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Barbieri: “Ma Marino è scivolato sullo stato di diritto”

Giovanni Barbieri, già segretario Cgil e oggi alla guida della Fondazione Gritti Minetti, replica a Claudio Arici che ha illustrato il perché del proprio appoggio a Ignazio Marino nella corsa alla segreteria del Partito democratico.

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Egregio direttore
Il mio molto caro e stimato amico, Claudio Arici, nell’ intervento sul suo quotidiano, evidenzia la sua scelta inerente la candidatura di Ignazio Marino a segretario del Partito Democratico.
Credo sia, la sua, scelta ragionata e legittima, Quello che non mi convince sono le motivazioni che mette alla base della sua decisione. Gli altri candidati, e l’area vasta dei vari politici che li sostengono, sarebbero persone con la vocazione principalmente orientata alla ricerca del posto fisso. Caratteristica questa, lascia intendere Claudio, tutta e solo italiana.
Sarà che non riesco a smettere l’abito del sindacalista sarà che mi pare, quella del rifiuto della precarietà perenne, una aspirazione di tutte le genti di tutto il mondo e non solo per quanto riguarda il lavoro (come spiegare altrimenti, ad esempio, la ricerca e i progressi della scienza, anche quella medica, spinti avanti proprio dall’esigenza di controllare e di governare l’imprevisto "prevedendolo e facendo prevenzione"?).
Il problema non è, almeno quello principale, determinato da coloro i quali vogliono dare stabilità al loro impegno politico (anche se, certo, una legge elettorale che riassegni al cittadino elettore, attraverso la preferenza, il potere di decidere chi lo deve rappresentare nei due rami del parlamento è cosa di non poca importanza) ma dalla loro capacità di svolgere un ruolo con impegno ed onestà oltre che con alte capacità professionali.
Se dovessi scegliere chi buttare dalla torre; tra il politico di lungo corso che sa quel che fa e ne risponde alla gente e il libero professionista, temporaneamente prestato alla politica, magari perchè il leader del partito lo ha voluto parlamentare perchè gli torna utile per le sue vicende personali, medico o avvocato che sia (nessun riferimento all’on. Ghedini), non avrei dubbi, sarebbero i secondi a doversi munire di paracadute.
Detto questo vorrei anche dire che, anch’io, sino a metà della scorsa settimana ero orientato su Ignazio Marino, persona che stimo moltissimo per quanto fatto e per quanto detto e proposto sui temi ad alta sensibilità etica e sulla laicità dello stato.
Quel che però il candidato Marino ha affermato a proposito del caso del presunto stupratore seriale nonchè portavoce di un circolo PD romano e sulla moralità più in generale, mi ha molto raffreddato.
Non che non esistano problemi di natura etica anche dentro il nostro partito (ma qui e a tale proposito sono le regole interne a dover essere cambiate rafforzando al contempo, gli organismi preposti al loro ripetto) ma il sostituirsi ai giudici nel giudizio, come purtroppo di moda nel nostro paese, anche per colpa di alcuni di loro, da tangentopoli in poi, è fatto che mette in forse la statura di leader di Marino. Ero e rimango convinto che, un partito che ha a cuore la laicità dello stato non possa dimenticare che la sua costruzione o il suo rafforzamento sono tanto più possibili se vi è la declinazione, nei fatti, dello stato di diritto.
In altre parole in uno stato di diritto, nessuno è colpevole sino a che non è giudicato tale da un tribunale.
Questa la regola ferrea di uno stato di diritto. Se questo viene meno te lo saluto lo stato laico con quanto ne consegue sulle libertà individuali e sulla stessa democrazia.
Questo un candidato leader del PD dovrebbe saperlo bene. Dovrebbe essere scritto nel suo stesso dna.
Scrivo questo fermo restando il mio auspicio che il chiaro e vigoroso confronto fra opzioni diverse, il cui merito và riconosciuto a tutti e tre i candidati alla segreteria (finalmente un dibattito vero che supera l’unanimismo di facciata rimescolando uomini e provenienze) non trasformi aree di libero pensiero in correnti organizzate. Sarebbe, se si verificasse, una vera iattura per il Pd e per le speranze di cambiamento che lo hanno accompagnato nel momento della sua nascita.
Grazie per la ospitalità
Giovanni Barbieri

 

 

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Commenti

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  1. Scritto da Giovanni Gambaro

    E’ stata una uscita infelice… d’accordo. Ma nei tempi più che nella sostanza. Quello che proponiamo non è il ‘rinnovamento’ nuovista e di facciata, ma l’indispensabile ricambio di una classe dirigente che negli ultimi hanno non ha brillano (almeno quanto a risultati) ne’ all’opposizione ne’ al governo. Solo cosi si potra’ costruire l’alternativa culturale e democratica di cui l’Italia ha bisogno. Anche a Bergamo ci siamo: bergamopermarino.ilcannocchiale.it

  2. Scritto da simone

    DI NUOVO SOLO LE SEDIE. LE PERSONE DALLA CULLA ALLA TOMBA,DELLA SINISTRA, SONO LE STESSE!

  3. Scritto da Claudio Arici

    Caro Giovanni, so che hai afferrato il tono ironico dell’articolo ma, altrettanto bene, il contenuto: un rinnovamento che non sia solo di facciata ma di sostanza per lasciarci alle spalle le divisioni, che ben conosciamo, tra i troppi leader che abbiamo accumulato nel tempo e che rischiano di mantenere paralizzata l’evoluzione di questo partito anche dopo il congresso.
    Non stigmatizzarei troppo l’uscita di Marino: pone un problema serio, forse nel contesto sbagliato, ma serio.