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“Su Tenaris la politica non può tenere il piede in due scarpe”

La multinazionale produce tubi per il settore petrolifero. Un settore in crisi e quindi chi invoca il mantenimento dei livelli attuali non dice la verità.

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Gentile direttore,
Tenaris Dalmine è una grande industria che si estende su un’area di 1.523.000 mq con 2.218 addetti. Di questi 2.218 lavoratori, per un connubio fra tangibile crisi economica globale e furbesca delocalizzazione (l’Italia per difetto di tutti noi sindacati compresi ha il costo del lavoro lordo fra i più alti in occidente), l’azienda ha richiesto la cassa integrazione per 717 individui. Una mannaia: è chiesta la mobilità per 1/3 degli occupati di tale impresa. Con tutte le incognite per le persone e le famiglie coinvolte: tornerò al lavoro e allo stipendio pieno dopo il periodo d’incertezza? Aspettativa tutt’altro che scontata, almeno per la generalità degli operai e impiegati coinvolti.
Dopo l’annuncio shock della multinazionale holding industriale, com’è giusto che sia, è principiata in azienda la sfilata dei politici d’ogni sponda e colore, cosa senz’altro degna perché concentra l’attenzione, l’appoggio e un deciso impegno nella mediazione da parte degli enti pubblici preposti.  
Eppure qualcosa non torna.
Tenaris Dalmine è un’acciaieria che produce tubi senza saldatura da 17.2 a 711 mm di diametro in acciai al carbonio e legati. I settori d’utilizzazione dei prodotti che escono dalla fabbrica e la ponderante fetta di fatturato, sono diretti alla ricerca ed estrazione del petrolio, oleogasdotti terrestri e sottomarini, impianti off-shore.
Potremmo senza false remore affermare che Tenaris Dalmine è legata ad una politica espansiva del settore oil, per la ricerca ed estrazione di nuovi giacimenti (zone naturali comprese, Eni compresa, delta del Niger compreso), per una politica aggressiva, protetta e globale di ramificazione ed espansione degli oleodotti (in Afghanistan non si sta combattendo per i papaveri da oppio), per una salutare espansione e stabilizzazione del settore petrolifero. In poche parole la politica economica ed energetica su cui si basava il sostegno e l’azione del deplorato George W. Bush.
Bene, assodato che quando l’economia globale rallenta, il prezzo del greggio cala e il settore oil contrae, e Dalmine come conseguenza perde posti di lavoro, viene spontanea e lecita una riflessione: alcuni dei politici che hanno sfilato in fabbrica per compiacere il proprio bacino elettorale, si sono espressi chiaramente e ripetutamente contro le politiche energetiche legate al settore oil e contro le politiche estere aggressive a tutela degli oleodotti che trasportano il prezioso oro nero.
Da che mondo è mondo Tenaris Dalmine non estrae silicio, non produce pannelli solari o pale eoliche: con quale faccia si presentano dunque i suddetti fronte ai lavoratori spandendo solidarietà e promettendo applicazione ed impegno?
Che il forno elettrico della fonderia funzioni a solidarietà? Improbabile.
La politica che vuole tenere un piede in due scarpe (la calzata sinistra ideologica e quella destra della realtà) dimostra nell’emergenza di essere una politica dal progetto ambiguo e col fiato corto. 

Wanilla (
www.ilprincipe.eu)  

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Commenti

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  1. Scritto da marco scaglia

    La Cina da tempo ha investito sui treni e la metropolitana (quindi anche sull’acciao e la rotaia ): primo per accumulare materia prima nel territorio e anche, conseguentemente, per evitare che il costo del metallo (l’acciao) di importazione aumenti.
    In Italia, tra le economie sostenibili, quella della rotaia e dei trasporti marittimi e da incentivare di più insieme alla conversione ad altre forme di econonomia sostenibile.

  2. Scritto da P.eu

    Molto interessanti le vs considerazioni su costi energetici e logistica. Grazie.

  3. Scritto da sudamericano

    Sicuramente il discorso della scarsa competitività dello stabilimento di Dalmine oltre che dall’elevato costo dell’energia è dovuto all’alto costo del trasporto, infatti essendo un prodotto destinato all’esportazione e molto pesante, il costo del trasporto su gomma o su ferrovia fino al porto più prossimo è molto elevato.
    La maggior parte degli altri stabilimenti del gruppo Techint sono sul mare con porto interno allo stabilimento.

  4. Scritto da marco scaglia

    Con ciò, se PRINCIPEBIANCO usa chiamare Tamarris la Tenaris, non si stupisca se si cerca di proporre agli amministratori di Tenaris opportunità economicamente sostenibili nel quadro di progetti d’insieme che confindustria Bergamo, e le altri parti sociali , studiano.

  5. Scritto da orazio

    Ma se i forni elettrici di Dalmine sono alimentati con energia italiana che costa il 30% di più almeno della media europea ,non parliamo di quella mondiale,come pretende Mr Scaglia che i prodotti siano competitivi ?Logico che Tenaris scelga il Messico o l’Argentina.Mettetevi d’accordo ,no al nucleare ,no alle dismissioni di Tenaris no ad altre industrie ad alto uso di energia ,no a questo no a quell’altro ,resta solo l’orto da coltivare .
    La domanda poi è la solita: chi paga?Io no please.

  6. Scritto da marco scaglia

    La sua logica, mr orazio, è quella che P.eu definisce “Tamarra”, si metta d’accordo con il redattore della lettera prima di passare a logiche “Tamarre”.

