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Quel “dissenso cattolico” che irritava le gerarchie ecclesiastiche

Per i movimenti del dissenso non esiste discontinuità tra fede, impegno sociale e azione politica. Avviarono il tentativo di rinnovare la chiesa cattolica verso una maggiore democrazia interna

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Sono gli anni settanta, l’Italia vede venir meno due punti fermi che avevano caratterizzato il quieto vivere degli anni precedenti. Da un lato si esaurisce il miracolo economico che aveva fondato la positività e il benessere del Belpaese bloccato dalla guerra dello Yom Kippur e dal conseguente blocco petrolifero imposto dai paesi arabi; dall’altro prosegue la longa manus della contestazione sociale di fine anni ’60 che indebolisce la capacità del paese di ritrovare nuovi equilibri e punti di riferimento nelle istituzioni.
Lungi dall’essere esclusa dagli avvenimenti la Chiesa italiana ne è anzi colpita più che mai, e vede esplodere al suo interno dinamiche e problematiche che traggono le loro radici in avvenimenti lontani e non. Tra questi c’è l’esito controverso del Concilio vaticano II, ed è in questo quadro che la Chiesa si trova ad affrontare il cosiddetto “dissenso cattolico”, già diffuso nel decennio precedente.
A far paura alle gerarchie vaticane sono quei piccoli “gruppi di cattolici, laici, auto convocati e autogestiti che coniugano fede e impegno storico, lettura della Bibbia e azione per la giustizia sociale” (“La Chiesa in Italia”, Franco Garelli Il Mulino).
Hanno un orientamento volto a far assumere alle gerarchie posizione più coraggiose nell’attuazione del Concilio: promuovono l’impegno della Chiesa verso i poveri, avanzano obiezioni contro la guerra e il servizio militare, promuovono riflessioni di teologia politica.
Sono le “comunità di base”, nascono solitamente attorno alla figura di un sacerdote e si ispirano alle comunità cristiane delle origini, vogliono una chiesa più evangelica e più credibile.
Nascono altri movimenti che prendono il via sempre dalla figura di sacerdoti che ne animano le diverse attività. Il mantovano Don Primo Mazzolari e Don Milani ne sono due illustri precursori. Per i movimenti del dissenso non esiste discontinuità tra fede, impegno sociale e azione politica, e avviano il tentativo di rinnovare la chiesa cattolica verso una maggiore democrazia interna.

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