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Milano, attentato a una caserma Libico fa saltare pacco-bomba fotogallery

L'attentato alle 7.45 alla caserma Santa Barbara di Milano. Il bilancio è di due feriti: l'attentatore, in gravi condizioni, e un giovane militare, che ha riportato ferite lievi.

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Sono in piena fase di svolgimento, con i rilievi della Scientifica e degli artificieri, le operazioni di accertamento della dinamica dell’attentato compiuto alle 7.45 alla caserma Santa Barbara di Milano. Il bilancio è di due feriti: l’attentatore, in gravi condizioni, e un giovane militare, che ha riportato ferite lievi. Sul posto, tra i numerosi funzionari dirigenti e ufficiali di Polizia, Carabinieri ed Esercito, oltre al procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, coordinatore del pool Antiterrorismo, il questore, Vincenzo Indolfi, il Comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, Colonnello Sergio Pascali e il Comandante della Polizia locale, Tullio Mastrangelo. In particolare, oltre ai rilievi della Scientifica, gli uomini della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri, in collaborazione con i più alti ufficiali del presidio militare, stanno ricostruendo la dinamica e soprattutto sentendo le testimonianze del ferito e degli altri militari presenti al momento dello scoppio. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta; a coordinare le indagini sarà il sostituto procuratore Armando Spataro. 
L’esplosione è avvenuta alle 7.45 davanti alla caserma sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell’esercito di piazzale Giuseppe Perrucchetti, a Milano (zona Forze Armate). Un uomo di nazionalità libica, di 35 anni, è arrivato davanti alla porta carraia con un pacco che conteneva un ordigno rudimentale di bassa potenza, nascosto in una cassetta degli attrezzi. L’uomo ha cercato di approfittare dell’ingresso di un militare che stava entrando nella struttura a prendere servizio con la sua auto, una Fiat Punto. L’attentatore ha cercato di intrufolarsi, ma gli si sono parati davanti i militari di guardia che, per fortuna, erano a qualche metro di distanza. È stato a quel punto che ha fatto esplodere il rudimentale ordigno. Prima avrebbe urlato solo alcune parole in arabo. Il comandante della caserma Perrucchetti, il Colonnello Valentino De Simone, e fonti investigative hanno «smentito categoricamente» che il libico abbia proferito frasi inerenti ai nostri militari in Afghanistan, come inizialmente era stato riferito. Dai documenti l’uomo risulta cittadino libico, nato nel 1974, in regola con il permesso di soggiorno. 
Nella cassetta degli attrezzi c’erano circa due chili di esplosivo artigianale: fortunatamente solo una parte è esplosa, altrimenti la potenza dello scoppio sarebbe stata tale da far crollare l’ingresso della caserma. 
Nello scoppio è rimasto ferito un militare di 23 anni, di servizio in quel momento in caserma; si è rialzato subito, ha rifiutato il ricovero e ha parlato con gli investigatori. Una scheggia lo avrebbe colpito di rimbalzo, procurandogli ferite lievi alla testa. Grave invece il libico: il personale del 118, dopo averlo intubato e stabilizzato, lo ha portato all’ospedale Fatebenefratelli in codice rosso. L’uomo, che ha perso una mano e presenta ferite gravi al volto, è ricoverato al Pronto soccorso, e il personale medico sta effettuando accertamenti clinici. L’uomo è piantonato da un nutrito numero di poliziotti e carabinieri che presidiano l’ingresso del pronto soccorso, che si affaccia su via Castelfidardo con quattro agenti e una Volante, e gli ingressi e i corridoi del reparto. 
Il presunto attentatore «sembra fosse giunto a Milano ieri da Napoli, in tasca gli investigatori gli hanno trovato un biglietto ferroviario»: lo ha riferito il consigliere provinciale Giovanni De Nicola parlando ai cronisti in piazzale Perrucchetti. Il politico parla di un «episodio molto, molto preoccupante, che dà l’idea di un piano organizzato e di una possibile base dell’attentatore a Milano». 
La caserma Santa Barbara era tra gli obiettivi di due presunti terroristi marocchini arrestati a Milano nel dicembre 2008, che progettavano una serie di attentati proprio nel capoluogo lombardo. E ora l’obiettivo degli inquirenti è quello di accertare se l’attentato di oggi sia in qualche modo collegato agli arresti di un anno fa. Il nome della caserma venne fuori da una telefonata intercettata dalla Digos in cui i due marocchini indicavano anche altri obiettivi: l’Ufficio stranieri e la sede del terzo reparto mobile della Polizia in via Cagni, a Milano, la caserma dei carabinieri di Giussano e la sede della Compagnia dell’Arma a Desio, il parcheggio del supermercato Esselunga di Seregno. I due marocchini, Rachid Ilhami, di 31 anni predicatore del centro culturale «Pace» di Macherio, e Gafir Abdelkader, di 42, furono arrestati il 2 dicembre del 2008: di loro gli investigatori dissero che si trattava di «cani sciolti» pervasi però da forte radicalismo islamico. Dalle intercettazioni è emerso che il gruppo – oltre ai due arrestati l’indagine ha riguardato altre sette persone – dalla predicazione era passato a studiare gli effetti degli ordigni, le tecniche di autodifesa e come utilizzare sostanze comuni per creare ordigni. «Ci vuole qualcosa che rimanga nella storia, così avresti il riconoscimento di Dio e la grazia di Dio» diceva uno dei due arrestati in una conversazione intercettata a settembre 2008. E in un’altra: «Tu vai dentro, per esempio in una caserma dei carabinieri e ci sono 10, 15 militari, e se li terrorizzassimo?» commentavano. Secondo gli investigatori si trattava comunque di personaggi non inseriti in alcuna organizzazione e che, non essendo riusciti a trovare i contatti necessari per recarsi nelle zone di guerra, avevano deciso di combattere la propria battaglia in Italia.