  7. Scritto da marco scaglia

    Agli operai interessa lavorare, possibilmente facendo in modo che i loro figli possano avere le stesse opportunità in futuro.
    L’economia sostenibile è l’unica che permette questo tipo di opportunità, chè di shock economy ce n’è abbastanza per rischiare altre bolle speculative.
    Il mercato si riprende così, viceversa affonda definitivamente.

  8. Scritto da WWW.ILPRINCIPE.EU

    “L’economia sostenibile”: andarlo a spiegare agli operai (non solo Tenaris) magari convertendo in orti le aree a verde delle aziende.

    Tutti bei concetti per convegni (dove il relatore luccica di luce propria e autostima), di fatto è arduo affrontare la realtà per un’operaio che non campa di speculazioni.

    Rammento dei geni che volevano “convertire e rendere sostenibile” l’industria italiana delle armi, uno dei pochi settori industriali non pesantemente segnati dalla crisi del lavoro.

  9. Scritto da marco scaglia

    Non solo agli operai, che lo hanno capito benissimo, anche agli amministratori di Tenaris.
    Il lavoro che permette un futuro ai figli degli operai, e degli amministratori di Tenaris, è quello.
    Ma il signor PRINCIPEBIANCO è abituato a chiamare Tamarris la Tenaris, memoria corta?

  10. Scritto da P.eu

    Ricordo bene: una installazione artistica autocelebrativa in collaborazione con Gamec di cui è sponsor fondatore, in linguaggio fantozziano una boiata pazzesca.

    A Tenaris riescono decisamente meglio i tubi che trasportano petrolio e gas rispetto alle installazioni artistiche: e con ciò?

  11. Scritto da marilena

    UN OPERAO si scrive senza apostrofo. Per uno che scrive su un sito internet è un po’ grave, o no?

  12. Scritto da P.eu

    E si scrive anche con la “i” perchè se a questi operai gli togliete ancora qualcosa (l’industria bellica non va – il petolio non è politically correct) gli rimarrà un campo da bonificare e zappare.

    Facciamo una cosa marilena: oggi nei vostri ambienti va di moda l’asterisco (*) per non sottostare a una preferenza di identità di genere… Per esempio compagn* marilena.

    Visto che nella mobilità sono inserite anche donne le omaggiamo con un apostrofo rosa: un’operaia.

    Ciao compagn* ;-)

  13. Scritto da marilena

    wanilla potrebbe firmarsi visto che fa parte del gruppo dove scrive anche cimmino(di destra) e così sapremmo come si chiama. Non voglio fare discorsi di economia perchè non sono all’altezza però chiedo al”piede della scarpa destra”(la realtà) come mai tenaris sta investendo largamente in messico e non solo?Grazie per una risposta non di sinistra(ideologica) come solo voi siete capaci di dare.

  14. Scritto da www.ilprincipe.eu

    Non chiedo alla gentile Sig.ra Marilena una laurea honoris causa in economia . Chi scrive non è da tanto.
    Ma di sapere leggere, questo si.
    Nell’articolo si parla chiaramente di delocalizzazione a causa del costo del lavoro lordo in Italia: questa è la spiegazione perchè Tenaris apre in Messico.

    Inoltre spero, sempre in ragione dell’articolo, che M. non siano uno di quei soggetti refrattari all’economia del petrolio e dell’oleodotto, salvo poi essere per l’occupazione piena alla Tenaris.

  15. Scritto da gigi

    il problema da lei evidenziato è semplice e di facile comprensione.. forse è appunto per questo che nn si scagliano qui i soliti commenti “per partito preso” o che si basano sulle ideologie.. complimenti.
    è come la gente che si chiede, xchè dobbiamo pagare tanto l’energia.. e poi si scopre siamo gli unici a non usare il nucleare ma a comprarlo, gli unici a non aver centrali sul proprio territotio ma ad esserne circondati!!

  16. Scritto da marilena

    per wanilla: e a lei sembra giusto delocalizzare per risparmiare sul costo del lavoro dopo che, per anni, si sono raggiunti utili più che notevoli? Dica pure che questa è ideologia, in pratica si lasciano gli operai a casa e si va in altri paesi a pagare salari bassi ad altri operai: non si può differenziare la produzione? Certo che sono per l’occupazionepiena alla tenaris,penso che sia la speranza di tutti i suoi dipendenti!

  17. Scritto da www.ilprincipe.eu

    Non si scagliano i commenti perchè si è messo a nudo la contraddizione di certe politiche che definirei come piacione, imbellettate fuori ma del tutto vuote dentro.
    Sarebbe bene che operai ed elettori prendano coscienza di questo: la Tenaris lavora a pieno regime solo con le “neglette” politiche petrolifere di Bush figlio.

    No Marilena non mi pare per niente giusto delocalizzare in certe maniere, è una ferita del liberismo. Lascia i sogni nel cassetto: Tenaris produce tubi non preservativi.

  18. Scritto da marco scaglia

    Convertire Tenaris si puo’, conservando ed anzi acquisendo ulteriormente lavoro, basta seguire le indicazioni di economie sostenibili che in parte alcuni hanno già intrapreso.
    Non è il caso di Tenaris vezzeggiata dal signor PRINCIPEBIANCO in altre occasioni.

  19. Scritto da www.ilprincipe.eu

    Tenaris Dalmine è un’azienda da cui esce un prodotto di qualità mondiale: tubi senza saldatura.
    Probabilmente nel libro dei sogni di tanti utopisti tali tubi, invece di veicolare nei cinque continenti e sotto i tre oceani petrolio e gas, dovrebbero teletrasportare H2O dalle Alpi al Sahel.
    Purtroppo per il visionario, le belle utopie si sciolgono come burro sul tegame, quando scatta l’emergenza: penso che agli operai gliene freghi meno che meno delle chimere, bensì di una ripresa del mercato.