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In 300mila per la libertà di stampa

Le stime dell'Fnsi e le parole di Roberto Saviano, che hanno infiammato piazza del Popolo

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È piena piazza del Popolo, a Roma, per la manifestazione per la libertà di stampa organizzata dalla Fnsi. Circa 300mila le persone presenti. Prima dell’inizio ufficiale, è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di Messina. La piazza è circondata da una serie di gazebo, che ospitano le postazioni di Articolo21 e di Repubblica. Tante le bandiere della Cgil e di altre sigle sindacali, dell’Italia dei valori, dell’Unità, del Manifesto, di Sinistra Critica.

In piazza tanti volti noti del giornalismo: dal fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, al direttore Ezio Mauro (a sinistra nella foto), da Michele Santoro (in basso a destra nella foto) a Mario Pirani. Gli organizzatori dal palco hanno detto: "Siamo almeno trecentomila. Il traffico nel centro di Roma è praticamente bloccato".

Tra i molti interventi che si sono succeduti dal palco, particolarmente atteso quello di Roberto Saviano: "Quello che sta accadendo in questi giorni dimostra che verità e potere non coincidono mai. Quello che è accaduto a Messina è il frutto, non della natura, ma del cemento. Se chi permette a chi scrive di farlo secondo coscienza e senza pressioni, tragedie come questa potrebbero essere evitate".

"Raccontare, in certe parti d’Italia, significa sacrificare la propria quotidianità – ha proseguito lo scrittore – I temi delle confische mafiose, delle navi, dei veleni, avrebbero dovuto appassionare il Paese ma così non è stato. Sui temi della legalità dovremmo essere uniti, la legalità dovrebbe essere la premessa del dibattito politico non la finalità. Ricordiamo i giornalisti che, come Anna Politkovskaia, hanno perso la  vita per avere un modello di informazione come il nostro. Se oggi  viene infangato questo modello è come insultare quei giornalisti che hanno perso la vita per assomigliarci».

"Il giornalista è un cane da guardia della democrazia – ha detto Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale –  il potere si regge sul consenso ma il consenso deve essere informato. I limiti della critica e dell’invasione della vita privata sono più larghi per quanto riguarda l’uomo politico. Il politico si espone a un controllo più attento dei suoi gesti da parte di giornalisti e cittadini. È legittimo che i politici si difendano, anche presso i giudici, ma non possono pretendere di difendersi accusando a priori la critica. Perché produca libertà l’informazione deve rispondere alla sua funzione di  servizio ai cittadini. Ci sono in questo campo responsabilità gravi di omissione. Se le trasmissioni si trasformano in  spettacoli movimentati da risse mediatiche trasformando gli spettatori in tifosi, la funzione liberante dell’informazione si perde e deperisce. L’intreccio tra stampa e poteri economici finanziari è realtà in  Italia, ma :’è una società che non si arrende a questo: per noi la stampa ha il dovere di stare fuori da questi giochi di potere. Siamo ancora fermi al sistema di duopolio, dove uno è un emittente  pubblica lottizzata dai partii e l’altro è privato. In più c’è  l’anomalia Berlusconi che controlla emittente pubblica e privata. Non  può meravigliare che lo stato dell’informazione sia quello che è. Ma gli anticorpi esistono e oggi siamo qui a rappresentarli".
 

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