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Commenti

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  1. Scritto da ORSO45

    Qui si gioca a chi è più co….:
    noi che abbiamo intenzione di costruire lì una moschea o quello che tira bombe nello stesso luogo dove dovrebbero costruirla?

  2. Scritto da cuìn

    cim, era una risposta per ripicca al 6. secondo lei avremo mai la totale sicurezza da terroristi, pazzi e quant’altro? ci salveranno le ronde?

  3. Scritto da amici o nemici?

    Ma la Libia di Geddafi non era tanto amica dell’Italia e di Berlusconi?

  4. Scritto da berghem

    Le ronde no di certo…ma una legge severa in tema di immigrazione ed espulsione forse. In un paese civile le ronde nn dovrebbero nemmeno passare per la testa…e invece tanti cittadini le chiedono, perchè sono insicuri…e lo stato non può accettare che i suoi cittadini si sentano insicuri!

  5. Scritto da vero..

    x stuzzicare il 6.. beh, l’intero intervento del 6 era per stuzzicare ,visto che se si parla di una targa si sono starppati le vesti in migliaia.. e qui non ho ancora visto condannare l’azione del libico.. ma no, è un’invenzione l’insicurezza, come il problema immigrazione, è solo nella testa dei leghisti che voi chiamate razzisti!! IPOCRITI

  6. Scritto da a.r.

    Poverini questi immigrati, sempre con il dito puntato addosso da parte della Lega. Poverini, davvero….. Aiutiamoli, diamogli da mangiare, costruiamogli la moschea, aiutaiamoli ad integrarsi… Certo la lega è proprio cattiva a prendersela sempre con queste brave persone che hanno portato solo del bene nel nostro Paese. MA SMETTIAMOLA!!! MANDIAMOLI TUTTI A CASA LORO STI BxxxxxxxI!!

  7. Scritto da berghem

    @13: parole sante! E’ davvero ridicolo che anche in questo caso si cerca di addossare responsabilità al governo. @11 spiegami un pò che associazione mentale ti ha portato a scriver il commento…

  8. Scritto da Undertaker

    chi è razzista è razzista a prescindere da un azione violenta di uno straniero che in questo caso funge da pretesto per tesi preconcette.
    Ancora non sappiamo perchè questo tizio abbia fatto questa “grande azione di guerra” e se è farina solo del suo sacco o c’è dell’altro. Quello che è certo è che le code di paglia hanno già iniziato ad infuocarsi, temendo sia una risposta (debole, debolissima) alle nostre missioni di guerra nei paesi arabi. il dubbio che la guerra te la restituiscano a casa?

  9. Scritto da leghisti cari

    sempre a star zxitti quanod siete in torto
    pronti a rialzare l cresta quando pensate di aver ragione

  10. Scritto da orazio

    Cuin ma tu ci sei o ci fai?
    La scuola delle Frattocchie ti ha decisamente reso obnubilato.
    Tornatene in …Cuba

  11. Scritto da Marco Cimmino

    Rispondo a cuìn: in un Paese normale le ronde non verrebbero in mente a nessuno; e non credo proprio che siano una soluzione. Ma in un Paese normale, non si fa finta di non vedere i problemi che, ideologicamente, non ci fanno comodo. Ipocriti quelli che fingono che non esista un problema immigrati e altrettanto ipocriti quelli che lo denunciano e non fanno nulla per affrontarlo. Perchè costa soldi, perchè è impopolare, perchè è più facile riempirsi la bocca di slogan che agire: a dx come a sx.

