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I giudici si ribellano “Siamo rossi del nostro sangue”

Intanto proseguono i tentativi dell’entourage berlusconiano guidato da Nicolò Ghedini per trovare una via d’uscita dalle vicende giudiziarie in cui è implicato il premier

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"Se le nostre toghe sono rosse, lo sono per il sangue versato dai magistrati che hanno pagato con la vita la difesa della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare da Falcone e Borsellino", sono le lapidarie parole del procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo stufo dell’ennesima sparata del presidente del Consiglio Berlusconi in diretta televisiva a Ballarò («i pm sono comunisti»). A stretto giro arrivano anche le repliche dell’Anm «i magistrati non devono essere intimiditi, ridicolo descrivere i tribunali come sezioni di partiti politici».
Intanto proseguono i tentativi dell’entourage berlusconiano guidato da Nicolò Ghedini per trovare una via d’uscita dalle vicende giudiziarie in cui è implicato il premier. In particolare il processo che si sta riaprendo a Milano sulla vicenda Mills. La posizione di Silvio Berlusconi era stata stralciata grazie al lodo Alfano dal troncone principale che ha già portato l’avvocato inglese alla condanna in tribunale e in corte d’appello a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari.
Il processo per Berlusconi è poi ripartito dopo la bocciatura della Corte Costituzionale del lodo che immunizzava le 4 più alte cariche dello stato dai processi. Ora al vaglio dei consiglieri del premier ci sono altre norme per creare una via d’uscita. Le ultime notizie che trapelano sui giornali sono dello studio di un provvedimento volto a rendere processabili le 4 più alte cariche dello stato nel solo tribunale di Roma, ma cominciano a levarsi perplessità e resistente anche dall’interno della maggioranza

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