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«Ricordo la Luna, ma ho sogni marziani»

Luglio 1969: a quarant'anni dalla missione Apollo 11, il celebre astrofisico Giovanni Bignami racconta il suo ricordo dello sbarco e l'incontro con Aldrin. Ma guarda anche più in là

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Il ricordo dello sbarco sulla luna, è un ricordo indelebile. Chi ha vissuto quel momento, ricorda ogni piccolo particolare: dove si trovava, con chi era, cosa pensava. Le generazioni che non hanno vissuto quel sogno, forse, possono paragonare un momento del genere solo ad altri eventi di portata mondiale, come l’elezione di Obama.
Ma come può ricordare un evento del genere chi, per lo spazio, ha vissuto una vita intera di passioni e lavoro? Per capirlo l’abbiamo chiesto a Giovanni Bignami.

Docente allo Iuss di Pavia e accademico dei Lincei, Bignami è stato Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana fino al 1° agosto 2008. Anche se recentemente ha criticato i progetti di ritorno sulla Luna, guardando avanti e proponendo altre priorità, questo scienziato ha una passione innata per la Luna. In questi mesi ha girato l’Italia per spiegare a tutti i dettagli più curiosi della storia dello sbarco (a Varese il 6 giugno) e, il mese scorso, è finito sulla copertina di Wired, una delle riviste scientifiche più seguite del momento, con la sua intervista a Buzz Aldrin.

Ma come ricorda, Bignami, quel giorno dello sbarco?
«All’epoca c’era il servizio militare obbligatorio, io ero in una piccola caserma in Valle d’Aosta come ufficiale degli alpini. Come tutti, vidi l’evento in TV.»

Cosa pensò quando vide il celebre passo di Armstrong?
«Ricordo un’emozione fortissima, anche perché all’epoca mi ero già laureato in fisica e lo spazio era la mia passione. Un altro militare mi diede una pacca sulla spalla dicendo "Sono le persone come te, che rendono possibili queste cose".»

Pochi giorni fa ha incontrato Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver calpestato la Luna. Quale impressione Le ha dato?
«È un tipo simpatico, forse un pochino strano, ma con idee chiare e dirette. Una persona in gamba e decisa, sostiene con forza le sue opinioni. Tra le quali la convinzione che un secondo sbarco sulla Luna, oggi, non sarebbe poi così utile.»

Un’opinione che condivide anche Lei…
«Possono esserci mete più importanti e interessanti, Marte è proprio una di queste. Riorganizzare un viaggio sulla Luna solo perché i cinesi hanno annunciato l’intenzione di farlo, ha poco senso.»

A cosa servirebbe sbarcare su Marte?
«Può portare vantaggi in ogni settore, certamente più grandi di quelli che porterebbe un viaggio sulla Luna.»

Investire in ricerca spaziale significa solo investire in un sogno?
«No, affatto. La ricerca spaziale è uno dei vettori più potenti per lo sviluppo. Ricordiamo sempre che ogni euro speso in ricerca spaziale, ne riporta tre al sistema economico».

Allora possiamo iniziare a credere in Marte. Lo vedremo davvero questo sbarco o è un evento riservato alle generazioni future?
«Basta volere cominciare con convinzione, e in vent’anni saremmo pronti. Come amo dire, l’uomo che sbarcherà su Marte potrebbe essere già nato».

La Luna, nel 1969, portò una ventata di ottimismo alla società. Forse Marte può essere la vera cura alla nostra crisi?
«In questo momento di drammatica involuzione culturale e contrazione dei fondi dedicati all’Università e alla Ricerca, qualunque idea in grado di accendere l’attenzione sulla scienza, è auspicabile e ben gradita».

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