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No al facile consenso di Tremonti

Il ministro semina disorientamento nel campo politico avversario. I riformisti raccolgano la sfida e afferrino la bandiera della secolarizzazione, dell'europeismo, del mercato aperto e regolato, della mobilit?? sociale.

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Con la spegiudicatezza cui ci ha abituato il ministro Giulio Tremonti scatena di nuovo la sua avversione per il mercato e la globalizzazione, veri responsabili, a suo dire, della crisi in cui ci troviamo.
Tremonti dimentica che il mercato in assenza di regole non esiste e che pur con le sue imperfezioni la globalizzazionie in questi anni ha migliorato la condizione di molti paesi poveri.
Dopo aver tessuto le lodi della tradizione, "dio, patria e famiglia", attaccato il mondialismo e il mercatismo, ora rilancia la prospettiva del posto fisso, contrapponendola alle teorie della flessibilità.
Ancora una volta il nostro ineffabile ministro, cresciuto nella palude del dirigismo parastatale e in seguito arricchitosi come esperto "nell’ottimizzazione" delle tasse, riuscirà probabilmente nel suo intento, che è quello di acquisire consenso a buon mercato, seminando disorientamento nel campo politico avverso. Infatti nulla è più gracile della conversione liberale della sinistra riformista italiana ed è risaputo che nel cuore di tanti antiberlusconiani alberga una certa nostalgia per la lotta di classe e tutto il suo armamentario ideologico.
Di fronte a queste sortite molti della sinistra sembrano poi consolarsi con la solita frase: l’avevamo detto noi! Nulla di più sbagliato di questo tipo di atteggiamento, che tradisce sudditanza culturale, mancanza di argomenti e soprattutto non favorisce quello scatto in avanti di cui il Paese ha bisogno.
E’ opinione consolidata, ribadita dal Governatore della Banca d’Italia Draghi, che le crisi per quanto difficili, rappresentano anche una buona occasione, per ristutturare il proprio sistema interno, normativo e produttivo. Ciò significa, in particolare per L’Italia, che ci si deve concentrare sulla sua scarsa competitività, operando urgentemente su alcuni settori chiave, che zavorrano le opportunità di ripresa. Dal welfare, agli investimenti sulla ricercae la formazione, all’attenuazione del fisco su chi produce e lavora, fino alla modernizzazione dell’apparato pubblico, inclusa la giustizia (il cui malfunzionamento deprime pesantemente gli investimenti esteri) è richiesta un’azione riformatrice, che presuppone forte volontà politica e un certo grado di consenso.
Sono tutte iniziative che vanno nel senso di non respingere la globalizzazione, ma piuttosto di governarne gli effetti, in sostanza di non scegliere il ripiegamento sulla difesa dell’esistente, delle piccole patrie, ma di cambiare profondamente, di adeguare al perimetro del mercato quello della democrazia.
Il Governo su questo è molto diviso e le voci più liberal sono soverchiate da quelle più conservatrici, di cui Tremonti e la Lega sono l’emblema e il fulcro culturale. Si tratta di una miscela comunitarista in si mescolano l’euroscetticismo, la paura del cambiamento, il populismo e l’egosimo localista.
Questa miscela attira facile consenso anche negli strati popolari, ma apre anche per riformisti una prospettiva nuova e lungimirante, quella di afferrare senza incertezze la bandiera della secolarizzazione, dell’europeismo, del mercato aperto e regolato, della mobilità sociale e dei diritti di cittadinanza, di quell’alternativa liberale e democratica che l’Italia merita.
La può sostenere una forza a vocazione maggioritaria, con tutto il corpaccione da trascinarsi dietro?
O è invece preferibile rivalutare il ruolo di partiti catalizzatori, delle minioranze intense?
Pensiamoci, ma non culliamoci in inutili nostalgie.
Valter Grossi
 

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Commenti

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  1. Scritto da giuseppe

    Non credo che le dichiarazioni di Tremonti possano aiutare coloro che hanno difficoltà nel superare la crisi economica, perché perdono il posto di lavoro. Ma altrettanto non credo che il Sig. Grossi aiuti a capire la critica a Tremonti, anzi si ha la sensazione che se la cantino e se la suonino tra di loro. L’unica certezza è l’arroganza e la stupidità di entrambi nel pretendere di dettare le regole di sopravvivenza a chi non ha lavoro o rischia di perderlo. A chi servono politici del genere?

  2. Scritto da Luigi Melfi

    A Giù, cà nisciunu è fisso

  3. Scritto da adriano

    quando la politica non ha nulla da dire né da proporre sui problemi veri anche le dichiarazioni estemporanee di un tremonti diventano l’ombelico del mondo di un dibattito che non serve esattamente a nulla…non saranno queste dichiarazioni né questo dibattito a portare né più lavoro fisso né più lavoro flessibile…

  4. Scritto da pavel

    la sparata di Tremontio serve a distogliere l’attenzione dalla tenace e scientifica non difesa del lavoratore nel mercato del lavoro, che è il tema attuale, ritronando a vagheggiare la difesa del posto (fisso) di lavoro, che non è il tema attuale.

  5. Scritto da polaroid

    va bene che solo gli stupidi non cambiano opinione, ma sembra che Tremonti esageri… prima diceva che per fare girare l’economia bisognava ipotecare la casa perchè erano soldi fermi, ora è contro il mercatismo e adesso se ne esce con questa storia; faccia seguire alle parole i fatti: è o non è il ministro più influente del governo? altrimenti cataloghiamo il tutto nella categoria populismo ( o fuffa) a buon mercato.

  6. Scritto da precario di sinistra

    ora ho capito perchè la sinistra perde voti e perchè abbiamo perso il comune di bergamo. grossi è un benestante, l’uomo dei poteri forti bergamaschi, cosa ne sa dei problemi di noi poveri lavoratori? ha pensato solo ai grattacieli in città e così ci ha fatto perdere un sacco di voti. non sarebbe utile buttarlo fuori dal pd?