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Sussidio regionale anche ai precari non abilitati

Raggiunto l'accordo tra Regione e sindacati che estende ai precari non abilitati, purchè con dissidio di disoccupazione, i benefici dell'accordo Formigoni-Gelmini

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La Regione Lombardia ha esteso anche ai docenti non abilitati, purché percepiscano il sussidio di
disoccupazione e abbiano un contratto non rinnovato, stipulato l’anno scorso, i benefici previsti dall’accordo Regione – Ministero sui lavoratori precari della scuola, quello che prevede la possibilità di integrare il sussidio di disoccupazione dei docenti sino al 100% dello stipendio a fronte di un loro impegno in vari progetti di miglioramento dell’attività formativa.
Il documento prevede che possano partecipare ai progetti di miglioramento dell’offerta formativa, presentati dalle scuole: il personale docente e Ata, individuato nel Decreto legge 134/09 e, in subordine i docenti e il personale Ata che non percepiscono sussidio di disoccupazione e, in ulteriore subordine, i docenti cosiddetti ‘non abilitati’ (quelli appunto che percepiscono di sussidio di disoccupazione, con contratto annuale nell’anno scolastico 2008/2009, ma sono inseriti nelle
graduatorie di Istituto).
I docenti e il personale Ata che ne hanno i requisiti potranno chiedere di partecipare alle attività promosse dalle scuole su temi che vanno: dalla lotta alla dispersione alle attività di orientamento, dal supporto per l’inserimento di studenti stranieri e di ragazzi con disabilità ad ogni altro progetto che possa arricchire l’offerta formativa.
Nel documento sottoscritto oggi si stabilisce che il personale interessato debba presentare la richiesta di partecipare alle attività, su apposito modulo, dal 15 al 26 ottobre, presso le sedi degli Uffici Scolastici provinciali, e che le scuole e gli enti di formazione dovranno definire la tipologia e la durata delle attività, dandone corretta pubblicità.
Ogni istituto, scolastico o formativo, potrà scegliere liberamente il personale, coinvolgendo un massimo di 3 docenti e 1 Ata.
La Regione calcolerà poi l’ammontare dell’integrazione regionale al sussidio statale in modo proporzionale al numero di ore settimanali prestate, dalla ventunesima ora e fino ad un massimo
di 36 ore. Per coloro che non percepiscono il sussidio statale, la Regione provvederà con risorse proprie a coprire lo stipendio, proporzionalmente alle ore lavorate.

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