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Arici: sar?? pazzo ma scelgo Ignazio Marino

Il primario del pronto soccorso, di area Pd, interviene nel dibattito sulla segreteria del partito sperando in un futuro in cui la ricerca del posto fisso non sia la priorit?? dei politici di casa nostra.

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Anche il solo pensare al rinnovamento della politica, in questo paese, è illusorio. Nel genoma degli italiani c’è la ricerca del posto fisso. Sono italiani anche i politici ed è quindi ovvio che, superato il periodo di precariato delle prime due legislature, dalla terza in avanti diventa automatico il passaggio a tempo indeterminato. Il posto fisso.
Una volta che lo si è conquistato, il posto fisso, si passa alla seconda fase, quella che prevede la progressione di carriera. Dalla quarta legislatura in avanti scatta la sindrome del pubblico impiego.
Al minimo si deve mirare a costituire una corrente e diventare poi il leader della stessa. Quando poi uno diventa leader è evidente che deve rimanerlo. Nello stesso tempo ci sono dietro quelli che incalzano e che rivendicano lo stesso diritto contrattuale di arrivare ad una qualche forma di leadership. Gli spetta di diritto e l’avranno. Per il mentenimento del diritto al posto fisso bastano anche le leadership solitarie: non hai dietro nessuno ma rimani comunque un opinion leader.
La ricandidatura è garantita comunque.
Il vero problema è che anche gli elettori hanno ormai interiorizzato questo sistema. Molti di loro non riescono neppure ad immaginarsi un partito senza “quelli del posto fisso”. Glielo riconoscono quel diritto, non verrebbe mai in mente di contestarglielo. L’elettore italiano non è riuscito a tollerare l’ingiustizia di non candidare De Mita e Mastella (costretto quest’ultimo ad accettare un posto così “malpagato” come il parlamento europeo), figuriamoci se può pensare di non ricandidare D’Alema o Marini. Chissà cosa perderebbe il paese senza il loro contributo. Mica siamo fessi.
Negli altri paesi del mondo gli elettori sono molto più imbecilli. Avevano gente che, nel periodo di attività politica, hanno inciso profondamente sugli equilibri del pianeta. Ora sono dispersi: chi a far conferenze, chi a insegnare, chi a fare consulenze e quant’altro.
Spariti dalla politica. Quelli che li hanno sostituiti nel ruolo politico, i nuovi leader, magari li sentono, chiedono qualche consiglio, qualche volta gli affidano qualche incarico, ma non si fanno guidare da loro. E gli elettori di quei paesi tollerano queste ingiustizie. Proprio dei pazzi.
Deve essere pazzo anche Ignazio Marino a pensare che gli elettori del PD scelgano lui andando contro le leggi della biologia: anche nel loro genoma c’è il posto fisso da riconoscere, quello del partito solidamente retto da chi già lo regge da almeno quattro legislature.
Sarò pazzo anch’io se dico che apprezzo comunque il suo sforzo? 

                                                           Claudio Arici

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Commenti

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  1. Scritto da Giovanni Gambaro

    @Formica: su questo siamo tutti d’accordo. ma non capisco in cosa ciò escluderebbe una proposta di ricambio serio. Che credibilità ha una classe dirigente che negli ultimi venti anni ha gestito il centro-sinistra (chiamialolo cosi) in maniera pessima? Cosa ci fa sperare al di la dei discorsi e dei programmi, che potrebbero far meglio? Serve una politica fatta in maniera diversa, coraggiosa, chiara, nettta. Io sto con Marino: bergamopermarino.ilcannocchiale.it.

  2. Scritto da formica

    Pazzi no, illusi si! Se si vuole un partito che possa incidere nella realtà del nostro territorio questo deve essree radicato, rappresentare ed interpretare molti interessi, promuovere un adeguato cambio generazionale (non il nuovo é per forza bello e il vecchio per forza brutto). Un partito deve poi ascoltare, ascoltare, ascoltare ma necessariamente fare sintesi ednon essere assemblearistico.

  3. Scritto da Dontella Pasinelli

    I pazzi come Arici sono molti!!!
    Anch’io e molte altre persone stiamo scegliendo MARINO.
    Vogliamo esprimere il nostro dissenso verso ciò che è stato da tempo preconfezionato e dare maggior credibilità al PD,
    Il cambiamento si deve attuare davvero, non solo a parole…
    Donatella