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Smau cambia pelle: “Vogliamo farvi un elettroshock culturale”

La tecnologia nelle aziende italiane non sfonda: la celebre fiera milanese ammette la crisi e cerca una vita italiana all'innovazione. Ad accoglierla il Presidente Formigoni e i responsabili di Expo 2015

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inaugurazione smau 2009 a fieramilanocity«La situazione italiana è drammatica: le imprese investono poco in tecnologie informatiche e con la crisi la situazione è ancora più preoccupante»: non sono affermazioni totalmente inedite, ma sentirle dall’Amministratore Delegato di Smau Pierantonio Macola, in occasione dell’inaugurazione di Smau 2009, risulta decisamente poco confortante. Eppure l’ultima edizione della Fiera dedicatata all’ICT (acronimo poco amichevole per Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) ha deciso di aprire i battenti proprio così, nel segno del realismo. La situazione italiana non è positiva, e a Smau si sono chiesti il perché. La risposta sembra tanto semplice quanto disarmante, secondo Macola: «Le imprese non sanno davvero cosa l’ICT può fare per loro, e la nostra Smau deve essere la cura a questo digital divide culturale».

Eccolo qui, tradotto in breve, il significato dei continui cambiamenti di pelle della celebre fiera tecnologica italiana. Non più un evento pensato per affascinare il pubblico, e non solo un mercato in cui delle aziende provano a vendere servizi ad altre aziende. Negli ultimi anni Smau ha provato a fare formazione, nella piccola e media impresa soprattutto. Non solo con le decine di seminari che contraddistinguono questa edizione, ma anche con la versione “mignon” della fiera, proposta nel 2009 in alcune città d’Italia (Bari, Brescia, Padova e Bologna) per portare la passione per le tecnologie anche nelle imprese locali emergenti. Lo Smau Business Roadshow ha aiutato Smau a farsi un’idea più precisa della realtà delle imprese italiane, e non a caso sarà replicato nel 2010 (a Bari, Torino, Roma, Padova e Bologna).

Il risultato di questo viaggio ha dimostrato che, guardando bene, una via italiana all’ICT esiste davvero, e deve essere cercata senza scimmiottare gli altri paesi. A dirlo, sempre in occasione della conferenza di apertura di Smau, è il Coordinatore della School of Management del Politecnico Andrea Rangone: «Siamo indietro ma non su tutto: ce la caviamo con le telecomunicazioni e siamo uno dei paesi leader per la diffusione dei cellulari, con una percentuale di terminali 3G (capaci di collegarsi a Internet ad alta velocità ndr) superiore alla media». Quindi una via di sviluppo può essere trovata: «Dobbiamo incrementare la diffusione delle piattaforme digitali e proporre una via tecnologica che si unisca alle capacità di personalizzazione e al buon gusto del Made in Italy» chiosa Rangone, senza dimenticare la provocazione iniziale: «Ma perché tutto questo accada occorre un elettroshock culturale, i manager devono capire che queste non sono sfide, ma soluzioni».

Ricordandoci che il 50% del Pil italiano è di derivazione pubblica, non possiamo dare “tutta la colpa” ai manager di piccole e medie imprese: anche il settore pubblico deve imporsi come traino. Questo è proprio il secondo tema chiave dell’inaugurazione di questa edizione 2009, alla quale hanno partecipato (non a caso) Roberto Formigoni, Presidente Regione Lombardia, Carlo Sangalli, Presidente Confcommercio, Bruno Dapei, Presidente del Consiglio provinciale di Milano, Paolo Angelucci, Presidente Assinform – Confindustria, Fabio Pistella, Presidente CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) e Lucio Stanca, Amministratore Delegato Expo 2015.

Formigoni, ribadendo l’impegno della sua Lombardia nel settore dell’innovazione, lancia una provocazione al governo: «Dovrebbe iniziare a premiare le regioni virtuose e a risvegliare la belle addormentate, che tanto belle non sono. Noi, dal canto nostro, adottiamo una strategia basata su quattro capisaldi: eccellenza, sinergie, ricerca e credito alle imprese emergenti». Tra gli esempi sono stati citati i vari fondi per la tecnologia e la valorizzazione dei microdistretti produttivi, come quello del nuovo distretto aerospaziale che, nelle intenzioni di Formigoni, molto presto aumenterà il numero di imprese iscritte. Altri temi toccati dal Presidente della Regione sono stati la proposta di Brunetta per una maggiore diffusione della banda larga («La Lombardia si impegna da sempre nella diffusione della banda larga, che oggi raggiunge il 94% dei cittadini») e il tema della fuga dei cervelli («Una brutta espressione: è bello che i ricercatori italiani facciano esperienza all’estero, ma anche noi dobbiamo essere attrattivi per loro e per gli studenti stranieri, perchè la ricerca è fatta di interscambio»).

E guardando al futuro, anche a Smau, non si può che guardare all’evento più atteso, l’Expo 2015. Da qui è arrivato un appello dell’Amministratore delegato dell’Expo Lucio Stanca: «Noi lavoriamo all’Expo con anni di anticipo, ed è difficile capire cosa sarà la tecnologia nel 2015: chiedo al settore dell’ICT di aiutarci a capire quali saranno le frontiere della tecnologia. Il contributo di tutti è necessario, perchè l’Expo sarà un evento nazionale, non Milanese, ed è la vetrina più preziosa, al momento, per l’intero sistema Italia».






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