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Tutti contro Milano

Il giornalista Corrado Stajano sul Corriere della Sera dipinge un ritratto crudele della capitale morale, “andata in frantumi come un vaso di terraglia”. Indifferenza, razzismo, traffico inquinamento: tutto vero?

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E’ vera la città raccontata da Corrado Stajano sulle colonne del Corriere della sera, che nell’edizione domenicale dedica una pagina intera ("Milano senza sogni, una città amara") al declino della capitale morale? Scrive il giornalista cremonese (foto) autore de “Un eroe borghese”: “Che cosa è accaduto a Milano in questi decenni? Il degrado non riguarda soltanto i marciapiedi rappezzati, naturalmente, e neppure i tram che funzionano male, il traffico paralizzante, l’aria avvelenata. Riguarda l’intera comunità, indifferente, passiva. Si è smarrito lo spirito solidale, simbolo della città, persino delle sue canzoni”. Una posizione dura, forte, argomentata nei passi dell’articolo con storia e attualità, economia e società. Ma non è nuova. La peste di Milano, libro guardacaso del varesino Marco Alfieri, ne parla approfonditamente. A Milano, dice Alfieri, “Ci sono forze e capacità creative: però non c’è più la capacità di metterle al lavoro per la dimensione collettiva. A Milano manca il senso di responsabilità e il senso di reciprocità. Manca una grande idea. Non il grande progetto ma mille piccoli progetti intorno a una grande idea, a un denominatore comune. In una parola manca la politica, manca la capacità di fare rete e di produrre immaginari”. Una simile impressione si ha leggendo un’intervista dell’ex assessore alla cultura del comune di Milano ai tempi dell’amministrazione Formentini, Philippe Daverio (foto), che intervenendo sulll’Espresso qualche settimana fa, parla di una città come “terra di conquista. Alcune orde sono quelle immobiliari. Sul mattone regnano cinque o sei tycoon che non si scansano facilmente. La città è circondata da una catena claustrofobia”. Tanti intellettuali dipingono così la città da cui un tempo non si scappava perché, dice un vecchio detto lombardo, “chi volta el cu a Milan, volta el cu al pan”.
Molti varesini vivono la città più di tanti milanesi. Ci vanno per divertirsi, informarsi, soprattutto per lavorare. Come la trovano? Appare veritiero questo quadro sulla capitale economica del Paese? I commenti a questo articolo saranno un’occasione per parlarne.

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