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Feltri attacca a testa bassa il direttore di Avvenire - BergamoNews
Il caso

Feltri attacca a testa bassa il direttore di Avvenire

Il Giornale apre con un titolo a tutta pagina: "Il supermoralista condannato per molestie". Nel mirino Dino Boffo che ?? stato condannato per un episodio risalente a 9 anni fa.

Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, attacca il direttore di Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana. Scuote gli animi tra i cattolici del centrodestra (il vicepresidente dei deputati del Pdl, Maurizio Lupi, parla di «attacco brutale e inspiegabile» e di «comportamento inaccettabile»). E provoca l’immediata reazione della stessa Cei, che conferma la sua fiducia nel direttore sottolineando che il quotidiano è «da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza». Intanto arriva la notizia che l’incontro tra Silvio Berlusconi e il cardinal Bertone non si terrà perché la cena a cui avrebbero dovuto partecipare, ospiti dell’arcivescovo dell’Aquila, è stata annullata. Una nota della sala stampa della Santa Sede spiega poi che per «evitare strumentalizzazioni» alla cerimonia per la ricorrenza religiosa della Perdonanza parteciperà invece il sottosegretario Gianni Letta. 
«Il supermoralista condannato per molestie» titola in prima il Giornale richiamando una vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Boffo tra il 2001 e il 2002 e che ha avuto come epilogo un rinvio a giudizio – riferisce il quotidiano di Feltri – disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto 2004. Alla base della vicenda ci sarebbe la querela di una signora di Terni «destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione». Il Giornale riferisce che Boffo chiese il patteggiamento pagando poi un’ammenda di 516 euro. 
Al di là degli aspetti giudiziari, la notizia dà a Feltri lo spunto per un duro editoriale in cui parla di come Avvenire «ha messo mano al piccone per recuperare materiale adatto a creare una campagna moralistica contro Silvio Berlusconi, accusato di condurre un’esistenza dissoluta in contrasto con l’etica richiesta a una persona che ricopra incarichi istituzionali». Per il direttore del quotidiano che fu di Indro Montanelli è venuto il momento di «smascherare» quelli che definisce «moralisti privi di titoli idonei» e questo «affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche». «Se i vescovi hanno affidato al direttore Boffo il compito di loro portavoce – fa notare Feltri – si sono sbagliati di grosso, non perché lui non abbia capacità tecniche, bensì perché è privo dei requisiti morali per fare il moralista o per recitarne la parte».
Dal canto suo, Dino Boffo si difende parlando di «killeraggio giornalistico allo stato puro». «La lettura dei giornali di questa mattina – dice Boffo – mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda». Un killeraggio, sostiene Boffo, «sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie. Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati.
Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro».

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