Bergamo sorrida e mostri le proprie vetrine
Si sofferma sulla bellezza e sul progetto San Pellegrino, la lectio magistralis di Antonio Percassi, laureato ad honorem dall’Universit?? di Bergamo.
Si sofferma sulla bellezza, la lectio magistralis di Antonio Percassi, laureato ad honorem dall’Università di Bergamo. Sulla bellezza come necessità, ma anche come opportunità. E lui di bellezza qualcosa ne sa visto che la sua carriera di imprenditore è nata dalla vendita di prodotti allora nuovissimi, colorati e trendy, quelli del marchio Benetton, la prima catena a cui si affiliò solo 23enne dopo aver abbandonato, con un anticipo sui generis, la carriera agonistica nell’Atalanta di cui era capitano. 
La bellezza, dicevamo, ripresa oggi a spiegare l’operazione che più di tutte pare stare nel cuore di Antonio Percassi: il rilancio di San Pellegrino. San Pellegrino già, come simbolo e cardine del rilancio di Bergamo tutta: "Una delle più belle città del mondo, anzi, la più bella".
Ma Bergamo va valorizzata, va guardata con uno sguardo non scontato, va spinta e promossa per non perdere l’opportunità che è lì a portata di mano grazie anche alla sua posizione strategia e all’aeroporto: "Non riuscire a fermare l’Europa e il mondo che passano davanti alla nostra porta è come buttar via un tesoro", ammonisce.
E allora largo alla bellezza dunque, che però va adeguatamente mostrata: "Sistemiamo le nostre vetrine se vogliamo che qualcuno entri". E’ l’invito che Percassi rivolge al territorio, il territorio tutto, perché faccia sistema e collabori in quella che a suo parere è la sfida del momento, per il mondo del lavoro, per il turismo, per la bellezza appunto: San Pellegrino.
Sì, l’imprenditore premiato dall’Università chiama a raccolta tutti e, dopo aver ricordato come è nato e come si stia sviluppando il progetto San Pellegrino, nome e marchio conosciuti in tutto il mondo, etichetta disponibile a costo zero, il tutto collocato in uno spazio urbano che adeguatamente ristrutturato farà del luogo San Pellegrino una meta d’eccellenza, suggerisce ai bergamaschi di contribuire al rilancio della cittadina termale: "E’ importante rilanciare in un disegno comune gli impianti sciistici dell’alta valle, rivalutare il profilo della scuola alberghiera, potenziare il ruolo dell’Università di Bergamo, creare una sensibilità del bello, diffondere la conoscenza delle lingue, creare insomma una nuova mentalità".
E soprattutto, conclude: "Noi bergamaschi dobbiamo imparare a sorridere".













