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“Bernini aveva ben presente la causa dell’imputato”

Un ex dipendente del marito della vittima: sapeva bene dell'infortunio sul lavoro di Al?? Ndiogou nell'aprile 2006 e della causa al tribunale del lavoro dello stesso operaio senegalese.

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“Ne parlammo, credo proprio di sì, Bernini sapeva della causa al tribunale del lavoro intentata da Alì Ndiogou”: a parlare è Roberto Guerini, ex dipendente di Giuseppe Bernini, marito di Maria Grazia Pezzoli, uccisa a Vertova il 24 luglio 2008. E’ la terza giornata di dibattimento e Guerini ricorda l’infortunio sul lavoro di Alì Ndiogou (nella foto), l’operaio senegalese unico imputato dell’omicidio, incastrato dagli esami dei Ris sulle tracce di Dna. E dice che nei giorni e nei mesi seguenti a quell’infortunio parlò con “Bernini della causa promossa dallo stesso operaio immigrato”.
“Un giorno di aprile del 2006 eravamo in un cantiere in provincia di Padova, io e la mia squadra, nella quale c’erano anche gli operai Cesare Zanga e Alì Ndiogou. Quest’ultimo è caduto da una trave vicino al tetto fino ad una terrazza sulla quale mi trovavo. Si fece male alla caviglia”.
A quel punto il racconto di Guerini si fa un po’ confuso: “Siccome non era una cosa gravissima, insomma non mi sembrava in fin di vita, gli ho proposto di portarlo ad Alzano. E alla fine l’ho portato ad Alzano, perché ero di fatto capocantiere, anche se non sulla carta. Prima di portarlo ad Alzano ho chiamato al telefono Bernini, che ha detto di portarlo dove volevamo”.
L’unica raccomandazione che Bernini diede in quell’occasione, sempre secondo il teste, fu di dire all’ospedale che Ndiogou era dipendente dell’Orobica Lattoneria, e non più dell’Orobica coperture, e quindi era passato da un’azienda all’altra dello stesso Bernini: uno dei punti meno chiari di tutta la vicenda, dato che lo stesso Ndiogou in ospedale dichiarerà poi di essere dipendente dell’Orobica coperture, “ma secondo me sapeva di essere passato ad altra azienda”, ha aggiunto Guerini.
Lo stesso teste ha poi aggiunto di essere stato chiamato dai carabinieri di Gandino, qualche tempo dopo, “dai quali venni a sapere che Ndiogou aveva intentato una causa al tribunale del lavoro contro il signor Bernini. Ci furono diverse discussioni su questo con lo stesso Bernini. Ma non gli chiedi mai in merito al licenziamento di Ndiogou. Non lo vidi più in cantiere”.
Quello dell’infortunio sul lavoro, e della successiva causa in tribunale (che deve ancora chiudersi), è considerato dall’accusa, rappresentata dal pm Carmen Pugliese, un possibile movente di Ndiogou, che attendeva un risarcimento stimato dal suo avvocato in 48 mila euro. Ma la stessa accusa ritiene importante dimostrare che Bernini aveva ben presente quell’infortunio e la successiva causa intentata dal suo dipendente, della quale, però, non riferì mai una sola volta tra il giorno dell’omicidio (24 luglio 2008) e il giorno dell’arresto di Ndiogou (30 agosto).
Il pm ritiene che il marito della vittima debba rispondere di favoreggiamento personale nei confronti del presunto omicida, proprio per i suoi silenzi. Il gup ha prosciolto Bernini, ma su quella sentenza pende il ricorso della Procura in Corte d’Appello.

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