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L’Inail conferma: “Caso rivisto, Ci scusiamo per le parole usate”

Il direttore dell'Istituto assicurativo di Sassari, dove viveva Mario Soggiu, morto nel cantiere del nuovo ospedale di Bergamo: "Usata un'espressione infelice e da evitare".

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“Sicuramente è stata utilizzata un’espressione infelice nella prima comunicazione alla famiglia, dove si diceva che l’operaio Mario Soggiu non è morto per rischio lavorativo. Ma ora il caso è stato riaperto e potrebbe chiudersi in tempi brevissimi”: a parlare è il direttore dell’Inail di Sassari Fabio Valente Pietrosanto, dopo che la vicenda del mancato indennizzo all’operaio sardo morto a luglio nel cantiere del nuovo ospedale di Bergamo, è stata di fatto riaperta da un intervento del deputato bergamasco della Lega Giacomo Stucchi e del presidente nazionale dell’Inail Marco Sartori. Il caso, per l’Inail di Sassari, era chiuso, almeno fino al primo pomeriggio del 6 ottobre. Tanto che l’istituto di assicurazioni aveva già inviato alla famiglia di Mario Soggiu una lettera nella quale si riteneva non autorizzabile l’indennizzo perché il lavoratore “non è morto per rischio lavorativo”.
Espressione piuttosto dubbia, dato che l’operaio era morto in un grosso cantiere pubblico, e solitamente in cantiere si va per lavorare, anche correndo dei rischi. E’ scattata quindi la pressione di Stucchi su Sartori, e da Sartori la palla, ovvero la riapertura totale del caso, è passata a Sassari. “Abbiamo parlato con la direzione centrale e il caso è stato riaperto – spiega Valente Pietrosanto -. Credo che in tempi brevi si arriverà ad una soluzione e sicuramente saranno evitate certe formule infelici”. Il caso va verso una soluzione e si allontana dalle tinte fosche di quell’espressione relativa all’operaio "morto ma non per rischio lavorativo”.

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Commenti

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  1. Scritto da A. Roncalli

    C’è qualcosa che non va anche per il committente e i responsabili dei lavori. Siccome l’INAIL lo paghiamo tutti e l’Ospedale anche saltino fuori i responsabili del ritardo e di eventuali gravi omissioni. Perchè questo ritardo? Chi sono i responsabili dei lavori? I commmittenti? Dov’è il regsitro infortuni? Quando è stato registrato il povero lavoratore morto? Quale contratto aveva e con quale datore di lavoro? ect

  2. Scritto da davide c.

    leggi i giornali domani….giacomino!
    e guarda che son dalla parte del povero operaio |

  3. Scritto da s.g.

    solo quei fenomeni dell’eco, dopo aver preso l’ennesimo cratere, si ridicolizzano al punto da scrivere che è un giallo il caso dell’indennizzo. ormai stanno diventando patetici. non si rendono conto che questi tentativi di raccontare le cose a modo loro ormai non reggono più.

  4. Scritto da A. Roncalli

    Qua c’è qualcosa che non va anche per il committente e i responsabili dei lavori. Siccome l’INAIL lo paghiamo tutti e l’Ospedale anche saltino fuori i responsabili del ritardo e di eventuali gravi omissioni.

  5. Scritto da ureidacan

    Ho dei forti dubbi che il Presidente Nazionale dell’Inail possa riconoscere un infortunio della sede provinciale di Cagliari, dal momento che lo stesso non ha nessun rapporto gerarchico sulle sedi periferiche. Il riconoscimento o meno è un atto amministrativo, che può essere impugnato davanti il giudice del lavoro competente per territorio.

  6. Scritto da davide c.

    ma quale caso rivisto, ma quale pagamento! informatevi meglio, non c’è alcun ripensamento, si deve attendere il processo e la giusta causa della morte…può essere stato un malore la causa di tutto.
    Il comportamento dell’inail è infame sicuramente e non cambia idea da un giorno all’altro.

  7. Scritto da giacomino

    davide c. sei uno che interviene sempre quando c’è di mezzo l’ospedale e guarda caso sempre per sostenere il contrario della realtà. C’è puzza di bruciato, si direbbe quasi di conflitto di interessi. Magari mi sbaglio, ma a pensar male ( e a leggere i tuoi commenti)….