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Io, giornalista stregato dalla Luna

Eugenio Sorrentino, vicepresidente dei giornalisti aerospazial: "iSono tra coloro stregati dalla Luna, nel senso che quella fantastica avventura del luglio 1969 ha segnato la mia esistenza, gli studi e acceso una passione infinita, regalandomi un’avventura che spero duri tutta la vita".

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Sono tra coloro stregati dalla Luna, nel senso che quella fantastica avventura del luglio 1969 ha segnato la mia esistenza, gli studi e acceso una passione infinita, regalandomi un’avventura che spero duri tutta la vita.
All’epoca avevo dodici anni, avevo divorato già tutti i libri di scienza e fantascienza, collezionato centinaia di ritagli di giornali e visto realizzarsi la prima parte del sogno di Jules Verne con la circumnavigazione della Luna da parte dell’equipaggio di Apollo 8 nel Natale 1968. Ho vissuto l’emozione dello sbarco nella casa dei nonni materni, di fronte al maestoso profilo di Capo Palinuro adagiato sul mare striato dei riflessi argentei della Luna. Nel grande salone, di fronte allo schermo in bianco e nero, eravamo non meno di cinquanta persone. Non tutti potevano permettersi la tv. Poi la sveglia all’alba del giorno seguente per vedere la prima volta dell’uomo su un altro corpo celeste.
Conservo una lettera di Rocco Petrone, direttore del Programma Apollo, la cui famiglia d’origine viveva negli Usa in una cittadina popolata di emigrati italiani chiamata Amsterdam nel distretto di NY. Mi scriveva di crederci ed impegnarmi per coronare i miei sogni. Intanto avevo un cimelio d’eccezione: una spilla con la scritta “Nasa Astronaut”. Dieci anni dopo, studente alla facoltà di ingegneria aerospaziale dell’Università Federico II di Napoli, ho potuto conoscere i protagonisti di quell’impresa, non solo astronauti, ma scienziati, tecnici e progettisti. Concordo con quanto afferma Neil Armstrong, primo uomo sulla Luna: non sono un eroe, non ho meriti particolari, sono stato solo scelto e insieme ai miei colleghi sono riuscito a portare felicemente a termine la missione.
Ma l’impresa resta eccezionale. Come straordinario e drammatico il ritorno sulla Terra dell’equipaggio di Apollo 13, in quella che Jim Lovell definì “un fallimento di successo”. Lovell, che aveva raggiunto nel 1968 la Luna con Borman e Anders, si dovette accontentare di girarci intorno una seconda volta senza poterla toccare. Con lui credo di aver conosciuto l’astronauta più consapevole del valore dell’impresa e nel contempo dei limiti dell’uomo. Il suo racconto vale un capitolo epico. Vent’anni fa fui chiamato a fare da chairman, organizzatore e moderatore, di un grande evento che si tenne a due passi da Giffoni Valle Piana, piccolo centro salernitano famoso per il festival del cinema per ragazzi. Le star furono  Michael Collins, pilota della navicella Columbia che restò in orbita lunare, e il mitico Ruggero Orlando, corrispondente della Rai dagli Stati Uniti, entrato anni prima nel gruppo dei giornalisti aerospaziali italiani, di cui anch’io già allora facevo parte. Se Armstrong e Aldrin condussero il modulo lunare Aquila sul Mare della Tranquillità, Collins restò per lunghi periodi l’uomo più solo dell’universo, senza possibilità di comunicare nella faccia nascosta della Luna. Scoprii quanto fosse timido e mi resi conto di quanto l’avventura l’avesse segnato, restando tra i pochi a mantenere stabili i legami con la famiglia.
Ma cosa si prova veramente ad uscire dalla Terra? Vi posso dire, avendo sperimentato il volo a gravità zero a bordo di un aereo di addestramento della Nasa, che lo stato di imponderabilità è solo un assaggio dello spazio, il quarto ambiente dell’uomo. Posso anche assicurare che abituarsi a pensare in un certo modo aiuta a gestire la quotidianità, cominciando dal prevedere sempre una seconda possibilità in ogni situazione. Oggi, a quarant’anni di distanza dallo sbarco sulla Luna, confesso una certa nostalgia ricordando come la gente riuscisse a sognare e ad emozionarsi. Personalmente, alzo gli occhi al cielo ho qualvolta posso vedere anche solo uno spicchio di Luna. Intanto, a mia figlia undicenne ho spiegato che il suo nuovo telefonino ha una potenza superiore a quella del computer che ha guidato il Lem all’allunaggio. Forse questo l’aiuterà a capire cos’è stata la conquista della Luna.
Eugenio Sorrentino
Vicepresidente giornalisti aerospaziali
Segretario giornalisti scientifici

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