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Dopo il nubifragio cantieri improvvisati e rischiosi

L'allarme di Giovanni Anesa, rappresentante provinciale per la sicurezza dei lavoratori: "I media hanno mostrato, e lodato, nei giorni scorsi le persone che, rimboccatesi le maniche, si saon messe al lavoro. Ma prive delle più elementari protezioni".

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L’allarme di Giovanni Anesa, rappresentante provinciale per la sicurezza dei lavoratori.

Lunedì scorso, durante la mia attività di rappresentante per la sicurezza a livello territoriale, ho visitato alcuni cantieri nella zona dell’alto Sebino bergamasco, più nello specifico i comuni di Riva di Solto e Solto Collina.
Questa zona, settimana scorsa, è stata colpita da un nubifragio che per la sua violenza e irruenza, oltre che abbattere alberi e cartelli stradali, ha divelto e scoperchiato parecchi tetti e altri tipi di coperture.
Lungo la strada, non ho potuto fare a meno di notare quanti cantieri si fossero attivati e improvvisati per le opere di rifacimento e ripristino del manto di copertura.
Purtroppo in quasi tutte queste realtà risultava lampante che i lavoratori impegnati operassero senza le dovute misure di protezioni atte ad evitare il "famigerato" rischio di caduta dall’alto, sia quelle a carattere collettivo ( parapetti, guardia corpo, ponteggi ecc.), che quelle individuali ( imbracature di sicurezza, adeguati sistemi d’ancoraggio ecc.).
Per quel che mi compete, dove sono riuscito ho informato e "sottolineato" della gravità della situazione, quanti, anche superficialmente e spavaldamente, stavano operando ad altissimo rischio.
Quella sera stessa sulle televisioni locali e il giorno dopo sui giornali, si sono inseguite immagini di lavoratori che stavano sui tetti in situazioni precarie; in alcuni casi si lodavano le persone che, tipico della popolazione bergamasca, si rimboccavano le maniche e si mettevano immediatamente al lavoro, sottolineando ancora, qualora ve ne fosse bisogno, come l’impianto culturale cui siamo soggetti è sempre ben poco disposto a sottolineare le gravi carenze che in materia di sicurezza popolano ogni momento della nostra vita, e in misura preoccupante quella lavorativa.
Non serve spendere altro fiato prezioso, se ne è già speso troppo e invano, e lo si farà ancora quando (purtroppo succederà) qualcun altro morirà di lavoro, sempre per un “atroce scherzo del destino”. Sindacato e istituzioni hanno le loro colpe, ma faticosamente cercano di fare la loro parte, però, fa rabbrividire e indignare come i media siano indifferenti in materia di salute e sicurezza e non osino farsi strumento culturale, badando poi bene a non perdere l’esclusiva in seguito ad un infortunio , che se mortale crea più attenzione e audience.
Proviamo tutti a darci una mano?
Giovanni Anesa
Rappresentante Provinciale per la Sicurezza dei Lavoratori
 

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Commenti

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  1. Scritto da orestolo

    La sicurezza dovrebbe essere sottolineata più spesso da tutti, anche dai media. Grazie Giovanni

  2. Scritto da Lucas

    Udeur, pdl e leganord manderanno la sovrintendenza o stavolta non conviene?