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Nei campi con i quad i ricercatori ingaggiati da Brebemi fotogallery

Due super ricercatori di una societ?? di livorno ingaggiata dalla compagine della nuova autostrada hanno dato il via a rilievi sofisticati nei campi a Sud di Treviglio, per la zonizzazione del tracciato, l'analisi del suolo e il ritrovamento di eventuali reperti archeologici. Macchine tecnologiche montate sui quad.

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Ai passanti sono sembrati, in un primo momento, due giovanotti che stavano rovinando un campo facendo una gara di quad. Ma avvicinandosi ai due uomini che nelle ultime giornate attraversavano i terreni a Sud di Treviglio (nei pressi della zona Pip, verso Casirate)s è stato facile rendersi conto che non si trattava di due appassionati delle particolari moto a quattro ruote, ma di due ricercatori e agronomi di alto livello al lavoro per conto di una società ingaggiata da Brebemi: la So.In.G di Livorno, azienda che in Italia ha l’esclusiva per apparecchiature sofisticate, sta effettuando la zonizzazione dei terreni e una prima ispezione del suolo della Bassa Bergamasca, per poi suggerire alla società come muoversi durante i lavori. In apparenza ad uno dei quad sembrava essere attaccato un rudimentale aratro a più ruote, che era invece un rilevatore geofisico sofisticato. I terreni e le aree utilizzate per il tracciato Brebemi saranno analizzati al dettaglio, con campi che verranno passati al setaccio ogni venti centimetri. Oltre ai riferimenti per la zonizzazione del tracciato si punterà a capire le condizioni del suolo e si utilizzeranno strumenti utili per individuare eventuali reperti archeologico.

Ogni dettaglio tecnico è spiegato nel testo di Arianna Bergamini, tecnico dell’ambiente e studentessa di Arcene, incuriosita dai lavori in corso:
E’ trascorsa poco più di una settimana dall’inaugurazione dell’atteso cantiere Bre.Be.Mi, che già solerti tecnici specializzati sono operativi sul territorio bergamasco della bassa.
Difatti nelle terre del Gerundo, a Treviglio, in via Filzi, hanno avuto luogo delle rilevazioni cartografiche del suolo ad alta risoluzione per la zonizzazione del territorio, per la diagnostica ed il monitoraggio di eventuali beni culturali archeologici, attraverso apparecchiature uniche in Italia, strumenti pratici di analisi e contemporaneamente arnesi di ricerca e sviluppo progressivo presso alcune università italiane.
Ad illustrarci i particolari di questi due strumenti, curiosamente montati su due Quad 4×4, è il dottor agronomo Giovanni Bitella, esponente della So.In.G. (azienda di Livorno con l’esclusiva tecnologica per l’Italia) e ricercatore presso l’Università della Basilicata. Nel nostro Paese ad oggi sono state realizzate importanti applicazioni con la collaborazione e la validazione del metodo da parte di centri di ricerca quali il Centro di Ricerca per l’Agrobiologia e la Pedologia di Firenze, l’Università della Basilicata e l’Università di Napoli.

Le mappe di resistività ottenute, essendo in rapporto diretto con il contenuto di argilla, consentono di avere una conoscenza generale delle caratteristiche del suolo. Tale metodo d’indagine è nato da una ricerca partita nel 1987 dal centro Cnrs on geophysical soil characterization (University Paris VI, France), da cui si è sviluppata la società Geocarta. In Italia tale servizio di indagine è stato introdotto dalla società So.In.G. strutture e ambiente srl, grazie ad una consolidata partnership con Geocarta.
Il primo dispositivo, volgarmente paragonabile dai profani del mestiere ad un mini aratro dalle ruote uncinate, è invece un congegno che consente tecniche di indagine geofisiche tra le quali quella geoelettrica che può essere applicata con una moderna metodologia: la tecnologia ARP (Automatic Resistivity Profiling), già molto diffusa nelle grandi imprese viticole per un monitoraggio delle distese in cui collocare proficuamente le coltivazioni. ARP è un nuovo metodo d’indagine rapido e non invasivo che permette di determinare in continuo la resistività elettrica apparente del suolo, comparabile con i parametri pedologici quali tessitura, umidità, contenuto di argilla.
Il carattere innovativo della tecnica ARP è rappresentato dal passaggio da una analisi puntuale, a circa 30.000 misure per ettaro acquisite in continuo, con una misura ogni 20 cm, georeferenziata in tempo reale, con notevole risparmio di tempo e di costi. Il sistema ARP, munito di encoder digitale e sistema DGPS, che registra e trasmette garantendo una precisione estrema.
Questo resistivometro (così è tradotto) è provvisto di tre sensori che analizzano contemporaneamente tre distinti livelli di profondità del terreno i cui valori vengono rappresentati da mappe di resistività. Il secondo strumento chiamato AMP usa la tecnica magnetometrica ed è messo in campo allo scopo di appurare e prevenire un eventuale rischio archeologico nella realizzazione di una grande opera infrastrutturale come sarà la Bre.Be.Mi.
I vantaggi dell’applicazione delle tecniche di remote sensing all’archeologia sono finalizzati all’ individuazione di strutture archeologiche sepolte, alla realizzazione di cartografia archeologica, alla realizzazione di cartografia del rischio archeologico, a valutazioni di impatto archeologico, nonché alla diagnostica ed al monitoraggio della risorsa archeologica. Questo apparecchio si presenta come un carrello a 4 ruote, su cui sono montate delle barre metalliche, il tutto trainato da un quad 4×4.
Le rilevazioni ottenute dal dispositivo, devono essere sovrapposte solitamente ad altri risultati di tipo geofisico, cioè ad altre tecniche di indagine, come la tecnica elettromagnetica (EMP), la tecnica radar (GPR) o il telerilevamento (remote sensing). Tutte queste tecniche permettono di analizzare determinati aspetti del territorio senza entrare direttamente in contatto con esso, integrando le tecniche tradizionali d’indagine archeologica, quali lo studio delle fonti, la ricognizione di superficie e test di scavo, con l’analisi di immagini satellitari, fotografie aeree verticali ed oblique, scanner avio trasportati Lidar e iperspettrali è possibile individuare e monitorare il patrimonio archeologico aggiungendo elevatissimi livelli di dettaglio, nonché la più alta affidabilità nei risultati.
Tutta questa tecnologia in azione, non ha certamente costi contenuti, ma è un mezzo utile a ridurre l’impatto ambientale che si avrebbe attraverso l’uso di mezzi desueti di trivellazione preventiva, che risulterebbero devastanti qualora l’area si presentasse inidonea e priva dei requisiti necessari per le grandi opere in progetto di realizzazione imminente.

Arianna Bergamini

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