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“Aveva sempre la battuta pronta”

Tre amiche ricordano Giovanni Gattuso. Jennifer lo conosceva fin dall'asilo: "Una volta ha fatto tardi a scuola per portarmi le mimose..." Celeste e Priscilla: "Non aveva peli sulla lingua, stai tranquillo che se aveva qualcosa da dirti te lo diceva".

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"Era tenero, sensibile. In quarta elementare aveva fatto tardi a scuola perché era andato dal fiorista a comprami la mimosa…" Jennifer lo conosceva bene Giovanni. "Con lui ho fatto l’asilo, le elementari e le medie". Erano molto vicini, i due adolescenti. Fidanzatini no, ma certamente c’era molta simpatia. Adesso Jennifer è seduta su un muretto fuori dalla camera mortuaria dell’ospedale di Ponte San Pietro. E’ venuta  a vedere per l’ultima volta Giovanni. Con lei ci sono due amiche, Celeste e Priscilla, anche loro in compagnia fissa con quel piccoletto che faceva sorridere tutti. "Aveva sempre la battuta pronta per ogni occasione, se aveva qualcosa da dirti stai tranquillo che te lo diceva – raccontano le ragazzine – Ci invitava spesso a casa sua, gli piaceva trascorrere le ore in gruppo, magari anche guardando un film. Lui si divertiva così, in modo semplice, non aveva bisogno di fare chissà cosa. E se ne fregava se qualcuno gli dava dello sfigato, non dava peso al giudizio degli altri".
Non era il tipo che passava inosservato, Giovanni. "Amava i suoi capelli lunghi, ci teneva tantissimo. Poi in testa teneva sempre un cappelino da rapper, oppure una cuffietta" è il ritratto abbozzato da Jennifer, che un po’ sorride e un po’ piange. Per loro, scriccioli 14enni, la morte è qualcosa di troppo grande da immaginare. Priscilla infatti parla di Giovanni al presente, come se nulla fosse accaduto. Difficile realizzare una tragedia simile quando fino a ieri, con Giovanni, ti sei fatta delle grandi risate. "E’ da tre anni che dice a tutti che deve organizzare la festa in piscina…" Poi realizza che quello sguardo da furbetto non lo vedrà mai più. Il sorriso vola via dal volto pallido e il discorso torna al passato: "Gli piaceva la musica techno, a ballare era bravo… Però una volta non l’avevano fatto entrare in discoteca perché era un po’ basso. E lui si era arrabbiato…" Ricordi sparsi fra le lacrime, che restano sospesi nell’aria fredda di questo sabato di ottobre, troppo gelido per essere vero.  

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