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Processo al via: chi ha ucciso si ?? poi mosso in casa

Al via il processo per l'omicidio di Maria Grazia Pezzoli, uccisa a Vertova il 24 luglio 2008. Depongono i principali investigatori. Traccia biologica di Ndiogou vicino alla vittima.

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Sangue in più stanze della casa, dal piano terra al primo, passando per i gradini della scala per arrivare fino alla camera da letto. Chi ha ucciso Maria Grazia Pezzoli, l’imprenditrice uccisa nello studio al pian terreno della sua abitazione di Vertova il 24 luglio 2008, si è poi mosso all’interno della stessa abitazione, non solo per compiere quei pochi metri che separavano il posto in cui è stata ritrovata la vittima dalla porta d’ingresso. Si è mosso per andare al piano superiore, andare nella camera da letto matrimoniale, raggiungere una scala a chiocciola che conduce al solaio.
Il perché, forse, lo dirà il seguito del dibattimento al processo per l’omicidio dell’imprenditrice. Unico imputato è Alì Ndiogou, operaio senegalese all’epoca dell’omicidio già ex dipendente di Maria Grazia Pezzoli e del marito Giuseppe Bernini, ex assessore allo Sport di Vertova. Il processo è di fatto iniziato oggi, 9 ottobre, nell’aula della Corte d’Assise in piazza Dante. Presiede il giudice Aurelia Del Gaudio, a latere Vito Di Vita.
Alla prima udienza sfilano testi importanti, anzitutto il capitano Giovanni Mura, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri di Bergamo, e il maresciallo capo Giovanni Sciusco, dello stesso nucleo. E’ stato il maresciallo, nella sua ricostruzione, a parlare anzitutto di “quattro gocce di sangue (poi corrispondenti al profilo genetico di Alì Ndiogou, ndr) fuori dalla porta che presentavano strascichi che manifestavano uno spostamento verso l’ingresso”, quindi tracce di sangue all’interno della casa sparse ovunque al piano terra “a partire da un piccolo bagno, dal tappetino del bagno e un interruttore della luce fino ad arrivare ad almeno due grosse chiazze nello spazio adibito a studio, in corrispondenza del cadavere della donna, uccisa con una lama”.
Altre “tracce – ha proseguito Sciusco – andavano poi dal piano terreno a quello superiore, con impronte di scarpa ben evidenti nella stanza da letto di sopra e una stessa impronta sul primo gradino di una scala a chiocciola che dal primo piano porta al solaio”. Movimenti convulsi, forse in cerca di qualcosa, ricostruiti tramite il sangue della vittima rimasto sotto le suole di un paio di scarpe che successivamente non sono mai state individuate.
Mentre un’altra prova determinante a carico dell’imputato risulta essere “una traccia biologica, corrispondente al sangue fuori dalla porta e quindi al profilo di Alì Ndiogou, lasciata su un pezzetto di carta assorbente, completamente intriso di sangue della vittima, rinvenuto tra il capo e la spalla destra di Maria Grazia Pezzoli. Lo stesso tipo di carta che, in due pezzi differenti, è stato trovato in bocca alla donna, sulla lingua, come se qualcuno avesse cercato di non farla urlare”, ha pensato il maresciallo durante i suoi rilievi.
Il capitano Giovanni Mura ha poi confermato quello che sembra essere un vuoto di un paio d’ore, tra alcuni movimenti sospetti di "un uomo di colore visto da almeno quattro testimoni fuori dall’abitazione tra le 13 e le 13,30" e il rinvenimento del cadavere "da parte del marito Giuseppe Bernini, che probabilmente ha chiesto alla vicina di casa di dare l’allarme", attorno alle 15,30.
Segue aggiornamento.

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