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I campus americani premiano il merito

Nei principali atenei statunitensi l'ingresso degli studenti non è valutato in base al reddito. Al Mit per oltre il 30% degli iscritti è tutto gratuito. Una politica diretta per attrarre e offrire possibilità a persone di talento in tutto il mondo.

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L’intervista ad Alessandro e la storia di Martina hanno aperto uno squarcio interessante sul funzionamento delle università all’estero. Subito si sono scatenati commenti che hanno messo al centro delle loro scelte anche gli aspetti economici e finanziari. Siamo andati  fare qualche verifica soprattutto nel luogo più lontano, e per questo in apparenza meno accessibile, il Mit di Boston. Viene fuori un quadro da far arrossire chi ha le leve del potere del nostro Paese.
A partire dalla trasparenza si vede subito la differenza di stile. Daniel Barkowitz è il direttore di financial aid all’MIT e gestisce un blog dove si trovano tutte le informazioni del caso.Nella "sua" università quasi il 30% degli studenti per iscriversi, frequentare e vivere non paga un solo centesimo. Trattamento riservato a quanti hanno un reddito inferiore ai 75.000 dollari. Poi ci sono una serie di altre agevolazioni anche per chi ha disponibilità economiche maggiori.
Si badi bene che non è un caso isolato perché le maggiori università americane (Harvard, Princeton, etc.) adoperano un sistema di ammissione che viene chiamato "need-blind admission", che vuol dire che la domanda di ogni studente viene esaminata senza considerare le risorse finanziarie dello studente. Ogni persona accettata deve poi mandare la dichiarazione di redditi famigliari; dopodichè l’università utilizza "need-based financial aid", cioè viene data una borsa di studio che paga tutto quello che il reddito non riesce a coprire (e spesso la borsa di studio copre tutte le spese). Inoltre, l’università offre varie opportunità di lavoro pagato agli studenti, come assistenti di laboratorio, tutori, etc. Tutto questo è per implementare meritocrazia nella sua pienezza.
Per tornare ad alcuni studenti dell’MIT (specialmente quelli internazionali) che provengono da posti remoti del pianeta, spesso con poche risorse economiche. Esemplare la storia di E.G., cresciuto in una risaia in un piccolo villaggio nell’Ovest dell’isola di Java. Lui facendo le olimpiadi di matematica ha saputo dell’MIT, ha fatto domanda, è stato accettato, ed è andato a vivere lì nel campus. È solo grazie al sistema puramente meritocratico che le grandi università americane attraggono e offrono possibilità a persone di talento in tutto il mondo.

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