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Boffo, la Chiesa, Berlusconi: tutti sconfitti Anche il maldestro inquisitore Feltri - BergamoNews
L'intervento

Boffo, la Chiesa, Berlusconi: tutti sconfitti Anche il maldestro inquisitore Feltri

Alla fine il direttore di Avvenire Dino Boffo ha gettato la spugna, impallinato da una contesa che lascia ancora ampie zone d’ombra. Dalla vicenda escono un po’ tutti sconfitti, anche chi ha lanciato il sasso contro il giornale dei vescovi.

di Antonio Belotti
Alla fine il direttore di Avvenire Dino Boffo ha gettato la spugna, impallinato da una contesa che lascia ancora ampie zone d’ombra. Dalla vicenda escono un po’ tutti sconfitti, anche il maldestro inquisitore che ha lanciato il sasso contro il giornale dei vescovi, colpevole di aver dissentito dal governo in materia di immigrati e di aver suggerito un briciolo di moderazione all’assatanato dongiovanni di palazzo Chigi. Vediamo.
Boffo ha fornito più di una versione sulla vicenda delle molestie telefoniche all’origine del decreto di condanna, arrivando ad accusare senza prove un defunto, salvo poi glissare. Inaccettabile.
La Chiesa italiana, lo ha spiegato bene Messori sul Corriere, avrebbe dovuto dal 2004 accantonare Boffo, troppo esposto ad attacchi e ricatti. Non lo ha fatto e adesso il danno è pesante.
Berlusconi ha fatto trapelare una sua presunta irritazione per l’iniziativa di Feltri dicendo di non saperne nulla (come aveva già fatto per l’attacco di Giordano a Cesa). Che non sapesse è possibile, anche perché l’agente Feltri, titolare di una evidente licenza di uccidere (vedi il trattamento riservato a Veronica Lario) non aveva bisogno di farsi autorizzare per una sparata che fa parte del suo mandato, più che lautamente retribuito. La frattura con la Chiesa italiana durerà si e no 48 ore, dati i troppi interessi comuni in ballo, ma c’è un conto in sospeso che appena possibile il Cavaliere dovrà saldare.
La Chiesa, istituzione divina ma retta da uomini in carne e ossa, perdona (mica sempre) ma ben difficilmente dimentica. Se Berlusconi dissente da Feltri ha una sola cosa da fare per rendere evidente la sua dissociazione: cacciarlo. Improbabile che lo faccia. Non certo per un problema di soldi quanto piuttosto perché spera alla lunga di trarne un beneficio: doveva presentarsi col cappello in mano a chiedere comprensione al cardinal Bertone. Adesso il Vaticano sa che quella tesa dal Cavaliere è una mano armata.
– E veniamo all’azzimato Don Chisciotte della scuderia di Arcore. Lui e il suo socio Belpietro (il primo sa perlomeno scrivere, il secondo ci prova penosamente) vengono dalla sinistra socialista lombardiana (più sinistri del vecchio Pci). Negli anni ‘90 si sono accorti che gli affari si facevano da un’altra parte e anche loro si sono prodotti in un doppio tuffo carpiato in direzione del padrone di mezza Italia, il riccone democristiano sodale di Craxi, pieno di quattrini da spendere per impadronirsi anche dell’altra metà del Paese.
Per la verità Feltri contava soprattutto sugli Agnelli sperando di ottenerne la direzione del Corriere. Ma non riuscì mai a neutralizzare la punta di disistima che l’Avvocato gli riservava. Ha finito così per restare nella sfera di Berlusconi mettendosi al suo servizio e ricavandone un bel mucchio di soldi. Ma anche tanta noia.
Purtroppo Berlusconi è ripetitivo con i suoi giochetti, le sue bugie, i suoi intrallazzi e il Feltri governativo si è arrampicato sui vetri per non annoiare i lettori, con la speranza di assurgere al ruolo di suggeritore del Cavaliere. Deluso nelle sue aspettative si è probabilmente fatto prendere la mano e con la sgangherata sparata anti Boffo ha forzato le cose, ciccando clamorosamente sulla natura della documentazione che qualcuno gli ha passato.
Il guaio è che Feltri, con il suo Sancho Panza alias agente Betulla, dopo oltre un decennio da guastatore salariato può esibire al più un elenco di rovine. Peccato.
Quanto poi ad eleganza, sotto il vestito rimane poco o niente.

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