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“Dubbi sui soldi, Maria grazia era scossa” fotogallery

Al processo depone una vicina di casa: "Tre giorni prima di essere uccisa il commercialista le parl?? di giri di soldi poco chiari". In aula Bernini.

Un volto impassibile quello dell’operaio senegalese Alì Ndiogou,  dietro le sbarre dell’aula di Corte d’Assise di piazza Dante. Lui, l’unico imputato per l’omicidio di Maria Grazia Pezzoli (nella foto con il marito Bernini), a Vertova il 24 luglio 2008, ascolta ogni teste senza battere ciglio. Anche oggi, 16 ottobre, è stato riconosciuto dalla vicina di casa e cara amica della Pezzoli, Mariella Civino, come l’uomo che attorno alle 13,30 del 24 luglio fu visto sul marciapiede e sulla strada fuori dall’abitazione dove si consumò l’omicidio. Un’altra deposizione pesante contro Ndiogou, già inchiodato dai test del dna confermati in aula dai carabinieri del Ris settimana scorsa. “Il giorno dell’arresto (30 agosto 2008, ndr), quando l’ho visto in televisione, mi sono detta che era lui l’uomo che si trovava fuori dalla casa il 24 luglio”.
In Corte d’Assise, però, di fronte al presidente Aurelia Del Gaudio che non si lascia sfuggire una virgola e spesso e volentieri sente direttamente i testimoni, proprio la deposizione della Civino ha portato alla luce particolari sulla vita di coppia di Giuseppe Bernini e Maria Grazia Pezzoli, ma anche sulla gestione delle aziende di coperture metalliche che marito e moglie gestivano. La vittima dell’omicidio e il marito Bernini avevano richiesto al loro commercialista il trasferimento della contabilità ad un altro commercialista: “Ma il 21 luglio il commercialista ha incontrato Grazia, così lei mi ha riferito – ha dichiarato la Civino – chiedendole che fine avessero fatto i soldi dell’azienda e cosa fossero certi strani giri di soldi in Polonia. Grazia era in lacrime quando mi ha riferito tutto questo e aveva aggiunto che il commercialista faceva una gran fatica a passare le pratiche dell’azienda ad un collega, perché non tutto tornava”.
La sera del 21 luglio, sempre secondo la teste, “Grazia aveva parlato con il marito, chiedendogli conto di eventuali soldi mancanti e dei giri in Polonia. Il giorno successivo, anche se mi ha detto che non avevano litigato, lei era molto scossa, per niente tranquilla. Mi disse anche, parlando del marito: “Se scopro che solo un soldo è scomparso o finito in Polonia io lo mollo” ”. Questa la deposizione di una teste chiave su quanto avvenne nell’abitazione di via Cinque Martiri 65, a Vertova, a poco più di due giorni dall’omicidio di Maria Grazia Pezzoli.
La stessa Civino ha aggiunto che “marito e moglie, secondo quanto mi riferiva Grazia, vivevano praticamente da fratello e sorella in casa, sia lui sia lei avevano relazioni con altre persone”. E ha cercato poi di ricostruire i primi momenti dopo il ritrovamento del cadavere della Pezzoli, nello studio al piano terra dell’abitazione: "Mia madre mi disse che Giuseppe era in strada e che piangeva, dicendo "L’hanno ammazzata". Sono corsa da lui, siamo entrati nello studio e Maria Grazia era per terra, con sangue dappertutto. Subito Giuseppe iniziò a dire che si trattava di una rapina. Io pensai "gliel’avevano giurata e l’hanno ammazzata" ". Un riferimento, quello della Civino, al senegalese Diop Moktar, ex dipendente di Bernini e in rapporti piuttosto turbolenti con l’imprenditore (è indagato per la rapina di un borsello a Bernini in un cantiere di Ponte Vico) . Ma Moktar, sentito come teste, è poi stato scagionato da ogni accusa che c’entri direttamente con l’omicidio. "Bernini mi disse anche che non era importante parlare di lui ai carabinieri, non era importante. E il giorno dopo continuava a sottolineare l’ipotesi della rapina. Fino al giorno dell’arresto non mi parlò mai di Alì Ndiogou".

ORE 16 Giuseppe Bernini è stato ascoltato per un’ora e mezza nell’aula della Corte d’Assise di Bergamo dove è in corso il processo per l’omicidio della moglie Maria Grazia Pezzoli. Tanti i ‘non ricordo’ dell’imprenditore, sia sui primi momenti dopo il ritrovamento del cadavere della moglie sia sulle vicende lavorative che l’hanno legato a più riprese ad Alì Ndiogou, l’unico imputato.

Segue aggiornamento.

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