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“Bei tempi quando i nemici avevano le spade in mano”

Dibattito prima della proiezione di “Barbarossa” al Cinelandia. Tra gli ospiti anche l’europarlamentare Borghezio e il regista Martinelli: “Preparo anche il film sull’invasione islamica dell’Europa nel 1683”

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Ospiti al Cinelandia di Gallarate per BarbarossaPer capire quanto siano potenti le immagini abbinate all’ideologica bastava essere presenti giovedì sera al Cinelandia di Gallarare. La proiezione del film Barbarossa è stato preceduto da una presentazione di circa un’ora e mezza in cui il regista Renzo Martineli e alti esponenti della Lega Nord hanno illustrato le qualità del film: a partire dall’introduzione dei giovani Padani che hanno definito la pellicola “un film sui padani, per i padani e fatto da un padano”, fino ad arrivare alla pacata (nei toni) affermazione dell’europarlamentare leghista Mario Borghezio: “Bei tempi quando i nemici combattevano con la spada in mano”, seguita da uno scroscio di applausi delle oltre 300 persone presenti nella sala 3.
 
Ma andiamo con ordine. Ad aprire la lunga fila di interventi è stato il consigliere regionale della Lega, Luciana Ruffinelli, sollecitata dal direttore Ininsubria.it, Andrea Mentasti. La Ruffinelli ha puntato molto sulla qualità della pellicola: “Mi è piaciuto tantissimo, il regista ha sempre uno sguardo particolare per la storia narrata, mai frontale rispetto, sempre diverso. Un film non si giudica certo dagli incassi ma dalla qualità culturale che questi porta con sé. E questo ha una grane carica”. Presenti al tavolo dei relatori anche il professore ed editorialista della Padania, Bruno Galli, ed anche il responsabile del progetto Barbarossa per la Lega, Leo Siegel che ha puntato il dito sulle polemiche dei giorni scorsi che accusano il film di essere “di propaganda”: “Martinelli non è un regista di regime, è un libero pensatore e probabilmente alla sinistra dà molto fastidio che anche la destra tocchi la sfera culturale in maniera così eclatante. Inoltre, il fuoco incrociato della critica contro la pellicola vuol dire solo una cosa: il film colpisce nel segno, siamo sulla strada giusta”.
 
Molto atteso l’intervento di Martinelli, preceduto dalla lettura da parte della moderatrice, la portavoce del presidente del consiglio regionale Manuela Maffioli, di tutte le critiche che stroncano Barbarossa, uscite nei giorni scorsi. “Molti di loro non hanno nemmeno visto il film – ha dichiarato il regista -. Facciamo capire subito alcune cose: Barbarossa non è un trattatao di Storia, quelli che chiamano errori sono scelte narrative; è costato 9,5 milioni di euro e solo 1,6 sono stati dati dallo Stato, il resto è stato anche coperto dalle già ottime vendite all’estero; il film piace e ce lo stanno chiedendo in molti. Un’opera non si giudica dal botteghino e questa avrà vita lunga, i “soloni” della sinistra avranno di che parlarne perché tra un anno uscirà anche tv in due puntate e tra un mese in dvd. A loro dà fastidio che un regista non vicino alla loro area abbia realizzato qualcosa che ha ottenuto largo consenso anche all’estero. Se l’avesse fatto Moretti certo non avrebbero sparato così. A queste critiche rispondo che c’è solo una regola per giudicare i film: l’emozione che questi provocano, se non c’è non si può fare nulla, è un disastro. E dalle reazioni che vedo nei cinema, questo è un ottimo film”.
 
L’attesa da parte del pubblico era tutta per Mario Borghezio. Il suo intervento è stato pacato e tranquillo nei toni, ricevendo ben più di un incitamento e di un applauso dal pubblico: “Mi riconosco come leghista in questo film. Non sono un appassionato di film storici, ma è innegabile la carica che suscita in noi appassionati. Dico solo una cosa: beati quei tempi, i nemici avevano i forconi e combattevano con la gente con la spada in mano. I popoli liberi di oggi vengono da quella storia, è un grande insegnamento politico, una grande lezione”.
In conclusione, è lo stesso Martinelli a garantire il proseguo di questa nuova filmografia: “Sto preparando un nuovo grande film: la storia di Marco d’Aviano, il gesuita che l’XI settembre del 1683 fermò l’invasione islamica dell’Europa, insieme a migliaia di padani”.

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