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Il “sacrificio” Ambrosoli ha cambiato le banche italiane

Tanta gente ad ascoltare il figlio dell'avvocato ucciso da Sindona: Umberto racconta la storia di un uomo che ha messo i principi e i valori davanti a tutto.

Annalori è in platea. Ascolta le analisi, gli aneddoti anche, che emergono attorno alla figura di suo marito. Suo marito era, anzi "è" perché con lei non è mai morto, Giorgio Ambrosoli, fatto uccidere da Michele Sindona mentre portava a termine il proprio compito di commissario della liquidazione coatta della Banca privata italiana, senza cedere agli inviti dei potenti, alle pressioni, alle minacce. Annalori ascolta anche suo figlio, Umberto, che aveva appena otto anni l’11 luglio del 1979 quando un sicario tolse di mezzo con quattro colpi di pistola quell’avvocato scomodo, testardo, che non capiva come gira il mondo.
Annalori, la signora Anna Lorenza Gorla, è un po’ la co-protagonista del convegno organizzato dagli Amici di Ubi Banca, col presidente Antonio Parimbelli  a fare gli onori di casa davanti a un pubblico forse inaspettatamente (o forse no) davvero numeroso al Centro congressi di Bergamo. A lei Marco Vitale, noto economista che due giorni dopo l’assassinio di Giorgio Ambrosoli pubblicò un articolo shock sulla vicenda, riconosce il merito di aver tenuto alta, coi figli ma non solo, la memoria, anzi la presenza di un uomo che ha fatto il proprio dovere fino in fondo. Credendo nei propri principi, nella legalità, nella professionalità. E pagando. "Ma non avrebbe potuto fare altrimenti – spiega Umberto che a trent’anni dalla morte ricorda il padre nel libro Qualunque cosa succeda -. Non sarebbe stato lui. In teoria (l’hanno fatto in tanti) avrebbe potuto dimettersi, fuggire, fare della solitudine che gli avevano creato attorno un alibi per ritirarsi. Ma non sarebbe stato lui".
Sono le persone che fanno la differenza. Di questo è convinto Umberto Ambrosoli e così risponde alla domanda centrale del convegno, la domanda posta da Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria, e cioè: "E’ cambiato qualcosa nel sistema bancario da allora a oggi? In meglio o peggio?" Attorno a tale quesito è girato il dibattito che ha visto protagonista anche Tancredi Bianchi, veterano delle aziende del credito, che ha portato il suo "rimorso": "Conoscevo da tempo e stimavo Giorgio Ambrosoli e anch’io sono stato tra coloro che hanno suggerito il suo nome come commissario liquidatore. Il giorno del funerale, mentre lo Stato latitava, ho visto la signora Ambrosoli e i tre bambini e mi sono sentito colpevole di aver proposto proprio lui". 
E’ il professor Vitale che s’incarica di rispondere alla domanda clou della serata: "Il sistema bancario italiano è cambiato, da allora a oggi. Ed è cambiato in meglio. Allora, negli anni Settanta era dominato da quelle che definisco cosche: era la politica a intervenire pesantemente. Oggi non è più così. Oggi ha guadagnato in autonomia e indipendenza. Ed è più sano. Lo dimostra il fatto che le banche italiane sono quelle che hanno meglio resistito allo tsunami partito dall’America e approdato con forza in Europa negli ultimi due anni. Tanta strada nella giusta direzione è merito anche di gente come Ambrosoli". Concorda Umberto Ambrosoli. Concorda sul fatto che in generale il sistema bancario italiano sia molto migliorato, ma sottolinea la presenza di alcune eccezioni: "Come un presidente di Bankitalia che nel caso Antonveneta invitò un banchiere ad andarlo a trovare, passando dalla porta sul retro". Eccezioni sì, ma rivelatrici di un dato incontestabile e cioè che la storia la fanno le persone. Che la differenza la fanno le persone. L’avvocato Giorgio Ambrosoli ha fatto la differenza. E anche un po’ di storia

Commenti

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  1. Scritto da giulia

    Quando voteremo ricordiamoci di votare le persone, non le liste… non gli slogan… non il branco, ma le p e r s o n e.
    Persone che si prendono a cuore i problemi della gente senza fare dello sterile populismo.
    Sono le persone con il cuore che fanno bene all’anima.

  2. Scritto da Luca Lazzaretti

    Da leggere”Un eroe borghese”ed Einaudi.