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Ecosistema Urbano 2010: sempre più giù i capoluoghi lombardi

La classifica della qualità ambientale: vincono traffico e cemento, completamente estinto il primato delle città lombarde. Milano meglio di Roma, Varese solo 35esima

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Nessuna città lombarda tra le dominatrici della classifica generale di Ecosistema Urbano. Per il secondo anno consecutivo, l’eccellenza della nostra regione è un lontano ricordo e non figura in nessuna delle posizioni della ‘top ten’ tra le città italiane: un dato che riflette la realtà che è sotto gli occhi dei cittadini lombardi, e descrive lo stato catatonico delle politiche ambientali nei nostri capoluoghi, smentendo lo slancio “californiano” con cui il presidente Formigoni ha annunciato il suo piano per una Lombardia sostenibile. Aspettando tempi migliori, l’eccellenza per ora bisogna cercarla fuori regione, con Verbania che svetta in cima alla classifica e molti capoluoghi del centro-sud collocati in posizioni migliori rispetto alle città padane: è il caso di Salerno che precede Varese (35esima in classifica) e stacca abbondantemente Brescia. E’ quanto emerge dal 16° rapporto nazionale Ecosistema Urbano 2009, l’annuale ricerca di Legambiente sulla qualità ambientale delle 103 città capoluogo di provincia, realizzata con il supporto scientifico dell’Istituto di ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, presentato oggi a Roma.
 
Solo all’undicesimo posto, ben distanziata dal gruppo di testa, spunta Mantova, che fonda il suo piazzamento soprattutto sulle buone prestazioni della mobilità collettiva, sulla dotazione di verde pubblico e sullo spazio riservato a pedoni e ciclisti (oltre 28 metri di pista ciclabile ogni 100 abitanti), e stacca di 8 posizioni Cremona , la cui netta ripresa (l’anno scorso era 40ma) è legata soprattutto alle installazioni fotovoltaiche sugli edifici pubblici (ben 6,92 kw ogni 1000 abitanti, miglior prestazione nazionale), all’ottimo stato della sua rete di acquedotti (solo il 9% di perdite) e ad un miglioramento registrato sulla qualità dell’aria. Dopo la ventesima posizione della traballante Pavia, con Varese trentacinquesima che perde tre posizioni rispetto all’anno passato, la classifica precipita sempre più giù fino a Sondrio, che prosegue nel suo tracollo perdendo ben 32 posizioni e scendendo al 73° posto nella classifica delle 103 città, facendosi notare rispetto a tutti gli altri capoluoghi alpini che, da Belluno a Bolzano, Trento e Verbania, occupano le migliori posizioni della “top ten”. Sondrio sta perdendo punti sulla raccolta differenziata dei rifiuti, gode di una qualità dell’aria decisamente scadente ed accusa forti inefficienze sul trasporto pubblico locale. Discorso a parte merita Como, addirittura all’86° posto, ma in questo caso a determinare il capitombolo è semplice sciatteria: infatti Como è l’unico capoluogo a non aver fornito i dati richiesti per la valutazione. Voto dunque “non classificabile” per la città lariana (che l’anno scorso occupava il 21° posto della classifica generale).
 
«Nelle città lombarde sono in crescita solo il cemento e il traffico, mentre la qualità ambientale resta al palo – commenta Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia -. Sono sempre più lontani i tempi in cui la Lombardia saliva sul podio dopo aver ‘tirato’ la classifica delle città: la locomotiva lombarda ha perso smalto e voglia di competere sul terreno della qualità ambientale. Il governatore Formigoni ora lancia la sfida della sostenibilità e ammicca all’esempio californiano: una sfida che sarà credibile se basata su azioni e programmi capaci di mobilitare i governi delle città, invertendo la direzione di marcia fin qui tracciata da progetti autostradali e da norme urbanistiche piegate ai soli interessi immobiliari».
 
Cremona, Mantova, Bergamo, Brescia, Sondrio, Pavia e Lecco: fino a un quinquennio fa queste erano le città additate ad esempio per le loro politiche ambientali, a un abisso di distanza dalle città del centro-sud. Oggi invece la classifica vede molti ribaltamenti con l’unica consolazione per Milano, che fa meglio di Roma (Milano 49a, Roma 62a) , ma non è detto che questo distacco sia destinato a durare, visto che Roma sta tornando a scalare la classifica mentre Milano, se si esclude un miglioramento nella dotazione di servizi per la mobilità sostenibile, è sostanzialmente ferma. Ed in ogni caso salta agli occhi il dato sulle piste ciclabili: il pianeggiante capoluogo meneghino vanta un indice di 1,79 mq/100ab (l’indice tiene conto della dotazione di corsie riservate ai velocipedi e di “zone 30” in cui la velocità consentita è compatibile con la sicurezza di ciclisti e pedoni), contro 2,13 della città dei sette colli. Inguardabile il confronto con le altre grandi città del Nord: a Bologna il dato è 7,93 mq/100ab, a Venezia 10,76 e Torino fa 5,54.
 
Complessivamente, il cattivo piazzamento non è il solo segno negativo delle province lombarde: infatti degli undici capoluoghi monitorati (Monza non è ancora entrata nelle graduatorie), solo 3 (Mantova, Cremona e Milano) fanno registrare miglioramenti rispetto all’anno scorso, per tutti gli altri la china è in discesa e la rimonta richiederà un energico colpo di reni di politiche e investimenti ambientali. La fotografia della Lombardia restituita dalla classifica nazionale è quella di una regione sprecona, inquinata e intasata di traffico. I lombardi sono tra i massimi spreconi di acqua potabile (a Bergamo il record con 238 l/ab al giorno) e, pur facendo la raccolta differenziata, producono troppi rifiuti (Brescia batte tutti con ben 729 chili di rifiuti all’anno per abitante, più virtuosi i cittadini dei capoluoghi lariani, che non arrivano a 400 chili). Quanto all’efficienza e al risparmio energetico, andiamo maluccio: i cittadini della Lombardia macinano troppi chilometri in auto e non badano a spese sulla bolletta, per questo si piazzano tra i maggiori consumatori di benzina e di gasolio per autotrazione, ma anche di elettricità per gli usi domestici. Pollice verso anche sul ricorso alle energie rinnovabili. I pochi aspetti positivi riguardano la gestione idrica (quasi ovunque è ottimo il livello di allacciamento dei capoluoghi ai depuratori, molto basse le perdite della rete idrica), mentre sulla raccolta differenziata dei rifiuti si fanno notare solo le buone prestazioni di Lecco e Bergamo.
 
«I dati lombardi di quest’anno sono i peggiori di sempre – conclude Di Simine –, ora abbiamo enormi margini di miglioramento. Noi ambientalisti non stiamo alla finestra ma vogliamo condividere un impegno, insieme a cittadini e amministratori, perchè siamo convinti che la Lombardia può e deve fare molto di più».

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