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Il Club dei 15 scommette sull’istruzione tecnica

Alberto Barcella ?? il coordinatore del nuovo network che raggruppa 15 istituti tecnici scelti come punto di riferimento per migliorare la qualit?? di questo tipo di istruzione. Per Bergamo si parte con l'Itis Paleocapa.

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Basta col luogo comune che vede il liceo come la “serie A” e l’istituto tecnico come la “serie B”. E’ questo uno degli obiettivi del nuovo progetto messo in campo dal Club dei 15. Cos’è il Club dei 15? E’ il network della associazioni provinciali di Confindustria ove è più alta l’incidenza del manifatturiero nella formazione del Pil.
Il Club ha promosso giovedì 1 e venerdì 2 ottobre un seminario a Tremezzo-Varenna (Co), sul tema: "L’eccellenza dell’istruzione tecnica" e qui ha deciso di avviare un’iniziativa innovativa: una rete che raggruppi 15 istituti tecnici scelti come punto di riferimento per migliorare la qualità di questo tipo di istruzione, e con essa anche il numero di iscritti. Già perché in Italia, ogni anno le imprese hanno “fame” di diplomati tecnici e professionali in ragione di oltre 323mila unità, ma ne trovano a disposizione solo 142mila. C’è un gap di 181mila diplomati che non si trovano. E questo perché l’istruzione tecnica è appunto considerata di serie B e le famiglie scelgono i licei.
Il coordinatore del progetto è Albero Barcella, past president di Confindustria Bergamo, e per Bergamo è stato scelto l’Itis Paleocapa: "Confindustria da tempo collabora col Paleocapa – spiega l’ingegner Barcella -. Adesso rafforzeremo il sostegno, partendo da qui ma non fermandoci qui,con l’intenzione di sperimentare metodi nuovi per avvicinare il mondo della scuola a quello dell’impresa, alle sue esigenze e ai suoi linguaggi". L’avvicinameto e la  riqualificazione dell’insegnamento verranno attuati  attraverso Borse di studio agli studenti meritevoli, stage in azienda, preparazione dei docenti, ammodernamento e potenziamento dei laboratori scolastici, alternanza scuola-lavoro… tutto questo per "rendere le scuole più attrattive, fare percepire il valore dell’istruzione tecnica e l’utilità di un diploma per trovare subito un lavoro qualificato nell’industria".
Grazie alla flessibilità prevista dalla riforma e al coinvolgimento diretto delle imprese, prosegue Barcella "cercheremo di orientare l’offerta formativa alle necessità del territorio, ma – soprattutto – con il prezioso contributo dei docenti si potrà offrire ai giovani una più ampia gamma di opportunità per accrescere le loro conoscenze e competenze".
Qualità e quantità insomma, che vanno a braccetto: "Sì, perché se l’offerta qualitativa tecnica migliora queste scuole diventano più appetibili e un maggior numero di studenti si iscriverà qui. Per di più la preparazione sarà più adeguata alle esigenze delle imprese e questo avvantaggerà da una parte gli studenti che troveranno lavoro, dall’altra le aziende stesse che potranno contare su personale adatto".

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Commenti

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  1. Scritto da rf

    Quello che scrivi brix conferma la mia tesi, cioè che la scuola non è preposta a far imparare UN MESTIERE e non deve farlo, se non è una scuola professionale, ma deve preparare AI MESTIERI. Sembra una differenza da poco ma è decisiva. E lasciamo perdere l’utilità dei corsi serali al Paleocapa, che si sa bene che servono ad ottenere un diploma, cioè un pezzo di carta e a null’altro. O ti devo raccontare quante volte tu e i tuoi compagni d’aula avete dormito durante le lezioni dopo il lavoro?

  2. Scritto da brix

    ho quasi 35 anni, mi sono diplomato alle serali Itis paleocapa e se oggi sono felice lo devo al fatto di avere imparato un mestiere!!
    non è grazie alla scuola che mi sono rafforzato, si è vero ti aiuta, sai fare 1+1 e tante belle cose, ma se vuoi imparare un mestiere ti devi fare il mazzo dagli artigiani anche per poche lire al mese.
    Quando sei grande poi tornano tutti quei soldi!
    giovane operaio se vuoi imparare un mestiere imparalo o come si diceva una volta ruba il mestiere e sarai felice.

  3. Scritto da rf

    Il problema è che in questi decenni si è degradata la scuola deformandone i reali obiettivi ad uso e consumo di chi vi sta intorno e noto si continua a farlo. Quello di cui ha bisogno il paese è di giovani, con idee e creatività da metter in campo nella pratica, non di operai addestrati più o meno specializzati ad uso dei gerontocrati odierni.
    Questo non è riuscita a fare la scuola e deve tornare a fare per rinnovare il paese, perché è bene ricordarlo, la scuola statale è un servizio al paese.

  4. Scritto da rf

    Non mi pare di aver detto che la scuola va bene così. Ho detto che la scuola tecnica non deve sostituirsi alla formazione aziendale, la quale addestra, non forma, e compito della scuola è FORMARE dei cittadini all’uso delle proprie facoltà poi da spendere nel lavoro in modo FLESSIBILE, non produrre limitativamente operai specializzati ad uso delle aziende, Insegnare contenuti senza metodi significa addestrare non formare e la scuola secondaria non è una caserma militare ove addestrare é proprio.

  5. Scritto da rf

    Per quale ragione la scuola deve limitare il futuro professionale di un ragazzo proponendogli come avvenire solo l’essere un operaio? Un diplomato può e deve avere la possibilità di iscriversi all’università e diventare un ingegnere. Con la formazione tecnica aziendale si castrano queste possibilità, perché un ingegnere deve saper ragionare e creare, non solo ripetere ciò che serve per far profitto ad una azienda. La scuola è un servizio alle persone non alle aziende. Questo è il punto cruciale.

  6. Scritto da rf

    Non è un problema di essere bastian contrari è che bisogna sapere di cosa si sta parlando, cosa è la scuola italiana oggi, con che penosi livelli formativi e cognitivi arrivano i nostri ragazzi ad iscriversi ad una scuola tecnica di secondo grado. Non conoscono la matematica, la fisica, la scienza e il ragionare su di essa. Quale tecnologia avanzata di quale azienda pensate siano in grado di imparare in codeste condizioni? Ricaverete solo operai addestrati, non tecnici.

  7. Scritto da rf

    Bisognerebbe chiarire bene e una volta per tutte che la formazione aziendale è cosa diversa dalla formazione scolastica, tecnica o meno che sia. Sono due cose abbastanza diverse e comunque non sostitutive. Se le aziende vogliono che la scuola faccia formazione aziendale, che le imprese versino adeguati contributi allo Stato per farlo. In ogni caso sarebbe un servizio formativo limitativo rispetto agli obiettivi ministeriali e nazionali riguardanti la formazione dei suoi cittadini

  8. Scritto da IL CRIBRO

    Sarei pienamente d’accordo con rf se una volta terminati gli studi uno vivesse di rendita. Siccome però di solito la scuola prepara alla vita e alla vita lavoratova, se fosse più vicina al mondo dell’impresa e preparasse uomini e donne almeno a livello delle scuole europee…. Lei rf è l’unico che dice che la scuola va bene così…e poi si informi su quanto le imprese versano in tasse e quanti contrib.volontari a sostegno delle scuole.Troppo facile fare sempre i bastian contrari.