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“Perché l’Italia non crede di più nel suo patrimonio artistico?”

Intervento di una restauratrice tradatese che ha partecipato all’incontro di protesta sabato a Roma per chiedere al Presidente della Repubblica la revisione delle regole di istituzione dell’Albo professionale

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"Vi dovete abituare all’idea che il vostro lavoro non sarà mai visibile, perchè un restauro fatto ad arte deve essere così: visibile solo agli occhi di pochi"
 
caro direttore,
difficile descrivere l’emozione provata sabato a Roma all’ assemblea di noi restauratori: complicità, sicuramente, un po’ di sana competizione, forse, ma sicuramente tanta grinta e voglia di riscatto.
L’assemblea organizzata da tutte e tre le maggiori sigle sindacali, insieme, in un periodo in cui non è facile vederle unite, ha visto più di cinquecento professionisti discutere del proprio futuro lavorativo.
I sindacalisti parlavano di petizioni al Presidente della Repubblica, di decreti, accessi a fantomatiche prove di idoneità, mentre sul maxi schermo scorrevano le immagini del nostro lavoro, di noi che facciamo il nostro lavoro.
Emblematico il titolo della mostra promossa dai sindacati: "I fantasmi dei cantieri".
Alcuni di noi hanno alle spalle decine di anni di lavoro, più di un riconoscimento da parte delle sovraintendenze che hanno il compito di vigilare e di certificare l’esatta esecuzione del restauro. Ma ora il Ministero dei Beni Culturali ha deciso di cambiare i criteri di qualifica dei restauratori con una legge retroattiva che di fatto promuove due sole scuole di restauro in tutta Italia, ed eleva al rango di restauratore colui che riesce a dimostrare di aver svolto l’attività di restauro con ruolo "qualificato" per almeno otto anni prima del 2001. Tutti gli altri, me compresa, dovranno sostenere una prova di idoneità: non si sa quando, non si sa come. Preciso che anche per accedere all’esame i requisiti sono molteplici e assurdi.
Domanda: quattro anni di accademia di restauro qualificata dal Ministero della Pubblica Istruzione, più sette di lavoro su opere vincolate dalla Sovraindendenza non bastano a fare di me un restauratore?
E’ vero il restauro deve essere visibile agli occhi di pochi, a noi basta lo sguardo meravigliato ed affascinato dello spettatore che vede l’opera restaurata, ma essere così incredibilmente "scaricati" dall’unico organo che dovrebbe tutelarci e garantirci è umiliante.
A chi crede che il nostro lavoro, in tempo di crisi, sia superfluo rispondo ricordando che l’Italia ha circa l’ 70% de patrimonio artistico mondiale. puntando su quello la nostra economia potrebbe vivere di rendita.
Mi scusi per lo sfogo ma siamo stufi di essere considerati fannulloni che lavorano per hobby. Siamo professionisti e con il restauro paghiamo il mutuo!

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