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Il governatore Loiero: “Il frutto di un clima di intolleranza e xenofobia”

Dopo gli scontri di Rosarno, l'opposizione attacca: "Maroni ignora lo sfruttamento da parte della malavita organizzata". Dal PdL anche attacchi a Fini per la proposta di cittadinanza breve

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«A Rosarno c’è una situazione difficile come in altre realtà, perchè in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un’immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazione di forte degrado». Nella prima reazione a poche ore dallo scoppio della rivolta degli immigrati nella piana di Gioia Tauro il ministro dell’Interno Roberto Maroni attacca la scarsa fermezza nella gestione dell’immigrazione, indicandola implicitamente come causa principale della rivolta. 
 
Critiche a Maroni sono arrivate dal centrosinistra, mentre anche la chiesa locale e nazionale ed altri esponenti del PdL hanno sottolineato con forza lo sfruttamento della manodopera clandestina come causa della rivolta. Per il governatore della Regione Agazio Loiero la rivolta «è il frutto di un clima di intolleranza xenofoba e mafiosa che non riguarda ovviamente la popolazione di Rosarno, giustamente allarmata per la situazione di tensione che si è determinata con la rivolta degli extracomunitari sfruttati, derisi, insultati e ora, due di loro, feriti con un’arma ad aria compressa».
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani si rammarica «che il ministro dell’Interno non abbia perso l’occasione, anche questa volta, di fare lo scaricabarile sulla famosa immigrazione clandestina» e chiede di «andare alla radice del problema», legata allo sfruttamento della manodopera da parte della malavita organizzata. Jean-Lèonard Touadi ha lanciato un appello ai lavoratori africani perché cessino le violenze. «Mi metto a disposizione delle autorità locali calabresi per stabilire un contatto dialettico con le comunità di immigrati presenti in zona e chiedo al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di non sottovalutare la drammatica condizione di sfruttamento dei lavoratori stranieri». Anche il capogruppo dell’IdV alla Camera Massimo Donadi critica la posizione di Maroni: «L’immigrazione clandestina è una pagliuzza rispetto alla trave che Maroni ha nell’occhio», vale a dire la ‘ndrangheta.
A fianco di Maroni si schierano Lega e PdL. «Troppa tolleranza verso i clandestini – ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa -. lo Stato ha il dovere di fare rispettare le leggi, di fare rispettare le regole. Non può esserci tolleranza, specie per chi usa la violenza in maniera così evidente, per il solo fatto che è un immigrato. Anzi credo che il degrado sia proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti dell’immigrazione clandestina di questi ultimi anni».
Non manca però il distinguo. Ffwebmagazine, organo di stampa online della fondazione Farefuturo scrive che «in Italia esiste la schiavitù. In uno stato civile, moderno e democratico, non si può tollerare che migliaia di persone vivano nell’indigenza più totale, senza il minimo di dignità che dovrebbe essere garantita non tanto da leggi, quanto dalla civiltà di ognuno di noi».Le posizioni di Farefuturo rispondono indirettamente alle critiche piovute su Fini e sulla proposta di riforma della cittadinanza «I fautori di quell’idea – scrive il deputato Giancarlo Lehner – dovrebbero chiedere scusa e darsi pubblicamente, usando il lessico di Fini dicitore, degli emeriti stronzi».
Sul legame tra sfruttamento e reazione degli immigrati interviene anche Anna Maria Bernini, portavoce nazionale vicario del Pdl: «La nuova schiavitù di "materiale umano" costretto a vivere sotto la soglia di ogni possibile, umana sopportazione […] genera violenza, rottura della pace sociale e guerre di povertà tra chi parla una lingua diversa ma è afflitto dagli stessi problemi».
 
Come già nella zona campana di fronte alla rivolta di Castelvolturno, la chiesa locale chiede di evitare la violenza e prende le difese degli immigrati sfruttati: I luoghi in cui vivono gli immigrati – spiega don Carmelo Ascone, parroco di Rosarno da vent’anni – sono dei veri e propri gironi danteschi. Queste persone vivono in condizioni disumane e disperate. Gli abitanti protestano giustamente, ma l’esasperazione e la rabbia non possono trasformarsi in intolleranza». Sulla stessa linea il commento di don Ennio Stamile, di Caritas Calabria. Di «segnale preoccupante di un territorio che reagisce allo sfruttamento» parla don Giancarlo Perego, della Fondazione Migrantes. Il secondo, dopo quello sul Litorale Domizio, a Castelvolturno.
Anche l’organizzazione non governativa Medici Senza Frontieri e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati chiedono di evitare «la caccia all’immigrato» e denunciano le condizioni in cui vivono gli stranieri irregolari.

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