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L’influenza A preoccupa il mondo dello sport

Il virus dell'influenza A comincia a preoccupare seriamente anche il mondo dello sport. Il calcio ribadisce a gran voce la necessit?? di sottoporre i giocatori al vaccino, e il Coni fa identica richiesta con i suoi atleti olimpici.

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Il virus dell’influenza A comincia a preoccupare seriamente anche il mondo dello sport. Il calcio ribadisce a gran voce la necessità di sottoporre i giocatori al vaccino, e il Coni fa identica richiesta con i suoi atleti olimpici. Perchè calciatori e altri sport di squadra ma anche i campioni delle discipline singole sono a rischio contagio. Così il presidente dell’Associazione italiana medici sportivi, Enrico Castellacci, che è anche il medico della Nazionale, scrive una lettera al viceministro del Welfare Ferruccio Fazio nella quale chiedeva un incontro per discutere del rischio contagio del virus H1N1 anche tra i calciatori, incontro che si terrà a breve. Anche se secondo Fazio "i calciatori non rientrano nelle categorie essenziali che hanno la priorità" nella vaccinazione contro l’influenza A/H1N1. Ma dopo la frenata di Fazio, dal ministero è partita la telefonata a Castellacci: a breve, forse già domani, l’incontro al ministero. Perchè il rischio esiste, visto che in Francia ed Inghilterra c’è una vera e propria emergenza. Per ora non vengono segnalati casi nel campionato italiano, ma come ha sottolineato lo stesso Castellacci, vi sono alte probabilità di contagio all’interno degli spogliatoi delle squadre. «Ribadito che si tratta di una normale influenza – ha aggiunto – il calcio come tutti gli sport di squadra ha una alta probabilità di contagio. Ho ricevuto da parte di molti medici sportivi richieste di chiarimenti su come muoversi. A tutti ho risposto che il vaccino è a disposizione del ministero della Sanità: è per questo che ho deciso di scrivere a Fazio, per illustrare la situazione e prendere delle misure». Pronti a vaccinarsi anche gli arbitri. Una prassi già consolidata: ogni anno i direttori di gara si sottopongono al vaccino per l’influenza stagionale. Ora, vista la particolarità del virus H1N1 all’Aia stanno valutando l’opportunità di sottoporre gli arbitri al vaccino anche in relazione allla maggiore vulnerabilità degli sportivi dopo una prestazione agonistica. "È chiaro che le notizie su questa particolare forma di influenza – dice il disegnatore arbitrale di serie A e B, Pierluigi Collina – ci trovano attenti. Stiamo valutando con il nostro modulo medico come fare fronte a questo problema. Vivendo i raduni a Coverciano tutti insieme il rischio epidemiologico è molto più alto". Il Coni intanto chiede al ministero del Welfare il vaccino per gli atleti olimpici. Il direttore dell’Istituto di medicina del Coni, prof. Carlo Tranquilli sottolinea come il presidente del Coni Gianni Petrucci abbia inviato una lettera al ministro proprio per chiedere il vaccino per gli atleti olimpici. "Il ministero della salute si è messo a disposizione già da tempo – dice Tranquilli – Già un mese fa ci è stato assicurato verbalmente dalla direzione generale che appena arrivati i vaccini avremmo programmato l’intervento per quanto riguarda gli atleti olimpici che dovrebbero essere vaccinati nelle proprie asl di appartenenza oppure presso l’istituto di medicina e scienza dello sport del Coni per quelli che stanno a Roma. Stiamo aspettando la risposta alla lettera di Petrucci". Per ora casi tra gli sportivi non ce ne sono. "Non risultano – aggiunge – ma ci potrebbero essere perchè di casi ce ne sono molti in giro, il vero problema è diagnosticarli. Non è escluso che ci siamo molte persone che abbiano contratto il virus e che siano guarite spontaneamente. Il pericolo di questo virus è che è molto contagioso e potrebbero essere contagiate molte persone contemporaneamente". Il rischio è già emergenza in Francia, dove la partita tra Olympique Marsiglia e Paris Saint Germain è stata rinviata per tre casi tra i giocatori del club parigini. Ed e realtà anche in Inghilterra, anche se il tecnico del Chelsea Carlo Ancelotti non si preoccupa: "Abbiamo preso tutte le precauzioni, ma anche in caso di contagio – scherza il tecnico dei Blues – c’è sempre ‘il rimedio della nonna". Ovvero, ha spiegato Ancelotti, "latte caldo e vino rosso".

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