  12. Scritto da vero..

    e se ci fate caso..i pochi che sono intervenuti l’hanno fatto solo per criticare chi faceva notare il problema.. questa è la politica dell’opposizione oggi, concretezza 0 ma sempre pronti a criticare.. poi certo è difficile “sporcarsi” le mani se le si tiene in tasca.

  13. Scritto da cuìn

    ci sono, nessuno risponde che la sicurezza assoluta dal terrorismo ( islamico o italiano) non ci sarà mai. e su questo qualcuno ci marcia. frattocchie? no carissimo, io frequentavo montanelli, il noto bolscevico! 18, 100% d’accordo con lei, pensi un po’.

  14. Scritto da Pergamasca

    Non sarà un libico istruito da Gheddafi (e dal suo amico Berlusconi)?

  15. Scritto da Marco Cimmino

    Caro cuìn, intanto, che sia d’accordo con me (una tantum) non può che farmi piacere. Comunque, sulla questione terrorismo, provo a risponderle io. La sicurezza (anche relativa) in materia di terrorismo non può esistere: sarebbe un nonsenso, visto che il terrorismo è uno stile di combattimento asimmetrico, in cui il più debole punta sul fattore sorpresa. Si possono fare della prevenzione, dell’indagine e della repressione: serve, ma certo non risolve. Il terrorista è sempre un passo avanti…

  16. Scritto da Marco Cimmino

    Delineo uno scenario a caso: un terrorista che, armato di rgp, si piazzi in un campo dalle parti di Grassobbio. Costo: poche centinaia di euro. Perdite: irrisorie. Possibilità di successo: eccellenti. Il terrorista sceglie il giorno e l’ora, il tipo di bersaglio (cargo o passeggeri) e le vie di fuga. Come si può vedere, la nostra sicurezza è veramente fragilissima. Lo ripeto, si può cercare di prevenire, di inflitrare, di informarsi: ma è estremamente difficile. Mostrare i muscoli serve a poco.

  17. Scritto da solita

    x 22.. cavolo che vento oggi a Bergamo, e si è ancora colpa del Governo!! davvero un intervento costruttivo su un argomento che dovrebbe aver più coscienza da parte di tutti.

  18. Scritto da Vittorio

    Sembra che prima di lanciare la bomba abbia inveito contro Calderoli.

  19. Scritto da bolis

    che siano rispediti a casa tutti gli estremisti!!!!

  20. Scritto da Begallo

    qualcuno si rende conto della portata di questo attentato??Rutelli non di sicuro, infatti ha detto che essendo stato fatto da una sola persona è un fatto isolato!!!!! Anche in Afghanistan e in Irak di solito , il kamikaze è da solo………..

  21. Scritto da berghem

    Spero che il libico si salvi…e che poi venga torturato a morte

  22. Scritto da berghem

    il problema vero della sinistra è questo buonismo dilagante che hanno verso tutto e tutti!Non so perchè è passato il messaggio che l’intellettuale è aperto al “diverso” senza porre alcun veto o limite!La destra è bigotta e non accetta “il diverso”?beh,se nella diversità c’è anche solo un minimo rischio di “fatto isolato” del genere, ben venga l’essere bigotto!

  23. Scritto da vero..

    DOVE SONO TUTTI I COMMENTI INDIGNATI VERSO CHI PARLVA DI SICUREZZA? Opss.. sono forse sugli altri articoli, quelli in cui riescono a strumentalizzare la notizia?? parlando di razzismo, xenofobia, ecc..ecc..

  24. Scritto da cuìn

    carissimi, la sicurezza totale non ci sarà mai. e adesso andate a commentare la notizia di calderoli che si allarga la casetta nel parco

  25. Scritto da Marco Cimmino

    Che sciocchezze: come se le due cose si potessero, in qualche modo, associare. Possibile che, ormai, si ragioni soltanto per cassonetti ideologici contrapposti? Un libico fa un attentato? Sì, però Calderoli ingrandisce casa sua. E che c’entra? Male fa Calderoli, ma qui si parla di altro. Il problema del fondamentalismo esiste, così come esiste il problema della moralità politica: ma non si possono usare come contrappesi. E vanno affrontati separatamente, con mezzi diversi e per scopi diversi