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“Magia” della Regione e le acque sporche del lago diventano pulite

La nuova legge sulla balneabilità è ancora incompleta. La Lombardia anticipa i tempi e la applica. Legambiente: "Basta con i trucchi, si investa in fognature e depuratori. Solo così si pulisce il lago"

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Acque pulite, bagno sicuro: Si, ma solo sulla carta, tutto grazie a una “magia” della Regione Lombardia che indica la balneabilità nel lago Maggiore sicura in molti punti. Ma sarà proprio così?
L’interrogativo è stato sollevato da Legambiente a conclusione della campagna "Goletta del laghi" per il monitoraggio e l’informazione sullo stato di salute dei bacini lacustri, che ha preso il via anche grazie al contributo di Coou, il consorzio che in Italia ha l’importante compito di recuperare gli oli usati. Secondo le analisi effettuate dal laboratorio mobile dell’associazione ambientalista, infatti, sarebbero diversi i punti fortemente inquinati: almeno due sulla sponda lombarda del lago Maggiore e due sul Ceresio. Così come un altro sul lago di Varese e altri due sul Verbano.

Perché allora le conclusioni della Regione sono invece completamente diverse?
Per una spiegazione esaustiva bisognerebbe scendere in particolari tecnici molto articolati e difficili ma i responsabili di Legambiente semplificano in questo modo: In Italia la determinazione delle zone balneabili è sempre stata disciplinata da una legge del 1982. Una legge che ha finora garantito un buon livello di sicurezza delle acque lacustri. Nel 2006 però l’Unione Europea ha approvato una direttiva che ha rivoluzionato la disciplina per la regolamentazione della balneabilità. Il nodo cruciale della faccenda è stato però il recepimento di questa normativa in Italia che è avvenuto nel 2008. La direttiva è stata, infatti, recepita solo per metà dal Governo, questo significa che si tratta di una normativa “monca”, incompleta. Mancante di parametri precisi per stabilire se in un lago è possibile o meno fare il bagno.
Per questa ragione tutte le regioni italiane hanno continuato ad applicare anche per l’estate 2009 la legge del 1982, in attesa di trovare un accordo e stabilire i parametri che a questo punto verranno adottati in futuro. La Regione Lombardia però ha scelto di fare in un altro modo: ha deciso di anticipare i tempi applicando la nuova normativa con parametri che più o meno rispecchiano quelli in discussione in questo momento tra le diverse regioni. Il risultato è che in posti dove ieri non ci si poteva nemmeno avvicinare oggi è possibile fare il bagno, senza che alcunché sia cambiato nella composizione delle acque. «Se si considera per esempio il sito di Monvalle dove abbiamo effettuato i nostri prelievi – denunciano da Legambiente – il risultato è impressionante: secondo la vecchia legge e i risultati da noi riscontrati quel tratto è fortemente inquinato, secondo la nuova legge invece risulta “magicamente” pulito».

Il caso del lago Maggiore poi è emblematico. «il suo bacino – spiega Katia Le Donne, portavoce di Goletta dei Laghi di Legambiente – si divide in due Regioni che applicano normative diverse. In Piemonte è vietato fare il bagno, in Lombardia invece tuffi a volontà. Non possiamo che ironicamente consigliare ai piemontesi di andare fare il bagno sulla sponda lombarda dove risulta tutto pulito».
Dal monitoraggio effettuato da Legambiente emerge una situazione preoccupante. Il punto più sporco sul Maggiore si trova a Brebbia: fortemente inquinato è risultato il campioni prelevato presso la foce del torrente Bardello che si tuffa nel Verbano. Lo stesso risultato è stato registrato anche per la foce del torrente Monvallina nel comune di Monvalle. I due punti fortemente inquinati sul lago di Lugano invece si trovano nel comune di Lavena Ponte Tresa in prossimità degli scarichi presenti sul lungolago in via Ungheria. Inoltre a risultare inquinati sul Maggiore sarebbero: a Maccagno, la foce del torrente Giona e a Laveno, la spiaggia di Cerro. E’ risultato inquinato anche il campione prelevato sul lago di Varese  presso il lido della Schiranna.

«Quello della Regione è un trucco bello e buono in barba alla buona fede dei cittadini che credono di fare il bagno in acque pulite che rischia anche di fare abbassare la guardia sugli interventi di risanamento dei laghi lombardi – commenta Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia -. Come risulta evidente dai nostri monitoraggi, gli scarichi fognari incontrollati sono ancora numerosi, mettendo a repentaglio la salute dei bagnanti. Ci aspettiamo dagli amministratori locali un forte segnale di responsabilità verso la loro “gente” perché si attivino quegli investimenti necessari a limitare i danni al territorio. Esigiamo risposte chiare da parte della Regione e dell’Aato sul completamento delle infrastrutture di fognatura e trattamento delle acque reflue senza le quali non si potrà intervenire sull’inquinamento delle acque lacustri. Cari Amministratori, vi teniamo d’occhio».

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