguito un numero di voti validi immediatamente inferiore a quello del candidato eletto Presidente.
L’elezione del Presidente della Giunta regionale è contestuale al rinnovo del Consiglio e la votazione avviene su un’unica scheda.

Elezioni amministrative
Come si eleggono il sindaco e il consiglio nei comuni con popolazione sino a 15.000 abitanti
(art. 71, Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267)
L’elezione del sindaco e del consiglio è contestuale.
Ogni candidato sindaco è collegato ad una lista di candidati a consigliere comunale.
E’ eletto il candidato sindaco che ha ottenuto il maggior numero di voti; in caso di parità si procede ad un turno di ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti; in caso di ulteriore parità viene eletto il più anziano di età.
Alla lista vengono assegnati tanti voti quanti sono quelli attribuiti al candidato sindaco collegato.
Alla lista del candidato sindaco eletto sono attribuiti i 2/3 dei seggi assegnati al consiglio, i restanti seggi sono ripartiti proporzionalmente tra le altre liste con il metodo d’Hondt. A tal fine, si divide la cifra elettorale di ciascuna lista successivamente per 1, 2, 3 . . . . fino alla concorrenza dei seggi da assegnare.
Tra i quozienti così ottenuti, disposti in una graduatoria decrescente, vengono scelti i quozienti più alti in numero uguale a quello dei seggi da assegnare. A parità di quoziente, il seggio viene attribuito alla lista che ha ottenuto la cifra elettorale maggiore; a parità di quest’ultima si procede per sorteggio.
Nell’ambito di ciascuna lista, i candidati vengono eletti consiglieri secondo l’ordine delle cifre individuali, costituite dalla cifra di lista aumentata dei voti di preferenza; a parità di cifra, secondo l’ordine di presentazione nella lista; il primo seggio di ciascuna delle liste di minoranza è attribuito al candidato sindaco collegato non eletto.
In caso di ammissione e votazione di una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista e il candidato a sindaco collegato purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50% dei votanti e il numero dei votanti non sia stato inferiore al 50% degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune. Qualora non vengano raggiunte tali percentuali l’elezione è nulla.
Non è prevista alcuna soglia di sbarramento per le liste ai fini della partecipazione all’assegnazione dei seggi.
Come si elegge il sindaco nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti
(art. 72, Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267)
L’elezione del sindaco è contestuale a quella del consiglio comunale.
Ciascun candidato alla carica di sindaco deve dichiarare, all’atto della presentazione della candidatura, il collegamento con una o più liste presentate per l’elezione del consiglio comunale. Tale dichiarazione ha efficacia solo se convergente con analoga dichiarazione resa dai delegati delle liste interessate.
E’ eletto sindaco il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi. Nel caso in cui nessun candidato ottenga tale risultato si procede ad un secondo turno di votazione che ha luogo la seconda domenica successiva a quella del primo. Sono ammessi al ballottaggio i due candidati alla carica di sindaco che hanno ottenuto al primo turno il maggior numero di voti. Nel caso di parità di voti tra i candidati, è ammesso al ballottaggio il candidato collegato con la lista o il gruppo di liste per l’elezione del consiglio comunale che ha conseguito la maggiore cifra elettorale complessiva. A parità di cifra elettorale, partecipa al ballottaggio il candidato più anziano di età.
Per i candidati ammessi al ballottaggio rimangono fermi i collegamenti con le liste dichiarati al primo turno. Essi hanno tuttavia facoltà, entro sette giorni dalla prima votazione, di dichiarare il collegamento con ulteriori liste rispetto a quelle con cui è stato effettuato il collegamento nel primo turno. Tutte le
dichiarazioni di collegamento hanno efficacia solo se convergenti con analoghe dichiarazioni rese dai delegati delle liste interessate.
Al secondo turno di votazione è proclamato eletto sindaco il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti.
Come si elegge il consiglio comunale nei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti
(art. 73, Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267)
L’attribuzione dei seggi al consiglio comunale viene effettuata dopo l’elezione del sindaco, al termine del primo o del secondo turno di votazione, con l’assegnazione del premio di maggioranza alla lista o gruppo di liste collegate al candidato sindaco eletto.
Al riparto dei seggi non sono ammesse le liste di candidati che abbiano ottenuto al primo turno di votazione meno del 3% dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbia superato tale soglia.
A ciascuna lista o gruppo di liste i seggi sono assegnati proporzionalmente con il metodo delle divisioni successive (metodo d’Hondt), dividendo successivamente per 1, 2, 3… la cifra elettorale di ciascuna lista o gruppo di liste collegate sino alla concorrenza dei seggi da assegnare. Quindi tra i quozienti così ottenuti si scelgono i più alti in numero pari ai consiglieri da eleggere, disponendoli in una graduatoria decrescente e a ciascuna lista o gruppo di liste sono assegnati tanti seggi quanti sono i quozienti ad esso appartenenti, compresi nella graduatoria.
Se un candidato alla carica di sindaco è proclamato eletto al primo turno, alla lista o al gruppo di liste d esso collegate, che non abbiano già conseguito il 60% dei seggi del consiglio, ma abbiano ottenuto almeno il 40% dei voti validi, viene assegnato il 60% dei seggi, sempre che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato il 50% dei voti validi. Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbiano già conseguito almeno il 60% dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60% dei seggi, sempre che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50% dei voti validi.
Determinato il numero di seggi spettanti a ciascuna lista o gruppo di liste, sono, in primo luogo, proclamati consiglieri i candidati a sindaco non eletti, collegati a ciascuna lista che abbia ottenuto almeno un seggio; nel caso di collegamento a più liste, il seggio per il candidato sindaco è detratto dai seggi attribuiti complessivamente al gruppo di liste collegate.
Sono proclamati consiglieri i candidati di ciascuna lista secondo l’ordine delle rispettive cifre individuali costituite dalla cifra di lista aumentata dei voti di preferenza; in caso di parità, sono proclamati i candidati che precedono nell’ordine di lista.
 

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Commenti

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  1. Scritto da Andrea Bugada

    Grazie infinite per la risposta più che esaustiva. Mi avete sciolto il dubbio. Vorrei invece dire al “Beppe81” che nessuno è nato maestro, quindi lo invito ad avere pazienza nel sopportare i dubbi che i comuni mortali possono avere. Dalla risposta fornitami dall’esperto ho capito una sola cosa: nei comuni piccoli la vera democrazia deve essere rispettata, mentre per i potenti valgono regole non propriamente democratiche, ma fatte su misura.Passo e Chiudo

  2. Scritto da beppe81

    Scusate ma veramente c’è qualcuno che non sapeva che nelle elezioni non serve il quorum ? Affinché la democrazia fosse rispettata al 100% farei dei periodici esamini che attestino l’abilità al voto…c’è gente che in ITALIA vota e non conosce neanche il programma del proprio partito e degli altri…allora come si può dare le sorti di un paese a gente che vota solo a simpatia o perché amici e parenti votano quel partito ? Questa cosa ahimè riguardi tanti rossi, neri, bianchi, verdi, gialli, blu